CAST & CREDITS

cast:
Margo Stilley, Kieran O'Brien

regia:
Michael Winterbottom

durata:
69'

produzione:
Revolution films

sceneggiatura:
Michael Winterbottom

fotografia:
Marcel Zyndisk

montaggio:
Matt Whitecross

9 songs | Recensione | Ondacinema

9 songs

di Michael Winterbottom

erotico, Gran bretagna (2004)

di Alberto Mazzoni

Voto: 7.5

Andare ai concerti. Divertirsi a fare sesso (molto sesso) con la persona che si ama. Viaggiare in posti remoti e meravigliosi del mondo. Avvertire comunque un retrogusto amaro, una malinconia. Il senso della giovinezza è tutto qua. E anche la trama del film

Matt vola sopra l'Antartide con una spedizione di ricerca e ci avverte: se pensa alla sua storia con Lisa la prima cosa che gli viene in mente è il sesso. Il primo ricordo al quale assistiamo però è un concerto dei Black Rebel Motorcycle Club alla Brixton Academy di Londra, durante il quale i due si conoscono. E' solo quando la prima canzone giunge al termine che vediamo con abbondanza di dettagli il sesso a casa di Matt. E solo la mattina dopo sentiamo i due protagonisti parlare, mentre lei si riveste e dice che deve andare via. Come in un procedere armonico le fasi concerto-sesso-conversazione si ripeteranno per tutto il film, con il presente antartico che ogni tanto irrompe, più come coro che come cornice, ma con l'efficace risultato di immergere tutta la storia in una luce distaccata e non a caso fredda.

Winterbottom riprende i concerti e il sesso in modo analogo. In primo luogo con un approccio estremamente realistico, poiché entrambi gli atti hanno veramente luogo. Si tratta infatti di live londinesi realmente avvenuti e di rapporti sessuali non simulati. Questo crea nello spettatore un immediato senso di familiarità, di naturalezza, riuscendo pienamente nel suo intento di creare un film singolare che non ha nessuna minima sospensione dell'incredulità, nessuno schema di rimandi - ti faccio vedere questo (il caminetto) per intendere questo (si amano appassionatamente) - come solitamente si fa nel cinema narrativo, in particolare quando si parla di sesso. Winterbottom ci fa vedere un rapporto orale perchè è quello che sta accadendo. Allo stesso tempo non si ha mai la sensazione del documentario, dell materiale grezzo: il montaggio è anzi raffinato, fluido. Così come di ogni canzone sentiamo degli estratti abilmente collegati e associati alle immagini in modo da farci credere di averla sentita tutta, così di ogni rapporto sessuale vediamo un collage di inquadrature e momenti che ben rendono il senso dell'atto. I piani larghi dei paesaggi antartici con la voce off di Matt che riflette danno aria e luce al film dopo gli ambienti similmente "claustrofobici e agorafobici" del letto e del concerto rock. Le sezioni naturalistiche del film, brevi, non forniscono una interpretazione della storia londinese, ma solo una risonanza, in un modo che ricorda un po' l'Herzog di "L'ignoto spazio profondo".

Ovviamente stampa e internet si premurano di classificare questo film come "il più esplicito film inglese mai fatto" dove si vede nientemeno che "la prima eiaculazione in un film non-porno della storia del cinema inglese". E' chiaro che il regista sapeva le reazioni che avrebbe causato un film basato su sesso non simulato ed è altrettanto chiaro che si tratta di un film non adatto a spettatori giovani o con una morale sessuale severa. Ma come dice il regista in un'intervista: "guardate un porno qualsiasi e poi guardate il mio film e vi sarà ovvio che non è un porno".

Le conversazioni tra i due personaggi sono poca cosa - il regista le voleva eliminare del tutto in prima istanza - tutto quello che conosciamo della loro relazione lo sappiamo dalla scelta dei gruppi (tra tutti citiamo due band carismatiche come i Primal Scream e i Franz Ferdinand, e la parentesi melodica di Michael Nyman) e dai modi, variegati ma mai eccessivi, in cui fanno sesso. E senza nulla rivelare del finale, non si tratta della solita parabola amorosa in cui i due si amano appassionatamente, poi meno, poi si lasciano, ma di qualcosa di più sfumato, nuovamente di più reale.

Il difetto del film, o meglio il limite, è senza dubbio il suo schematismo: c'è una tesi da dimostrare chiara e netta, c'è un'impalcatura rigida col quale farlo. E' sicuramente un film freddo e come anche la breve durata suggerisce, si tratta di un film-racconto, non di un film-romanzo. Ma è un racconto interessante.