CAST & CREDITS

cast:
Logan Lerman, Kate Walsh, Mae Whitman, Julia Garner, Johnny Simmons, Paul Rudd, Nina Drobev, Ezra Miller, Emma Watson, Dylan McDermott

regia:
Stephen Chbosky

distribuzione:
M2 Distribuzione

durata:
102'

produzione:
Summit Entertainment, Mr. Mudd

sceneggiatura:
Stephen Chbosky

fotografia:
Andrew Dunn

scenografie:
Inbal Weinberg

montaggio:
Mary Jo Markey

costumi:
David C. Robinson

musiche:
Michael Brook

Noi siamo infinito

di Stephen Chbosky

romantico, drammatico, Usa (2012)

di Paolo D'Alessandro

Voto: 7.5

Inizi degli anni 90, Pittsburgh, piena provincia americana. Charlie (Logan Lerman) è un sedicenne reduce da un trauma profondo, il suicidio del migliore amico. Inizia il suo primo anno di scuole superiori con ottimismo, ma gli sembra di non essere in grado di farsi nessun amico, a parte il professore d'Inglese. Con un po' di coraggio, Charlie riesce a legare con Patrick "Nessuno" (Ezra Miller), che lo introduce al suo gruppo di strambi amici, tra cui c'è la estrosa e fragile Sam (Emma Watson), della quale il ragazzo si innamora subito perdutamente. Inizia da qui la strada verso la liberazione di Charlie, fatta di libri, mixtape e notti davanti alla macchina da scrivere, percorso che lo porterà a svelare una verità tragica nascosta dall'infanzia.

"Noi siamo infinito", sussurra Charlie alla fine del film, dando voce alla fertile indeterminatezza delle cose a venire. Più ironico il titolo originale "The Perks Of Being A Wallflower", "I benefici dell'essere schivi", traducendo a tentoni una frase che condensa la meravigliosità del mostrarsi fragili davanti alle cose, nonostante la timidezza e le cicatrici. Il fulcro è comunque lo stesso: Charlie, l'ingrediente che da solo fa la differenza tra questo e molti altri pigri film che hanno cercato di raccontare l'adolescenza.
Sì, il canovaccio è sempre lo stesso: un protagonista introverso e "sfigato" che muove i primi passi in un mondo più ampio, conosce l'amicizia e l'amore pagandone il prezzo, per poi abbracciare il cambiamento che incombe. In questo film, è la direzione del cambiamento a ridefinire il viaggio: al posto di un vettore turgidamente catapultato alla realizzazione del miglior sogno del repertorio di un ragazzino come tanti, c'è un protagonista determinato esplicitamente a cambiare tutta la sua vita, a comprendersi meglio per fare i conti con un passato devastante.

Sia Patrick che Sam condividono un ostacolo centrale, quello del rapporto con l'amore e il sesso, inteso non come "prima volta", ma come liberazione personale. Sam deve fare i conti con un abuso sessuale e l'eccessivo libertinaggio del suo passato, Patrick con la propria omosessualità e l'impossibilità di avere un rapporto esplicito dal suo amante macho e vigliacco, Charlie con un ulteriore trauma che vi lasciamo scoprire.
Con estrema naturalezza, questi ragazzi cercano nella musica la propria voce (centrali i mixtape nella formazione culturale ed emotiva del protagonista) e il proprio strumento per interpretare ciò che li circonda, l'unico davvero autentico, in netta controtendenza al continuo ricorso alla fotografia di molti film simili, qui è associata agli affetti superficiali e immaturi. Emblematica l'ossessiva ricerca della "Heroes" di David Bowie da parte dei tre protagonisti, a sottolineare il momento di piena realizzazione che affrontano.

Al suo esordio con la macchina da presa, Stephen Chbosky, regista e autore del romanzo da cui è tratto il film, asseconda con naturalezza il proprio cast, concedendo più spazio a un montaggio quasi in metrica, cadenzato (e non letterale) nella violenza con cui descrive il flusso di coscienza e le visioni delle crisi di Charlie, mantenendo intatte le rimozioni e le ellissi di una memoria traumatizzata, con tutta la sommessa grazia che meritano quelle epifanie devastanti. Il resto è la calda normalità di un'adolescenza analogica, con la copertina "dipinta a mano".
L'eleganza e verità di questo "Noi siamo infinito" stanno tutte dentro la mancanza di pretesti della sceneggiatura, l'entusiasmo e la brillantezza dei suoi attori, la purezza dello slice of life. Arte e vita, la base di un triangolo i cui lati convergono verso l'infinito.