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recensione di Mirko Salvini
8.0/10

Un anno dopo "Hereditary", possiamo affermare abbastanza tranquillamente che del regista Ari Aster sentiremo ancora parlare a lungo. Nato a New York nel 1986, questo sceneggiatore e romanziere, che si è fatto le ossa realizzando diversi cortometraggi, conferma con la sua opera seconda "Midsommar" (in Italia uscito con l'aggiunta nel titolo de “Il villaggio dei dannati”, ma il film non ha niente a che vedere col romanzo di John Wyndham e con le sue trasposizioni cinematografiche) le buone impressioni suscitate dalla sua opera prima. Le esigenze di marketing o comunque la necessità di incasellare i film in generi riconosciuti porta a considerare le opere di Aster come degli horror, ma, per quanto in effetti non manchino situazioni forti, sembra chiaro che al regista non interessi seguire la strada dello scary movie (e se in "Hereditary" c'erano comunque alcuni momenti da salto sulla sedia, in “Midsommar” si lavora decisamente su altro). Quindi chi si aspetta un film dell'orrore tradizionale può uscire dalla visione o insoddisfatto o perplesso, ma se si cerca di comprendere cosa Aster abbia voluto raccontare, allora "Midsommar" può rivelarsi un'opera stimolante e sorprendente. 

Come in "Hereditary", al centro c'è una figura femminile e l'elaborazione di un dolore. La protagonista, Dani (interpretata dalla "Lady Macbeth" Florence Pugh, davvero bravissima nel modulare i momenti di crisi che caratterizzano il personaggio), ha perso improvvisamente e tragicamente la famiglia. La sorella ha infatti commesso un omicidio-suicidio, togliendo la vita a sé stessa e ai genitori. Dani è rimasta orfana ed è afflitta dai sensi di colpa. L'unico punto di riferimento rimastole è il fidanzato Christian (l'attore irlandese emergente Jack Reynor), studente universitario apparentemente carino ma in realtà piuttosto scostante (probabilmente avrebbe già rotto con la ragazza se non fosse successa la tragedia). Christian fra l'altro ha in progetto di andare coi suoi compagni di studi Josh, Mark e Pelle (interpretati rispettivamente da William Jackson Harper, Will Poulter e Vilhem Blomgren) in Svezia, per fare una ricerca antropologica sui riti di mezza estate (da cui il titolo). Pelle, infatti, viene da una comune e nel suo villaggio natio stanno per iniziare i festeggiamenti dedicati alla più calda delle stagioni. Dani, prevedibilmente ancora molto provata, viene invitata per inerzia a unirsi al gruppo, anche se in effetti solo Pelle sembra contento di questa decisione.
Arrivati a destinazione, i ragazzi vengono accolti da una comunità molto ospitale e amichevole, ma una discreta tradizione cinematografica che ha in "The Wicker Man" di Robin Hardy il suo titolo fondamentale ci ha insegnato a diffidare di personaggi che predicano una vita bucolica, in connessione con la natura che si rivela sempre solo apparentemente pacifica. Infatti anche se sballati per via dell'assunzione di allucinogeni vari, i nostri ricercatori cominciano ad assistere a eventi e comportamenti decisamente insoliti, a scene francamente raccapriccianti e naturalmente all'immancabile misteriosa sparizione di vari personaggi che erano venuti a godersi quella che sembrava essere una piacevole e insolita esperienza.

"Midsommar" risplende nei colori di Pawel Pogorzelski e si avvale degli ottimi contributi di professionisti non ancora conosciutissimi, come lo scenografo Henrik Svensson e la costumista Andrea Flesch (fantastico l'abito floreale ispirato ai lavori di Moschino). Derubricare questo film come un pur riuscito esempio di sottogenere potrebbe essere riduttivo e per quanto non manchi un crescendo di violenza che coinvolge gli ignari visitatori, è fondamentale non dimenticare che al centro della storia restano sempre Dani e i suoi sforzi per affrontare e superare i propri dolori. La dimensione psichedelica in cui Aster cala i personaggi (tutti nell'estate della loro vita, almeno seguendo le tradizioni della comunità che li ospita) può in effetti rimarcare l'idea che il senso del film possa non essere cercato nel suo livello più evidente (come del resto il cinema di genere insegna) e che la "vacanza" al centro della storia vada considerata come un simbolico viaggio di rinascita e guarigione della protagonista dove si mettono in scena anche i non sense dell’inconscio. La neoregina Dani riesce finalmente, attraversando il dolore della perdita, a ritrovare in maniera catartica la via di casa, superando le resistenze più profonde, liberandosi dei pesanti e vischiosi fardelli del passato. In questo contesto la parte dedicata all'elezione della regina di maggio chiosa perfettamente il percorso di rinascita che Dani attraversa. Forse un'interpretazione psicanalitica può sembrare forzata, ma molti elementi presenti in "Midsommar" hanno chiaramente una valenza simbolica e ricordiamo che Aster ha menzionato Ingmar Bergman fra gli autori che maggiormente hanno ispirato il suo film.


26/07/2019

Cast e credits

cast:
Florence Pugh, Jack Reynor, Will Poulter, Vilhelm Blomgren, William Jackson Harper, Ellora Torchia, Archie Madekwe, Björn Andrésen, Anna Åström, Gunnel Fred


regia:
Ari Aster


titolo originale:
Midsommar


distribuzione:
Eagle Pictures


durata:
147'


produzione:
Square Peg


sceneggiatura:
Ari Aster


fotografia:
Pawel Pogorzelski


scenografie:
Henrik Svensson


montaggio:
Lucian Johnston


costumi:
Andrea Flesch


musiche:
The Haxan Cloak


Trama
Un gruppo di amici americani arriva in Svezia per assistere ai festeggiamenti per l'estate che si tengono in una comunità rurale. Quella che doveva essere una piacevole esperienza cambierà completamente aspetto quando cominceranno ad essere praticati violenti culti pagani
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