CAST & CREDITS

cast:
Tommy Lee Jones, Charlize Theron, Jason Patric, Susan Sarandon, James Franco, Barry Corbin, Josh Brolin, Frances Fisher, Wes Chatham, Jake McLaughlin

regia:
Paul Haggis

distribuzione:
Mikado

durata:
120'

produzione:
Laurence Becsey, Darlene Caamano

sceneggiatura:
Paul Haggis

fotografia:
Roger Deakins

Nella valle di Elah | Recensione | Ondacinema

Nella valle di Elah

di Paul Haggis

drammatico, guerra, Usa (2007)

di Emiliano Bertocchi

Una bandiera americana sventola rovesciata. Hank Deerfield (Tommy Lee Jones) ferma il suo pick-up e avverte un inserviente dell'errore. Questi sistema la bandiera. Poi Hank gli spiega il significato della bandiera capovolta. E' la richiesta di aiuto da parte di uno Stato. O la sua resa. Ora la bandiera americana sventola per il verso giusto. Hank risale sul suo pick-up. Continua il suo viaggio. Destinazione Fort Rudd, scopo del viaggio: trovare notizie sul figlio scomparso, Mike, tornato da pochi giorni dall'Iraq. Nella sua indagine sarà aiutato da un'agente di polizia (Charlize Theron) e insieme inizieranno a incastrare prove, testimonianze e intuizioni fino a ricomporre un (possibile) quadro dell'intera situazione, quella in cui il figlio di Hank è scomparso, quella in cui si trova un'intera nazione.

Il corpo di Mike verrà ritrovato ai margini di una strada. Smembrato. Pochi arti bruciacchiati sparsi tra l'erba alta. Hank è quindi costretto a rimettere insieme questo corpo, non tanto a un livello fisico, materiale quanto nell'ostinazione con cui vuole ricostruire la sua storia, i suoi legami con gli altri soldati. Visitando la stanza del figlio, di nascosto Hank porta via il suo cellulare. Lo fa vedere a un esperto di elettronica che trova dei filmati video (rovinati) al suo interno. Uno alla volta li spedisce tramite posta elettronica ad Hank, che inizia a capire cosa facesse il figlio in Iraq, fino a una tragica e devastante rivelazione.

Paul Haggis racconta, attraverso una sceneggiatura curatissima e tratta da un episodio realmente accaduto, il dramma dell'America odierna e dei suoi figli. La sua regia è classica, quasi invisibile, con rari movimenti di macchina, fissa sulla scena che deve riprendere. Haggis mostra come la ferita della guerra in Iraq stia iniziando a diventare sempre più profonda, sempre più infetta. Tornati a casa, i soldati, tutti ragazzi, mostrano quanto la guerra li abbia trasformati, amplificando i loro istinti più bestiali, usurando ogni coscienza morale, facendoli scivolare nel consumo di droga (eroina, anfetamine, cristalli), innalzando i codici militari a unica etica possibile.

Attraverso la sua indagine Hank, che è stato anche lui un sergente della polizia militare e che quindi quel mondo conosce bene, scopre cose inaspettate sul conto del figlio, scopre la vera spazzatura della guerra, quella che viene sempre nascosta, insabbiata, fino ad essere dimenticata, e rimossa come "errore". Le uniche immagini della guerra "reale", combattuta, sono quelle che ci arrivano dal cellulare di Mike, come se oggi raccontare la guerra fosse possibile solo in questo modo, attraverso immagini rovinate, scadenti, registrare attraverso i mezzi della (video)comunicazione contemporanea (cellulari, videocamere digitali). Come se non avesse più senso fare delle ricostruzioni scenografiche di una guerra per mostrarne l'orrore, come è accaduto -per esempio- per quasi tutta la cinematografia sul Vietnam, perché quell'orrore già lo abbiamo fatto nostro, metabolizzato, digerito. Grazie alla televisione, che con le sue immagini non riesce più a colpire, a indignare. Un luogo catodico anestetizzato dove guerra e spettacolo si annullano a vicenda, dove le notizie sull'Iraq sono sempre meno numerose, dove le morti sono utili solo per le statistiche.

E saranno proprio queste immagini digitali ad aiutare Hank a scoprire la verità. Che non è più assoluta, ma sempre parziale, sporcata da dubbi, incerta, frammentaria. Ma pur sempre un qualcosa a cui aggrapparsi. Pur sempre un tentativo di sistemare i fatti per trovare una loro consequenzialità, qualcosa che dia senso alla morte. E la verità scoperta sarà delle più brutali e sconvolgenti.

Tornato a casa, Hank non avrà più le certezze di prima, in un pacco, speditogli dal figlio prima di rientrare negli Stati Uniti, troverà un suo regalo, una bandiera americana. Hank la porterà con sé in quel luogo dove giorni prima aveva visto quell'altrabandiera sventolare capovolta. Chiamerà quello stesso inserviente e gli dirà di innalzare la bandiera del figlio. E il verso con cui la bandiera sarà issata e sventolerà è il vero e lancinante urlo di tutto il film.

Il titolo del film viene da un passo della Bibbia, quello che riguarda la storia di Davide e Golia. David come l'altro figlio di Hank, morto anch'egli da soldato. Dice lo stesso regista: "Amo questo titolo perché contiene tanti dei temi affrontati dal film. Il Re Saul mandò il figlio David nella valle di Elha a combattere contro Golia, armato solo di cinque pietre. Mi sono chiesto: Ma chi farebbe una cosa del genere? Chi spedirebbe un ragazzo a combattere contro un gigante? Il film parla della nostra responsabilità per aver mandato tanti giovani uomini e donne in guerra".