CAST & CREDITS

cast:
Johnny Depp, Gwyneth Paltrow, Ewan McGregor, Paul Bettany, Jeff Goldblum, Olivia Munn, Jonny Pasvolsky, Michael Culkin

regia:
David Koepp

distribuzione:
Adler Entertainment

durata:
107'

produzione:
Mort Productions, Infinitum Nihil, Mad Chance Productions, OddLot Entertainment

sceneggiatura:
Eric Aronson

fotografia:
Florian Hoffmeister

scenografie:
James Merifield

montaggio:
Derek Ambrosi, Jill Savitt

costumi:
Ruth Meyers

musiche:
Mark Ronson, Geoff Zanelli

Mortdecai | Recensione | Ondacinema

Mortdecai

di David Koepp

commedia, azione, Usa (2014)

di Lorenzo Taddei

Voto: 4.0

Davvero un film da perdere, vittima di un copione che lascia indifferenti a ogni tentativo di intrattenere. Azione e commedia si avviluppano in un intreccio anonimo che ha scritto flop nel destino e non c'è gran cast che possa salvarlo dai gorghi della noia.
Mortdecai è il protagonista di una serie di romanzi dello scrittore inglese Kyril Bonfiglioli pubblicati nel Regno Unito tra il 1972 e il 1985 e da quest'anno, sull'onda del film, pubblicati anche in Italia dalla Piemme. Il modello comico a cui Bonfiglioli fa riferimento è P.G. Wodehouse e soprattutto la  "saga" di Jeeves, un maggiordomo di poche parole ma di sconfinata sagacia, che oppone il suo sarcasmo alla viziosa ottusità del padrone e dell'aristocrazia inglese in generale. Nel caso di Mortdecai, il nobile ottuso e vizioso è certamente lui. E i panni del maggiordomo - più che altro una guardia del corpo tuttofare - sono vestiti da Jock (Paul Bettany) sempre pronto a rimorchiare una donna come a togliere il padrone dai guai (spesso quasi contemporaneamente).

Il soggetto è buono e il personaggio di Mortdecai fatto su misura per Johnny Depp. I gusti e il linguaggio "fuori dal tempo", i tratti fumettistici ricordano molto il pirata Jack Sparrow: due antieroi degni di tale nome per via di un totale disgusto verso la più lieve forma di sacrificio: pieni di debiti ma accecati dalla ricchezza; imbroglioni, megalomani, audaci e lussuriosi soprattutto a parole. Entrambi in fondo stupidi eppur baciati dalla fortuna.

Chi meglio di Koepp (autore di sceneggiature come "La morte ti fa bella", "Carlito's Way", "Jurassic Park", per dirne alcune fra le più importanti) avrebbe potuto sviluppare il soggetto? E invece la scrittura viene affidata all'esordiente Eric Aronson e il soggetto rovinato. Koepp alla regia, va anche detto, non era noto per virtuosismi e continuerà a non esserlo.

Il risultato è un film noioso, che si compiace senza motivo, imbottito di azione vagamente sensata - la trama è ridicola - e dialoghi privi dell'umorismo minimo sindacale. Manca la sorpresa, lo "scarto" necessario a prendere in contropiede lo spettatore. Persino la ripetizione, che è un'arma comica ad alto potenziale, viene sprecata nel peggiore dei modi. Il "baffo" - mattatore del battage pubblicitario ma non solo, forse anche il vero protagonista del film - è una buffa idea dalle buffe conseguenze (vedi "conati di riflesso", forse l'unica gag davvero riuscita) ma già dopo venti minuti si è talmente inflazionato che tornarci poi sopra - tante volte e ancora - diventa logorroico.  

Depp (già diretto da Koepp  in "Secret Window") abbrutito dal trucco e peggiorato dal baffo si attira una simpatia che dura poco. Non può compensare col fascino e non basta la sua vocazione autoironica (persino un'erezione spontanea) a farci affezionare al personaggio, né a dargli in qualche modo sostanza. McGregor e la Paltrow si salvano solo perché onorati di minor minutaggio. Lo stesso principio vale per Jeff Goldblum che compare giusto il tempo di spiegare cos'è successo, organizzare una festa e andarsene per sempre.
In attesa di avere aggiornamenti sugli incassi nelle sale italiane, finora anche il botteghino ha confermato appieno il fiasco di Koepp mettendo d'accordo pubblico e critica, personalmente credo perché annoiare lo spettatore sia molto peggio che offenderlo.