CAST & CREDITS

cast:
Amandla Stenberg, Nick Robinson, Anika Noni Rose, Ana de la Reguera

regia:
Stella Meghie

distribuzione:
Warner Bros. Pictures

durata:
96'

produzione:
Metro-Goldwyn-Mayer, Alloy Entertainment

sceneggiatura:
J. Mills Goodloe

fotografia:
Igor Jadue-Lillo

montaggio:
Nancy Richardson

Noi siamo tutto | Recensione | Ondacinema

Noi siamo tutto

di Stella Meghie

drammatico, sentimentale, Usa (2017)

di Eugenio Radin

Voto: 4.0
Chi è solito sfogliare le classifiche settimanali o mensili dei titoli più letti del momento potrà constatare con sincerità che la buona letteratura è quasi sempre riposta altrove e avrà poco da arrabbiarsi sul fatto che gli italiani (ma non solo loro) giudichino ancora i libri dalla copertina o si lascino ingannare dalle fascette inserite da editori sempre più furbi e capaci nel gioco del venditore. Ma quando il testo di partenza viene riadattato per il grande schermo il gioco può cambiare e non sono pochi i casi in cui da cattiva (o per lo meno modesta) letteratura è nato grande cinema: d'altra parte i linguaggi artistici delle due arti sono diversi e un discorso cinematografico che risulti notevole non richiede necessariamente una grande trama, sviluppata con uno stile narrativo eccellente.
Non è tuttavia questo il caso di "Noi siamo tutto", seconda opera della regista canadese Stella Meghie, adattamento del romanzo "Everything Everything", ora in testa alle classifiche americane.

Il film racconta la storia della giovane Maddy, che a causa di una rara specie di immunodeficienza vive confinata tra le mura domestiche con la madre e un'infermiera personale, fino a quando non conosce l'amore per il vicino di casa Olly, che la spingerà a mettere a repentaglio la propria vita e a sfidare i propri limiti. Questa metafora urlata a squarciagola dell'amore in grado di abbattere qualsiasi confine si risolve in un melenso teenage-drama, che riflette sul rapporto tra amore e malattia, un po' come aveva fatto "Colpa delle stelle" di Josh Boone, ma ottenendo un risultato decisamente meno convincente.
Innanzitutto il film rinuncia a quella componente erotica-pulsionale tipica dell'adolescenza, per attestarsi su un livello di delicatezza senza colpa e di castità tale da risultare poco credibile. La passione qui rappresentata manca cioè di quell'elemento puramente adolescenziale fatto di grinta irrazionale e di insensatezza: certo, c'è la fuga d'amore, ma tale fuga ha più il sapore di una ragionevole verifica dei propri limiti fisici che di una decisione assurda e presa di pancia sulla foga del momento.
Non mancano in realtà alcune soluzioni registiche interessanti (anche se certo non sensazionali) come la rappresentazione fisica degli incontri avvenuti in realtà soltanto per mezzo della tecnologia digitale, ma in media il tutto si incaglia in una certa scontatezza, riscontrabile anche nei particolari della sceneggiatura (il fatto che il romanzo preferito di Maddy, citato più volte nel corso degli eventi, sia "Il piccolo principe", dovrebbe già dirla lunga in quanto a banalità).

Fino a qui il risultato finale poteva tuttavia essere salvato dalle buone interpretazioni attoriali: la scelta degli interpreti risulta infatti vincente e capace di farci apprezzare dei protagonisti senza grandi meriti se non quello di avere un'espressività simpatica e funzionale alla narrazione.
Ma a rovinare il tutto arriva il plot-twist finale, che scardina l'intera struttura narrativa dell'opera, trasformando la pellicola in una sorta di thriller familiare dove gli eventi narrati fino ad allora perdono ogni centralità e risultano soltanto un espediente per portare a quel cambio di direzione. Oltre alla poca credibilità del colpo di scena ciò che infastidisce è proprio la sua inopportunità all'interno della logica del teen-movie sentimentale: sicuramente da una scossa alla piattezza fino ad allora mantenuta, ma se questa scossa sia da giudicare positiva o meno è tutto un altro discorso...