CAST & CREDITS

cast:
Omar Sy, James Thierrée, Clotilde Hesme, Frédéric Pierrot, Noemie Lvovsky, Alice de Lencquesaing, Alex Descas, Olivier Rabourdin, Olivier Gourmet

regia:
Roschdy Zem

distribuzione:
Videa

durata:
110'

produzione:
Gaumont

sceneggiatura:
Cyril Gely, Olivier Gorce, Gérard Noiriel, Roschdy Zem

fotografia:
Thomas Letellier

scenografie:
Jérémy Duchier

montaggio:
Monica Coleman

costumi:
Pascaline Chavanne

musiche:
Gabriel Yared

Mister Chocolat | Recensione | Ondacinema

Mister Chocolat

di Roschdy Zem

drammatico, Francia (2016)

di Mirko Salvini

Voto: 6.5
Per molto tempo il nome di Rafael Padilla non ha significato alcunché. Eppure nella Parigi della Belle Epoque era una celebrità; col nome d'arte di Chocolat si esibì con grande successo come clown al Nouveau Cirque e alle Folies Bergère, diventando non solo il primo artista ma anche la prima star di colore che la Francia abbia mai avuto. Chocolat e l'altrettanto noto George Footit diedero vita ad un numero in cui per la prima volta il clown bianco e l'augusto (rispettivamente la figura apparentemente seriosa e quella più apertamente comica) si esibivano insieme in una serie di gag esilaranti da tutto esaurito. Divennero talmente famosi che addirittura i fratelli Lumiere arrivarono a riprendere uno dei loro sketch. Sicuramente il fatto che si trattasse di un duo formato da un bianco e da un nero fu una delle ragioni di tanto successo. Successo però non duraturo, visto che le successive carriere da solisti dei due non ebbero altrettanta fortuna, nonostante le ambizioni da parte di entrambi di tentare la strada del teatro impegnato. Chocolat morirà nel 1917 non ancora cinquantenne, sostanzialmente dimenticato. Solo in tempi più recenti la sua figura di artista pioniere ha ricominciato ad attirare attenzioni e adesso che è arrivato anchequesto film biografico, uscito il mese scorso nei cinema francesi, probabilmente sarà difficile che ricada di nuovo nell'oblio.

Roschid Zem, attore caro a Mihaileanu, Beauvois e Bouchareb (vincitore di un premio a Cannes, sebbene collettivo per "Indigènes" nel 2006), realizza al suo quarto film da regista un lavoro che celebra la figura di Padilla/Chocolat come artista rivoluzionario per i suoi tempi, suggerendolo quasi un antesignano di figure del mondo dello spettacolo come Josephine Baker, Sidney Poitier o Lena Horne, per quanto almeno nella pellicola lo stesso protagonista fatichi a rendersi conto di quanto la sua figura sia significativa. Inoltre Zem attribuisce il declino perentorio della carriera del clown al razzismo della società francese, evidentemente non ancora in grado di accettare il successo così straordinario di un ex schiavo cubano.
Sono stati fatti accostamenti fra "Mister Chocolat" e "Venere Nera", il film che nel 2010 Kechiche dedicò alla più sfortunata figura di Sarah Baartman, giovane donna africana costretta ad esibirsi come freak in spettacoli che oggi sarebbero definiti come minimo politicamente scorretti; con la differenza che, se è vero che all'inizio della pellicola vediamo Padilla esibirsi come finto cannibale e per quanto il successo arrivi solo dopo l'incontro con Footit, che svolge quindi il ruolo di ombroso pigmalione, nessuno metterà mai veramente in dubbio le qualità artistiche del protagonista, talento che sfortunatamente non gli risparmierà invidie e prepotenze.
Come molte biopic "Mister Chocolat" descrive il personaggio principale bigger than life, non privo di contraddizioni, per il quale comunque non è difficile provare simpatia. Dedito al gioco d'azzardo e pieno di debiti, ma anche disposto ad esibirsi per i bambini malati in ospedale, ponendo i presupposti della oggi nota "terapia della risata"; donnaiolo impenitente ma poi marito devoto dell'infermiera vedova Marie Giuliani. Soprattutto, artista di colore che si esibisce subendo sulla scena vessazioni da un bianco suscitando in questo modo l'ilarità del pubblico e al tempo stesso l'imbarazzo di una società coloniale che evidentemente, alla faccia della Rivoluzione del secolo precedente, sembrava avere dimenticato il significato del termine uguaglianza.

Se i film biografici sono soliti raccontare la vita di persone straordinarie, spesso e volentieri il linguaggio che scelgono è piuttosto convenzionale e "Mister Chocolat" non fa eccezione. Non che questo sia sempre un difetto imperdonabile (il fortunato "La vie en rose" di Olivier Dahan ad esempio optava per una struttura che alternava flashback e flashforward, senza che questo lo rendesse necessariamente un film migliore), come del resto non è insolito notare sceneggiatori che lavorano di fantasia rispetto alla realtà (Footit, non Chocolat, affrontò Shakespeare sulle scene); semmai il problema in questo caso è che nonostante le quasi due ore di film si lascia la sala con l'idea che alcuni momenti interessanti della vita del protagonista siano stati trascurati. Concentrarsi infatti sul sodalizio Footit-Chocolat fa sì che la giovinezza nei campi di schiavitù sia condensata in brevi digressioni così come alle disavventure di Padilla appena arrivato in Europa si fa giusto un accenno (sebbene vari problemi sono originati dal fatto che l'uomo è sprovvisto di documenti); anche il declino dell'artista è praticamente omesso, visto che dopo una prima teatrale ingiustamente fischiata ritroviamo il protagonista a vivere con la moglie in un circo di provincia e condannato dalla tubercolosi.
La produzione si è comunque data da fare per assicurare una ricostruzione d'epoca di qualità e il cast è composto da nomi di tutto rispetto tra i quali Frédéric Pierrot, Noémie Lvovsky, Clotilde Hesme, Olivier Gourmet, Olivier Rabourdin, Alex Descas e Alice de Lencquesaing. Però essendo il film incentrato sul duo comico, a spiccare sono naturalmente James Thierrée/Footit e Omar Sy/Chocolat. Il primo, allievo di Strehler, nonchè figlio di due noti artisti circensi come Jean-Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin (quindi anche nipote di Charles Chaplin e bisnipote di Eugene O'Neil) è un Footit sfuggente e cupo che ha qualcosa, non a caso, del Calvero di «Luci della ribalta» (una scena ci suggerisce che i suoi tormenti possano essere dovuti al non accettare la sua omosessualità, ma va detto che il film non approfondisce questo aspetto omettendo il fatto che l'artista fosse padre di famiglia). Il secondo, noto al grande pubblico per la sua interpretazione in «Quasi amici», regala a Padilla/Chocolat la sua fisicità e la sua contagiosa comunicativa, rendendo molto credibile il successo del personaggio allo spettatore. E' ancora presto per poter dire se questo ruolo gli porterà un secondo César ma di certo è più corposo di quelli che finora gli sono stati offerti nelle sue partecipazioni a progetti internazionali.