CAST & CREDITS

cast:
Nicole Kidman, Ewan McGregor, John Leguizamo, Jim Broadbent, Kylie Minogue

regia:
Baz Luhrmann

distribuzione:
Twenty Century Fox

durata:
120'

produzione:
Fred Baron, Martin Brown, Baz Luhrmann

sceneggiatura:
Baz Luhrmann, Craig Pearce

fotografia:
Donald McAlpine

Moulin Rouge! | Recensione | Ondacinema

Moulin Rouge!

di Baz Luhrmann

musical, Australia/ Usa (2001)

di Luca Baroncini

Voto: 6.5
Il gusto per l'eccesso, la commistione stilistica tra musiche, scenografie e costumi razionalmente inaccostabili, il virtuosismo tecnico, sono da sempre marchio di fabbrica del cinema secondo Baz Luhrmann. A partire dalla favola "Ballroom - Gara di Ballo", fino alla rilettura in salsa pop del testo shakesperiano di "Romeo e Giulietta". In "Moulin Rouge", il geniale regista spinge ulteriormente il pedale sull'acceleratore della fantasia e costruisce un mondo sospeso, dove il luogo del peccato della Parigi di fine Ottocento, diventa un caleidoscopio di luci e colori e dove l'atteso can-can si ritrova interpretato in "Voulez vous coucher avec moi" per poi sfumare nell'hit dei Nirvana "Smells Like Teen Spirits". Ed è la provocatoria scelta di reinventare il musical l'idea forte del progetto di Baz Luhrmann. Non a caso i momenti più coinvolgenti sono proprio quelli in cui musiche lontanissime, per genere ed epoca, vengono accostate per raccontare la storia d'amore tra la cortigiana Satine e il rampollo inglese in cerca d'amore, Christian.

Una rivisitazione di "Your song" di Elton John fa scoccare la scintilla tra i due, portandoli a ballare direttamente in cielo tra le stelle. "Heroes" di David Bowie, mixata a "I will always love you" di Dolly Parton, celebra il loro amore impossibile. Un po' quello che si chiede al cinema: interpretare la realtà attraverso una visione "bigger than life", dove tutto è amplificato, esagerato, irreale, come in un sogno. A una prima parte tanto squinternata quanto affascinante e ricca di suggestioni, tenuta insieme da una certa ironia e dall'idea che in fondo si sta partecipando a un gioco, segue pero' una brusca virata narrativa. L'amore fumettistico e sopra le righe tra i due protagonisti perde in leggerezza e si trasforma in prevedibile tragedia; i personaggi cominciano a prendersi terribilmente sul serio e da pedine di un sottile gioco intellettuale tentano di diventare vivi e pulsanti. Il problema di fondo è che non si crede neanche per un fotogramma all'amore tra Satine e Christian e la loro passione, urlata e cantata, non provoca il minimo coinvolgimento. E la colpa non è neanche dei protagonisti (anche se Nicole Kidman in versione "pene d'amor perduto" non è il massimo della credibilità), quanto proprio del tentativo di imbrigliare un sogno colorato e fantasioso in una storia a misura di pubblico.

Ecco quindi sopraggiungere nello spettatore un senso di saturazione visiva e di pesantezza, in cui le sfumature del sogno si perdono nei confini di una routinaria e forzata storia d'amore, che da trampolino della fantasia diventa invadente e noiosetta realtà.

(in collaborazione con Gli Spietati)