CAST & CREDITS

cast:
Jessica Chastain, Gugu Mbatha-Raw, Mark Strong, John Lithgow, Alison Pill, Michael Stuhlbarg

regia:
John Madden

distribuzione:
Leone Film Group

durata:
132'

produzione:
Transfilm, Archery Pictures, Canal+, FilmNation Entertainment, Ciné+, France 2 Cinéma

sceneggiatura:
Jonathan Perera

fotografia:
Sebastian Blenkov

montaggio:
Alexander Berner

Miss Sloane - Giochi di potere | Recensione | Ondacinema

Miss Sloane - Giochi di potere

di John Madden

drammatico, thriller, Usa/Francia (2016)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 5.0

Elizabeth Madeline Sloane è una donna lucida, asciutta e risoluta, ai limiti della spietatezza, tanto da tagliare corto persino sul nome: Liz. Dopo anni di sotterfugi, intrighi, complotti e negoziazioni al servizio delle più potenti lobby di Washington D.C., è riuscita a sviluppare un infallibile istinto professionale e una rischiosissima dipendenza da farmaci che le permettono di non dormire - mai, sembrerebbe - e implementare la propria produttività. Nonostante una sprezzante amoralità rivendicata con fierezza a ogni piè sospinto, per una volta la protagonista decide di mettere tanta disumana operosità al servizio di una nobile causa: raccogliere i voti necessari a far approvare una delicatissima delibera sulla regolamentazione della vendita delle armi negli Stati Uniti. I mezzi per raggiungere l'arduo risultato, tuttavia, non saranno altrettanto nobili e l'imperturbabile Miss Sloane pagherà in prima persona, e a caro prezzo, la propria caparbia determinazione.

Prendendo spunto da un tema assai caldo dell'agenda politica americana, John Madden dirige un corporate thriller di robusta fattura, epigone di quel folto filone cinematografico, in forte ascesa nell'ultimo decennio, da "Michael Clayton" a "La grande scommessa", che si propone di investigare e di denunciare le storture e le perversioni di un sistema corrotto, spregiudicato e putrescente. "Miss Sloane", tuttavia, rivela presto la sua natura di imponente ed enfatico veicolo divistico per la sua protagonista, Jessica Chastain. La sceneggiatura a firma dell'esordiente Jonathan Perera, infatti, sembra più interessata a confezionare emozionanti scene madri e intensi monologhi ad uso e consumo della brillante interprete, piuttosto che a tenere serrate le fila di una narrazione dall'andamento blando e altalenante, avvincente solo a tratti e non sempre puntuale e tagliente quanto vorrebbe (e dovrebbe) essere.

Attrice matura e cangiante, capace di passare con disinvoltura e sorprendente credibilità dal cinema autoriale ai roboanti blockbuster disneyani, Chastain non si sottrae all'ingrato compito che è chiamata ad assolvere, producendosi indefessa, sguardo guizzante e labbro tremulo all'occorrenza, in un tour de force recitativo forse non raffinatissimo, ma di indubbio impatto emotivo. Con la parlantina sciolta, il portamento sicuro e un look vagamente anni 80 da "Atomica bionda", la sua Liz Sloane giganteggia su una fitta compagine di personaggi ridotti a comparse bidimensionali da uno script eccessivamente manicheo e digiuno di finezze. Purtroppo, però, complici un coup de théâtre da sceneggiato televisivo e una indigeribile virata retorica finale, Perera smentisce ogni elemento di ambiguità che avevano contribuito a rendere così inquietantemente affascinante questa novella Lady Macbeth dal fascino altero e dai modi ferini. Infatti, con l'approssimarsi dell'epilogo, Liz è mestamente ricondotta a una dimensione domestica assai più convenzionale e rassicurante, forzata a rincorrere il sogno (malcelato) di una "vita normale" e di un contatto umano - pardon, romantico.

Poco o nulla viene aggiunto dalla prova dietro la macchina da presa. Autore di un cinema medio(cre) e garbatamente stantio, John Madden conduce la barca in porto con solido mestiere e nessun estro creativo, limitandosi ad assecondare il materiale narrativo che si trova tra le mani: concede intensi primi piani a Jessica Chastain, compone inquadrature di sobria eleganza e satura il film di specchi, vetri, finestre, superfici trasparenti o riflettenti, a sottolineare il contrasto con i torbidi intrecci che deve dipanare la protagonista - unica "idea" (virgolette d'obbligo) registica.
"Miss Sloane" rimane dunque un film insignificante, inutilmente compassato e fastidiosamente compiaciuto della propria straripante verbosità, che pone risposte banali a un interrogativo quanto mai intrigante e complesso: il fine giustifica i mezzi?
In conclusione, una nota di colore: già oggetto di una campagna giornalistica dai toni veementi, particolarmente in Italia, l'olio di palma viene ora eletto a cattivo ultimo del film, addirittura più subdolamente pericoloso della NRA e della lobby delle armi. Tant'è.