Ondacinema

recensione di Rudi Capra
7.0/10

Già nel brillante esordio "Scappa-Get Out," Jordan Peele aveva saputo rimodellare la filmografia di genere in chiave militante, innestando all’interno di una cornice romeriana il riflesso dell’America contemporanea. E parlando di riflessi, proprio la virtù della specularità conquista in "Noi" una preminenza prospettica che dirige ogni sforzo critico e interpretativo. Dopotutto è una casa degli specchi il luogo in cui Adelaide Wilson subisce un trauma infantile che la perseguita anche quando da adulta, insieme ai figli e al marito, ritorna per una vacanza a Santa Cruz sulla stessa spiaggia di tanti anni prima.

Al Luna Park un altro immancabile arcade, il Whack ‘em All (chi non ha mai preso le talpe a martellate? Noto anche come Whack-a-mole), prefigura la minaccia incombente; da tunnel ipogei emergono efferati doppelgänger vestiti di rosso, somiglianti in tutto e per tutto ai protagonisti. I Wilson fissano terrorizzati gli anti-Wilson, ma non c’è nulla di soprannaturale: "We’re Americans" puntualizza Red, la gemella malvagia di Adelaide. I vividi contrasti e le saturazioni restituiscono sul piano visivo una società martoriata dalla dualità conflittuale tra sottosuolo e superficie, barbarie e civiltà, brutalità e consumo, loro e noi (us). Non è infatti una persecuzione familiare, ma una rivoluzione: costretti per generazioni a proliferare in cunicoli sotterranei come conigli, i "Tethered" scatenano una cruenta sommossa in tutto il paese. Proiezione orrorifica del dualismo endemico della realtà statunitense (U.S.), i Tethered – repressi e ignorati – palesano quindi gli effetti più vividi della marginalizzazione sociale, identificandosi come il riflesso invisibile di una maggioranza agiata assorta nella contemplazione di sé – dopotutto, la superficie dello specchio è il regno di Narciso.

E la campagna Hands Across America (1986) rappresenta secondo Peele in maniera emblematica il narcisismo della middle class, disposta a indignarsi pubblicamente verso disuguaglianze che in privato trascura o minimizza. La beneficienza funge in questo senso da mera espiazione rituale per l’esercizio del potere che incatena (to tether) i doppelgänger. Contro questa condotta ipocrita tuona il Dio livoroso dell’Antico Testamento attraverso le parole del profeta Geremia 11:11 (quattro cifre speculari), "Ecco, io faccio venir su di loro una calamità alla quale non potranno sfuggire. Essi grideranno a me, ma io non li ascolterò." Con chi ce l’aveva Geremia? Con gli idolatri. Con la famiglia Tyler, campione di un’umanità zombificata che venera schermi, domotica, accessori per il make-up e assistenti digitali. Nel mondo virtuale l’uomo è un sacerdote che celebra l’estensione della propria identità, accecato dalla propria immagine (eidolon).

La densa mole di spunti non appesantisce il racconto, che nella calibrata alternanza di scene di azione e momenti di tensione guadagna un equilibrio dinamico e coinvolgente. Non mancano per la verità alcune incongruenze narrative, che nel filone horror sono quasi un difetto congenito (l’efficacia della plot armor, le scelte contro-intuitive dei personaggi). Il parziale rigetto della verosimiglianza è però consapevole; "Noi" si appella piuttosto alla simbolicità dell’inconscio, per il quale le coincidenze sono manifestazioni coerenti di una sincronicità sottesa e l’estraneità è una distorsione psicologica del familiare (Das Unheimliche). Si spiega in tal modo la presenza all’interno del testo filmico di un vasto alfabeto simbolico di matrice pop, che oltre a rimandi cinefili, televisivi, biblici e ludici include un uso malizioso e incisivo dei costumi e della colonna sonora. A questo proposito merita particolare attenzione la t-shirt in cui campeggia il Michael Jackson di "Thriller", umano e zombi, uomo e donna, nero e bianco, definito da Peele stesso "santo patrono dell’ambiguità," al quale si ispirano forse le tute scarlatte dei Tethered.

Meno coeso e allusivo rispetto al film precedente, "Noi" trova il proprio punto di forza (e forse anche il proprio limite) nella fiera concettualità che governa e pervade il contenuto, chiamando lo spettatore al compito dell’enigmista. Di certo, Jordan Peele si cimenta nella realizzazione di un’opera più ambiziosa della precedente, abitando la filmografia di genere come un ospite perturbante che la trasfigura dall’interno per restituirci qualcosa di più sinistro rispetto alla finzione orrorifica, ovvero uno specchio della realtà.


03/04/2019

Cast e credits

cast:
Lupita Nyongo, Winston Duke, Shahadi Wright Joseph, Evan Alex, Elisabeth Moss, Tim Heidecker


regia:
Jordan Peele


titolo originale:
Us


distribuzione:
Universal Pictures


durata:
116'


produzione:
Monkeypaw Productions, QC Entertainment, Universal Pictures


sceneggiatura:
Jordan Peele


fotografia:
Mike Gioulakis


scenografie:
Ruth de Jong


montaggio:
Nicholas Monsour


costumi:
Kym Barrett


musiche:
Michael Abels


Trama
Adelaide torna con marito e figli a Santa Cruz, nella stessa spiaggia in cui aveva subito un trauma da bambina. Indizi inquietanti si moltiplicano, fino a quando la sua famiglia viene aggredita in casa propria da quattro sanguinari doppelganger
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