CAST & CREDITS

cast:
Stephanie Leonidas, Jason Barry, Rob Brydon, Gina McKee

regia:
Dave McKean

distribuzione:
Sony Pictures Home Entertainment

durata:
101'

produzione:
Destination Pictures, Jim Henson Productions, Samuel Goldwyn

sceneggiatura:
Neil Gaiman, Dave McKean

fotografia:
Tony Shearn

scenografie:
Dave McKean

montaggio:
Nicholas Gaster

costumi:
Robert Lever

musiche:
Iain Bellamy

MirrorMask | Recensione | Ondacinema

MirrorMask

di Dave McKean

fantastico, Gran Bretagna/Usa (2005)

di Paolo D'Alessandro

Voto: 7.0

Chissà in che modo i seguaci di Buñuel e Dalì accolsero l'uscita di "Un chien andalou", in quei lontani anni 20 in cui l'entusiasmo geek doveva ancora nascere. Di certo, l'annuncio di "MirrorMask" ha acceso una luce negli occhi di molti: finalmente, sul grande schermo un nuovo figlio dell'immaginazione di Neil Gaiman - Dave McKean (rispettivamente sceneggiatore e regista), dopo decenni di fantasticherie dalla macchina da scrivere per il primo (la lunga serie "Sandman" per la DC Comics), e dalla carta e china dall'altro (le illustrazioni per "Coraline", "The Wolves in the Walls" e centinaia di altri volumi in duo con Gaiman, e non finisce certo qui). Esaudite le preghiere, ci si spiega innanzi un Brave New World onirico che sembra unire le immaginazioni dei due autori inglesi senza alcuna soluzione di continuità.

Helena è un'adolescente che, come tutte, sogna di fuggire: è cresciuta nel circo sognato e fondato dal padre, ma vorrebbe scappare, vivere il "mondo reale". Dopo un pesante litigio con la madre Joanne in cui arriva ad augurarel di morire, la ragazza assiste al malore della madre e cade nel più profondo senso di colpa. Di lì a poco, Helena si ritrova improvvisamente in un mondo fantastico , affiancata dai personaggi che ha creato nella sua fervida immaginazione: l'unico modo per tornare a casa e cacciare l'Anti-Helena che l'ha sostituita nel mondo reale è recuperare la leggendaria MirrorMask, restituendo così l'equilibrio a questo universo e a se stessa.

In questa reverie surrealista, McKean sonda inconscio e fantasia armato solo della sua tavolozza. Sì, perché se il successo e la produzione eclettica di Neil Gaiman lo stanno consacrando come nuovo erede della tradizione fantastica british (da Shakespeare a Dickens, passando per Tolkien e il Doctor Who), anche McKean sta godendo di una fama minore ma senz'altro meritata, grazie a un immaginario che pesca dal simbolismo decadentista (Redon) e gotico, ma non risparmia sniffate all'illustrazione per ragazzi, il tutto tritato secondo i dettami di Breton e Dalì. Il risultato (di cui "Mirrormask" è solo un tassello, attenzione) è un "nuovo" fantastico che si separa dalla tradizione culturale, riplasmata con tratti simpaticamente spaventevoli o, se preferite, genuinamente infantili.

E il pilastro del film è proprio la difficile linea d'ombra tra infanzia e maturità: il canovaccio è sì familiare (e qui Campbell, il cognome della protagonista, non sembra casuale), ma quella che viene messa in scena è una psicoterapia in piena regola, una quest in cui il mostro da sconfiggere è il conflitto psicologico stesso. "Non la sapresti affrontare, la realtà" ("You couldn't face real"), dice Joanne alla figlia: e infatti Helena si cala fino in fondo in un mondo tutto suo, dove tutto è proiezione - i suoi disegni diventano edifici, le anime che convivono in lei diventano personaggi e ostacoli. La MirrorMask, la maschera-specchio, non è solo il MacGuffin che giustifica tutta la quest, ma è lo stesso sintomo/simbolo di un equilibrio che dev'essere restituito (e infatti nessun villain muore, semmai viene riportato al suo ruolo) per poter accedere alla fase successiva della vita: quella della realtà, del rapporto con gli altri, anche in termini sessuali.

Gatti, bibliotecari, ragnatele, occhi spenti, determinatissime protagoniste femminili però non bastano a rendere "Mirrormask" completamente convincente: la formula alla Jim Henson (il progetto è nato come filiazione dei cult-movies "Labyrinth" e "Dark Crystal") costringe McKean-Gaiman a dare al film una forma troppo schematica. Inoltre, la pellicola soffre di tutte le lacune di uno straight-to-DVD, specie in termini di recitazione e CGI. Nonostante le limitazioni, "Mirrormask" rimane un esperimento importante e un passo di rilievo nell'opera di questi due grandi artisti inglesi. Meglio però far proseguire questo matrimonio in una bidimensionalità più distesa, dove Neil e Dave sono capaci di sospensioni, rifrazioni e inquietudini più dettagliate.