CAST & CREDITS

cast:
Mike Vogel, Erica Leerhsen, Eric Balfour, Jonathan Tucker, Jessica Biel

regia:
Marcus Nispel

durata:
98'

sceneggiatura:
Kim Henkel, Tobe Hooper, Scott Kosar

fotografia:
Daniel Pearl

scenografie:
Greg Blair

montaggio:
Glen Scantlebury

costumi:
Bobbie Mannix

musiche:
Steve Jablonsky

Non aprite quella porta | Recensione | Ondacinema

Non aprite quella porta

di Marcus Nispel

horror, Usa (2003)

di Giuseppe Vuolo

Voto: 6.5
Prendi un capolavoro di trent'anni fa del cinema horror, crea una nuova (e più sgargiante) confezione e donala ad un giovane pubblico che si (ri)scopre interessato al genere. Secondo quest'ottica l'operazione messa in piedi dal regista-produttore (nella circostanza soltanto produttore) Michael Bay (coadiuvato da Mike Fleiss) può subito far storcere il naso, ma questo remake del mitico "The Texas Chainsaw Massacre" di Tobe Hooper, in realtà, risulta essere piuttosto efficace e piacevolmente "sorprendente" (se comparato allo standard offerto dai teen-horror americani).

Si può anche pensare che la supervisione del duo Hooper-Henkel in qualità di co-produttori (autori della sceneggiatura del film originale) e che la fotografia di Daniel Pearl (già al lavoro sulla pellicola del 1974) siano garanti della buona riuscita di questo rifacimento. Tuttavia, chiariamo subito le cose: la patina teen è inevitabilmente presente (i protagonisti agghindati come nel migliore degli spot pubblicitari e la luminosa brillantezza di alcune scene in netto contrasto con l'ambiente lurido e polveroso che fa da sfondo alla vicenda), ma l'esordiente Marcus Nispel (regista proveniente - guarda caso - dal mondo dei clip commerciali e dei video musicali) riesce, nonostante ciò, a rendere un'atmosfera di genuina claustrofobia ed ansia.

Inutile soffermarsi sul plot (che tralascia l'aspetto più squisitamente grottesco del cult-movie e cambia un po' le carte in tavola - riallacciandosi anche a spunti presentati nel terzo capitolo della serie diretto da Jeff Burr, ossia "Leatherface") e badiamo, invece, allo straziante incubo cui sono sottoposti i corpi dei malcapitati giovani (con la mdp che attraversa la testa spappolata della suicida iniziale proprio per proiettarci in tale dimensione orrorifica - benché la soluzione possa apparire manierata per l'economia del film, può anche essere letta come un momento di divertissement).
Leatherface è devastante e inarrestabile: la sua motosega (anche se non risulta disturbante e ossessiva come l'origine del massacro pretende) non risparmia mutilazioni efficaci ed efferate che colpiscono nel segno (garantendo sinceri sussulti alla platea, specie quando freddi ganci uncinano la calda carne di corpi agonizzanti). L'attività del nostro macellaio è (inoltre) corroborata in modo prezioso dal sadismo e dalla perversione dei familiari (su tutti spicca la figura dello sceriffo Hoyt "Junior" Hewitt interpretata rigorosamente dall'inflessibile Ronald Lee Ermey, noto per "Full Metal Jacket").

Superflui e fastidiosi sono, invece, prologo ed epilogo di stampo amatoriale per "sottolineare" la veridicità degli accadimenti narrati (sulla scia del successo di "The Blair Witch Project").