Mom, I Befriended Ghosts | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Rudi Capra
6.0/10

mom i befriended ghosts

Nella società accelerata, dove anche la locomotiva del cinema, Hollywood, monta inquadrature sempre più brevi a una frequenza sempre più serrata, il cinema russo prosegue in direzione ostinata e contraria, come a voler sfidare gli USA in un’edizione audiovisiva della guerra fredda. Freddissima nel caso di "Mom, I Befriended Ghosts", ambientato in una Siberia fosca e innevata.

Se è vero che l’ideazione risale al 2018, Voronov ha avuto buon gioco ad ambientare il suo racconto ai tempi di una misteriosa epidemia che uccide migliaia di persone. Nello scenario desolato di una periferia urbana, circondata da boschi gelidi popolati da cannibali, la giovane protagonista si prende cura della madre malata finché il richiamo della foresta la attira tra olmi e torrenti sorgivi, in cerca di un sorso d’acqua non contaminata. Una disperazione quieta che si nutre di colori spenti, indugiando nella taiga innevata con passo di fiaba. Pochi dialoghi, pochissima azione, mentre nelle statiche e pazienti panoramiche si dispiega il potere elementale di acqua e buio, falò e cemento. Un cinema grezzo, aspro, che invece di diluire forme e figure nel tempo del racconto, congela il tempo in una forma bruta, tangibile. Peccato che la paucità di mezzi si accompagni in corso d’opera a un’assenza di variazioni che alla lunga indebolisce l’alone di mistero della fotografia sottoesposta, la grazia spettrale del gelo siberiano. Molto più slow che cinema, si potrebbe aggiungere.

Vale comunque il ritratto cinico, e purtroppo ormai familiare, di un’umanità sparpagliata, confusa e imbarbarita dalla presenza di un virus letale, invisibile come un fantasma. E dove l'unico gesto umano diventa, nell'intreccio fiabesco che vede una giovane vagare tra i boschi, prendersi cura di un'orfana tra le stanze disabitate di palazzi diroccati. Chi siano però i fantasmi del titolo non è dato saperlo, se i cacciatori di corpi, i cannibali, i virus o altri invisibili ospiti di questo strano racconto di formazione ancora non del tutto formato. Più ancora delle immagini convince il sonoro, che imprime nell’immaginario una traccia durevole – lo scalpiccio dei passi sulla neve, lo sparo deflagrato in una gelida nebbia blu. Parlando di tracce, anche le armonie dissonanti di Daniil Avramenko contribuiscono all'evocazione di una colonna sonora penetrante, incisiva.

Fedele alla genealogia del filone lento, contemplativo del cinema russo, che trova in Tarkovskij un archetipo sacro e in Balagov un ultimo enfant prodige, Voronov firma un esordio audace e imperfetto, avvalendosi ancora una volta del fascino disperato di una Russia ignota, l’ultima frontiera.


28/11/2020

Cast e credits

cast:
Alla Mitrofanova, Sasha Nikiforova, Taya , Sergey Semenov


regia:
Sasha Voronov


durata:
71'


produzione:
Sasha Voronov, Vladimir Sorokin, Pavel Karykhalin


sceneggiatura:
Sasha Voronov


fotografia:
Eugenyi Rodin


montaggio:
Sasha Voronov


musiche:
Daniil Avramenko


Trama
Nello scenario desolato di una periferia urbana, circondata da boschi gelidi popolati da cannibali, la giovane protagonista si prende cura della madre malata finché il richiamo della foresta la attira tra olmi e torrenti sorgivi