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7.0/10
Il nuovo film di Sabu, al secolo Hiroyuki Tanaka, è un eccentrico e avvincente melò di generi, girato secondo il gusto e i canoni tipici della cinematografia nipponica: economia stilistica, ironia dark e brutalità visionaria, ingredienti già cari a Kurosawa, ma usati e abusati anche dalle più note firme del cinema giapponese contemporaneo, come Kitano e Miike, per il quale Sabu recitò anche una parte nel celeberrimo "Ichi the Killer". In principio attore e sceneggiatore, Sabu si distinse fin dagli esordi alla regia per la vena eversiva e capricciosa della heist comedy "Dangan Runner", piazzando poi altri stravaganti successi con lo horror satirico "Miss Zombie" e il romance fantastico "Chasuke’s Journey". Titoli caratterizzati da un’impronta anticonformista sviluppata mediante un’estetica fluida e dirompente, elementi che ricorrono in questo "Mr. Long".

Il fantomatico signor Long (Chen Chang) è infatti nientemeno che un sicario professionista, nato e domiciliato a Taiwan. Un corposo contratto lo conduce a Tokyo, dove tenta senza successo di assassinare un influente membro della yakuza. Ferito e in fuga, fa perdere le proprie tracce nella disastrata periferia della metropoli, tra divelte stamberghe e panorami industriali. Qui conosce Jun (Run-yin Bai), un bambino di cui la madre Lily (Yiti Yao), tossicodipendente, fatica a prendersi cura. Perduto e isolato in terra straniera, si salva ancora una volta grazie alle abili mani, mediante le quali esprime un’insospettabile talento culinario. Ça va sans dire, non appena comincia ad adattarsi alla nuova identità, quella vecchia giunge a presentargli il conto.

Nel solco della proverbiale essenzialità che caratterizza lo Zen e le arti giapponesi, "Mr. Long" è una pellicola che si nutre di silenzi – la voce del protagonista si ode per la prima volta dopo più di mezz’ora. Rilevante, in quest’ottica di analisi, l’accorto uso del primo piano, che non si limita a catturare espressioni e smorfie dei personaggi, bensì si estende con meticolosa esattezza ai gesti, ai fumi delle pentole, alle mani che tritano, tagliano, affettano. In questo cinema icastico, materico, che maneggia ed evoca con eguale nitore odori, suoni ed immagini, un significativo, muto e inquietante personaggio è il coltello di Long, talora espressivo quanto e più di un volto. Malgrado la bruta natura di strumento, l’arma funge quasi da funesto doppio del protagonista, da impareggiabile estensione. La violenza sgorga quindi con naturalezza, liquida e lesta come un fiotto d’acqua sorgiva, lontana da indigesti fracassi e facili effettacci.

Se le note synth-pop di Junichi Matsumoto avvicinano il film a certe atmosfere anime e pulp, nondimeno la pellicola presenta elementi western (l’eroe spietato e solitario che fronteggia i potenti e difende il popolino vessato, come in "Yojimbo"), fiabeschi (il duro dal cuore tenero, come in "Drive" o "Gran Torino"), comici (lo spietato killer diventa chef ambulante), anche se forse "Mr. Long" appartiene più di ogni altra cosa a quel filone dei gangster movie che potrebbe nomarsi "dramma redentivo", nei quali invero un efferato criminale cerca di sbarazzarsi di un passato che continua ostinatamente a tornare (possiamo citare "Carlito’s Way", "A History of Violence" e la mitica, insuperabile matrice, "Le catene della colpa" con Robert Mitchum). Rispetto ai film citati, Sabu è tuttavia più incline alla critica di costume per il modo in cui ci racconta uno spaccato di vita metropolitana in cui solitudine e abbandono si configurano come coordinate inalienabili dell’esistenza. Un'adorabile scoperta per chi, come chi scrive, ama il cinema del Sol Levante e le sue bislacche declinazioni narrative.


Cast e credits

cast:
Sho Aoyagi, Run-yin Bai, Yiti Yao, Chen Chang


regia:
Sabu


distribuzione:
Satine Film


durata:
129'


produzione:
Live Max Film, LDH PICTURES, BLK2 Pictures, Kaohsiung Film Fund, Rapid Eye Movies


sceneggiatura:
Sabu


fotografia:
Koichi Furuya


scenografie:
China Hayashi


montaggio:
Georg Petzold


costumi:
Kazuyo Koiso


musiche:
Junichi Matsumoto


Trama
Long, killer taiwanese, fallisce un assassinio a Tokyo ma riesce a fuggire. Solo e ferito in un paese straniero, incontra il piccolo Jun e si costruisce una nuova identità come cuoco ambulante.