CAST & CREDITS

cast:
Park Sung-woong, Lee Jung-Jae, Hwang Jeong-min, Choi Min-sik

regia:
Park Hoong-jung

durata:
134'

sceneggiatura:
Park Hoon-jung

fotografia:
Yu Eok

montaggio:
Moon Se-kyung

musiche:
Jo Yeong-wook

New World | Recensione | Ondacinema

New World

di Park Hoong-jung

gangster, Corea del Sud (2013)

di Alberto Mazzoni

Voto: 8.0

La retrospettiva su Choi Min-Sik del dodicesimo Korea Film Fest parte alla grande con un gangster movie che è allo stesso tempo un elegante compendio del miglior cinema asiatico del genere e una fusione perfetta di regia, sceneggiatura e recitazione.

 

Il commissario, con tutta la squadra alle spalle, siede di fronte al boss che sta per essere rilasciato in libertà, con tutta la gang al seguito. "In questo momento, io vedo la mia talpa" dice il boss. "E io la mia" risponde il commissario.  Era il 2002 quando "Infernal Affairs" cambiava il mondo del cinema di gangster per sempre. Seguirono gli apprezzabili "Infernal Affairs" II e III, e nel 2006  il barocco e inutile remake di Scorsese ("The Departed")  che vinse gli Oscar per film, regia, montaggio e, non a caso, per la migliore sceneggiatura non originale. Giunti al 2013 anche il cinema coreano si confronta con il capostipite in questo "New World".

 

In "New World" in realtà ci sono infiltrati solo dalla parte dei gangster (ma quanti? E chi sono? E a che gioco giocano?) ma l'intreccio è reso adeguatamente intricato dal fatto che siamo nel contesto di una lotta di successione per il trono del più grande impero corporativo/mafioso della Corea e ci sono due (o più?) contendenti che sono letteralmente disposti a tutto per diventare il nuovo re. Seguiranno raffinati intrighi, spietate rese dei conti, orge di violenza, tradimenti improvvisi.

 

Per analizzare un film del genere si deve partire dalla sceneggiatura.  Primo, perchè il regista è anche sceneggiatore unico. Secondo, perché si tratta di Park Hoon-Jung, che ha raggiunto la fama proprio come sceneggiatore di "I saw the devil". In breve, la sceneggiatura è magistrale. Le dinamiche sono complesse ma chiarissime ad ogni istante. Il finale è un crescendo inarrestabile di fuochi d'artificio. Ogni personaggio principale ti sorprende più volte, poi ci ripensi e capisci che il motivo è che i personaggi di "New World" si comportano come essere umani reali, e come tutti noi hanno sentimenti contrastanti, indecisioni, momenti in cui si prende posizione. Tutto questo non funzionerebbe se non ci fosse una squadra di attori di prim'ordine. Ma i quattro protagonisti sono tutti interpretati in modo avvincente, a partire dal carismatico Choi Min-Sik che fa il Quinlan della situazione.  Sicuramente almeno uno di loro resterà negli annali, ma sta allo spettatore scoprire quale. Infine, la regia. Forse per dimostrare di non essere solo uno sceneggiatore Park Hoon-Jung non lesina sui filtri e sui carrelli, ma ben presto ci si adatta allo stile del film, e comunque non si tratta di meri esercizi di stile: un movimento di camera, un controcampo, spesso svelano riflessioni dei personaggi che non avrebbe senso esprimere in un dialogo. Così come dovrebbe essere. Infine, le scene d'azione sono poche ma veramente memorabili, girate in modo da dare un impatto notevole.

 

L'unico difetto che si può imputare a "New World" è l'assenza di un momento radicalmente nuovo. Oltre alle trame di "Infernal Affairs" ritroviamo qui il binomio coolness/disperazione di "Bittersweet Life", la questione cinese di "Dead or Alive", la tensione fisica di "The Mission", e ovviamente la bromance di "The Killer". Ingredienti ottimi, assemblati con raffinatezza da uno sceneggiatore/regista eccellente. Un gangster movie da manuale, e un serio candidato ad essere il migliore dell'anno.

 

Almeno fino all'uscita di "The Raid 2: Berandal"....