Most Beautiful Island | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Matteo Pennacchia
7.0/10

Debutto alla regia per l'attrice spagnola Ana Asensio, prodotto da Larry Fessenden, piccolo guru del cinema horror indipendente Usa. Ma "Most Beautiful Island" non è un horror (e dopotutto Fessenden non opera solo nel genere: ha tenuto a battesimo anche alcuni film di Kelly Reichardt, ad esempio). È un'opera autobiografica girata nel nome di certo naturalismo figlio di Cassavates, proseguito dai Dardenne, oggi raccolto dalla new wave rumena di Mungiu e soci. Influenze dichiarate in prima persona, autori sul cui stile la regista esordiente ha impostato la gradazione del proprio lavoro, dandogli un tocco mystery perfettamente integrato nello sviluppo della storia, o meglio, nella panoramica tutta-in-un-giorno sulla vita della protagonista.

La Asensio scrive, dirige e recita nei panni di Luciana, emigrata dalla Spagna verso quella che nell'immaginario comune di determinate provenienze geografiche, nonostante le ricerche occupazionali smentiscano il mito, a quanto pare rimane la Terra delle Opportunità. Con questi occhi vede New York Olga, amica est-europea di Luciana, aspirante modella ma costretta insieme alla compagna di sventure a lavoretti infimi tipo travestirsi da pollo per sponsorizzare un fast food. Mentre Olga è scappata dalla miseria, Luciana sta cercando di tenere lontano il ricordo di una figlia morta in un incidente stradale, ponendo distanza fra sé e il paese natio, ormai associato inesorabilmente al lutto. Non è semplice, tanto più che fa da babysitter - sottopagata - a due bambini insopportabili che rischiano ogni minuto di essere investiti da un'auto, quando lei li porta a spasso.

Il film si apre sull'umanità brulicante newyorkese, fra i pedoni indaffarati sulle Avenues, con false soggettive che instillano fin dall'inizio il senso di un'ansia sottile pronta a diventare indicibile quando Luciana viene reclutata da Olga per un lavoro occasionale non specificato. Il compito sarebbe di presenziare a un party esclusivo in cambio di duemila dollari ma le istruzioni per contattare gli organizzatori prendono il giro di un losco tour fra ristoranti cinesi malfamati, seminterrati e capannoni industriali in disuso. E quando Luciana raggiunge la "festa", si ritrova in uno scantinato sozzo, fianco a fianco con altre ragazze sull'attenti, sorvegliate da violenti secondini, esposte a un pubblico di riccastri come tagli di manzo pregiati in macelleria. Le ragazze vengono "comprate" e scortate a turno dietro una porta da cui arrivano urla, e una sadica matrona accenna a un gioco in cui, se le cose vanno male, qualcuno ci perde e qualcun altro ci guadagna.

"Most Beautiful Island", dopo un avvio votato al racconto realista, fra dramma privato e sociale, utilizza cifre tipiche del thriller per metaforizzare una sorta di cognizione della sofferenza, per dire di un'impossibilità a fuggirne. Uno stallo psicologico traslato in uno materiale, sbloccabile soltanto affrontando le paure viscerali e gli interrogativi che di norma seguono le tragedie personali. Obiettivo di Luciana è dimenticare la figlia perduta, rincorrendo il sogno del conseguimento di una posizione assodata nella società americana. É disposta a tutto pur di non fronteggiare l'intimità del dramma, anche a condividere la vasca da bagno con scarafaggi grossi come topi, a rubacchiare nei negozi di vestiti, a sottomettersi alle regole eterne della disparità economica. Da sogno a incubo, la sola terapia alla fine sarà farsi carico della presenza ineludibile del dolore, tenerlo dentro senza starci dentro, indossarne la consapevolezza, lasciarsela camminare addosso provando a non farsi pungere. E sembra adeguato che, se per colpa di un gelato Luciana aveva in una scena precedente quasi rivissuto il proprio fantasma traumatico, sia un gelato a chiudere un film che sale all'apice della tensione narrativa grazie a un vocabolario minimo di elementi formali, prima di allentare la stretta e dare in un respiro dolente e liberatorio al contempo.


03/12/2017

Cast e credits

cast:
Ana Asensio, Natasha Romanova, Nicholas Tucci, Larry Fessenden


regia:
Ana Asensio


distribuzione:
EXIT Media


durata:
80'


produzione:
Jenn Wexler, Chadd Harbold, Larry Fessenden, Noah Greenberg, Ana Asensio


sceneggiatura:
Ana Asensio


fotografia:
Noah Greenberg


scenografie:
Almistra Corey


montaggio:
Francisco Bello


musiche:
Jeffrey Alan Jones


Trama
Luciana è spagnola ed è emigrata negli Stati Uniti per lasciarsi alle spalle il dolore per la morte accidentale della figlia. Svolge piccoli lavori mal pagati insieme all'amica Olga, emigrata anche lei, fin quando uno di essi si rivela un gioco sadico e pericoloso, una sfida con in ballo molti soldi ma anche la vita dei partecipanti.