CAST & CREDITS

cast:
Fabrice Luchini, Ernst Umhauer, Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Denis Menochet, Bastien Ughetto, Jean-François Balmer, Yolande Moreau

regia:
François Ozon

distribuzione:
Bim Distribuzione

durata:
105'

produzione:
Wild Bunch, Mandarin Films, France 2 Cinéma, FOZ, France Télévisions, La Banque Postale Images 5, Ci

sceneggiatura:
François Ozon

fotografia:
Jérôme Alméras

scenografie:
Arnaud de Moleron

montaggio:
Laure Gardette

costumi:
Pascaline Chavanne

musiche:
Philippe Rombi

Nella casa | Recensione | Ondacinema

Nella casa

di François Ozon

thriller, Francia (2012)

di Diego Capuano

Voto: 6.5

Nell'incipit di "Dans la maison" c'è una eloquente contrapposizione: da un polo il professore di francese Germain, inchiodato in solitudine in un'ampia e asettica stanza; dall'altro una sconfinata quantità di giovani studenti che invadono indistinguibili lo schermo, fino a dimezzarsi, raggiungere un numero esiguo, annullarsi.
E' una dichiarazione d'intenti: la sfitta area - interna ed esterna - del professore necessita di essere agghindata da una appendice che possa completare una esistenza tanto impeccabile quanto debilitata da tempo (esistenza conforme a quella della moglie Jeanne). La cerca nell'alunno Claude, anomalo e sfuggente rispetto ai compagni di classe omologati, secondo il distaccato insegnante, a una catena generazionale di scarso interesse.
Il percorso ha inizio nella scuola dedicata a Gustave Flaubert, ma quello di agire in nome del grande scrittore è forse il primo grande inganno architettato nei confronti dello spettatore: che l'Educazione Sentimentale del giovane Claude sia agli antipodi di quella di un personaggio tipico flaubertiano è sottolineato dallo stesso Germain attraverso l'azione di giudicare o meno i protagonisti del proprio romanzo, ma del resto il giovane protagonista del film quasi sembra rinnegare una qualsiasi possibilità personale di possedere Un Cuore Semplice.

Alla base del film c'è una commedia teatrale spagnola di Juan Mayorga, "Il ragazzo dell'ultimo banco"; non è la prima volta che François Ozon adatta un testo teatrale - vedi il riuscito "Gocce d'acqua su pietre roventi" da Fassbinder.
Il disegno del film è orchestrato basandosi su un incessante meccanismo di antitesi, dove ogni persona, elemento, oggetto ha non soltanto un opposto, ma talvolta dei sinonimi menzogneri fino a sfociare qua e là in una incertezza tra reale e irreale, concreto e immaginato, sembianze ambigue più volte proposte e sovente rilanciate.
Il canovaccio del "Teorema" pasoliniano è smentito presto dall'azione di Claude (al contempo narratore e protagonista della sua stessa storia, vittima e carnefice), che non riesce a mantenere quell'algido spirito di distruttore borghese ma, al contrario, la sua partita rischia di scottarlo in prima persona. Di certo resta una incapacità di base che, a conti fatti, non riesce a scardinare la piatta oppressione del vivere quotidiano borghese: Claude Chabrol è sfiorato in più di una occasione, ma resta sardonicamente a debita distanza.

E' per Ozon quasi una resa di fronte alle possibilità reali di amministrare un genere cinematografico come il thriller. Il congegno dell'autore è escogitato in modo impeccabile, con grande scrupolosità. La stessa certosina accortezza con la quale il giovane ricama le sue parole, ornando e rafforzando il suo racconto fin dai più nascosti particolari.
A differenza di altre pellicole con analoghi spunti di partenza, essendo quello tra allievo e insegnante un rapporto di reciproca trasmissione - laddove il giovane indossava le vesti di angelo sterminatore - a un certo punto del racconto Germain non si accontenta di fare da spettatore e, come in un film di Woody Allen (che a sua voltà si ispirava dichiaratamente a "Il posto delle fragole" di Ingmar Bergman), si materializza nella creazione di Claude, approdando fisicamente nell'impianto narrativo. E' qui che il film mescola e confonde con maggior frequenza realtà e finzione - il montaggio amplia le ellissi - ed è qui che ha forse i suoi momenti meno risolti. Il metodo chiarifica la sua portata teorica: la giocosa riflessione sulle metodologie narrative attenua il piacere del puro racconto, sebbene condotto da una squadra di attori di prim'ordine (Fabrice Luchini su tutti).
I due protagonisti risultano sconfitti e non resta loro che cercare vita nelle messinscene future. L'illusione prevale sul piacere e il film finisce con l'essere soprattutto una interessante e stimolante variazione sull'abusato tema del cineasta-spettatore voyeur.