CAST & CREDITS

cast:
Emanuele Propizio, Massimo Ghini, Gian Marco Tognazzi, Paolo Calabresi, Serena Autieri, Maria Chiara Augenti, Guglielmo Amendola, Vincenzo Alfieri, Federico Costantini, Gérard Depardieu

regia:
Luigi Cecinelli

distribuzione:
01 Distributiona

durata:
90'

produzione:
Angelika Vision, Rai Cinema

sceneggiatura:
Luigi Cecinelli, Ivan Silvestrini

fotografia:
Claudio Zamarion

scenografie:
Serena Alberi

montaggio:
Alessandro Lucidi

costumi:
Cristina Ricceri

musiche:
Riccardo Cimino, Giacomo Travajoli

Niente può fermarci | Recensione | Ondacinema

Niente può fermarci

di Luigi Cecinelli

commedia, Italia (2013)

di Antonio Pettierre

Voto: 5.0

Quattro ragazzi, accomunati dal soffrire differenti patologie neurologiche, s'incontrano, si riconoscono e decidono di uscire dal proprio guscio insieme, aiutandosi l'un l'altro. Il primo, Augusto (Emanuele Propizio) è un internet dipendente ossessionato dal computer e dalle chat; Leonardo (Federico Costantini) è un maniaco compulsivo che non riesce a farsi toccare da nessuno per paura delle malattie; Mattia (Guglielmo Amendola) è un narcolettico che si addormenta all'improvviso, soprattutto quando affronta forti stress emotivi; l'ultimo del quartetto, Guglielmo (Vincenzo Alfieri), è vittima della sindrome di Tourette che gli provoca attacchi di tic motori e fonici, con insulti coloriti rivolti a chiunque appena si trova in situazioni imbarazzanti.

 

Il luogo del loro incontro è una clinica specializzata (e un po' naif), lasciati dai rispettivi genitori  per passare l'estate e cercare di curare le loro malattie. Lì, decidono di fuggire per andare a Ibiza e vivere una prima estate diversa e avventurosa. Quattro ragazzi che vogliono scappare dalle loro fobie e divertirsi e vivere come gli altri cosiddetti normali. Inizia così un viaggio in auto, a piedi, in treno, in barca attraverso l'Italia e la Francia fino ad arrivare all'isola del divertimento giovanile per eccellenza, incontrando sulla loro strada una ragazza che sta fuggendo da un amore finito e un contadino francese (un Gerard Depardieu in un cameo poco significativo) e sua figlia. I quattro ragazzi fuggono per realizzare i loro sogni, per cercare la libertà, anche dai genitori soffocanti (che stranamente sono tutti single - tre padri e una madre, come se lo scoppio della famiglia fosse un dato di fatto senza bisogno di nessuna spiegazione diegetica) in un viaggio iniziatico ai loro primi amori tardivi, di maturazione, di passaggio dall'adolescenza alla giovinezza, senza che niente e nessuno li possa fermare.

 

 "Niente può fermarci" (appunto) è un film giovanilistico che parte da un soggetto dalle potenzialità interessanti - la malattia come condizione e metafora della crescita, una malattia sintomo psichico dell'incapacità a gestire le proprie emozioni  - ma che in realtà non va mai fino in fondo ai temi che tocca, restando sulla superficie degli avvenimenti che scorrono uno in fila all'altro, con una messa in serie troppo elementare e a volte posticcia.

 

La prima parte resta la più riuscita - in particolare l'incipit: lo schermo bianco è una sorta di tavolozza vergine dove appaiono i titoli di testa ed è da riempiere con le immagini delle storie e le emozioni che i personaggi vivranno. I giovani interpreti sono presentati in modo empatico ed efficace, inquadrando da subito le loro singole malattie, con scritte in sovraimpressione che donano un tono fumettistico e da fotoromanzo pop alle prime sequenze del film. A volte si ride, anche agli incidenti di cui sono protagonisti involontari, e la narrazione rimane su toni sufficientemente godibili della commedia. Ma poi si assiste a una caduta verticale del film: dalla sequenza francese - sembra che tutti gli attori siano inciampati su una messa in scena trovata per caso -  ad arrivare a Ibiza, che fa da scenografia a una sequela di luoghi comuni così stucchevoli da annacquare la visione di "Niente può fermarci".

 

Il giovane regista Luigi Cecinelli, alla sua seconda prova, non prende mai un punto di vista chiaro, utilizzando un linguaggio cinematografico formalmente corretto, ma freddo e senza guizzi originali nella messa in scena e con una messa in quadro, a volte, fin troppo da cartolina o da spot di agenzia turistica. Anche le psicologie dei personaggi rimangono appena abbozzate e poco approfondite - con una sceneggiatura dai dialoghi non proprio indimenticabili e senza battute caratterizzanti - lasciando un leggero retrogusto di insoddisfazione per quello che poteva essere una storia singolare ma che non viene mai messa veramente a fuoco. Alla fine "Niente può fermarci" resta un film immaturo che rincorre la scia delle commedie di Fausto Brizzi.