CAST & CREDITS

cast:
Carey Mulligan, Andrew Garfield, Keira Knightley, Charlotte Rampling, Sally Hawkins

regia:
Mark Romanek

distribuzione:
20th Century Fox

durata:
103'

produzione:
Film4; DNA Films

sceneggiatura:
Alex Garland

fotografia:
Adam Kimmel

scenografie:
Mark Digby

montaggio:
Barney Pilling

costumi:
Rachael Fleming; Steven Noble

musiche:
Rachel Portman

Non lasciarmi | Recensione | Ondacinema

Non lasciarmi

di Mark Romanek

drammatico, fantascienza, Gran Bretagna/Usa (2010)

di Giuseppe Gangi

Voto: 7.0

"Non lasciarmi" di Kazuo Ishiguro è stato uno dei pochi - e giustificati - casi letterari degli anni 2000. Definita da molte testate come uno dei migliori se non addirittura il migliore romanzo del decennio, la potente parabola distopica di Ishiguro contava su mezzi molto letterari e affilava le lame dei generi per una storia densissima, la cui narrazione in prima persona saltava nel tempo addensando i ricordi dell'assistente Kathy H. in un'atmosfera volutamente nebulosa e sospesa, che si fa più netta col passare del tempo e dei capitoli.
Nel film di Mark Romanek l'intreccio è ridotto a un unico lungo flashback che ordina gli eventi cronologicamente, rendendo anche più chiari i contorni e le sfumature dei misteri che avvolgono i destini dei "donatori". Si perviene quindi al dubbio che la mancanza dell'inquietudine che attraversava il romanzo di Ishiguro e si andava rivelando per una suspense disinnescata (praticamente si intuisce la verità e quando essa viene affermata, pur atterrendo, non sorprende), sia un quid che costringa la pellicola a comprimere i tempi, a carrellare gli eventi dell'infanzia con eccessiva celerità, riuscendo a trovare un ritmo equilibrato e posato solo nella seconda parte. Probabilmente l'ingerenza in fase di scrittura dello stesso autore, qui in veste di executive producer, può essere stata tanto pesante da costringere a quella fedeltà letterale che non è necessariamente foriera di riuscita cinematografica.

Pertanto i limiti dell'opera terza di Mark Romanek si trovano praticamente nell'adattamento, poiché a ben vedere il film nella sua sostanza si fa pregevole. La regia geometrica di Romanek segue i bambini con la stessa dolcezza e con lo stesso timore con cui guarda gli adulti. L'alternanza di campi lunghissimi, lunghi e medi è volta a raffreddare un materiale emotivo magmatico, avendo poi l'intelligenza di intercettare i primi piani e cogliere l'incrinatura di un labbro, la discesa di una lacrima, uno sguardo distolto. La resa atmosferica, dall'istituto di Hailsham fino ai Cottage e ai centri di completamento, è perfettamente aderente allo spirito del romanzo, disvelando un mondo esterno suddiviso tra gli autunnali colori della campagna inglese e le architetture squadrate, replicate e spersonalizzate della città.
I tre personaggi si muovono come eterni fanciulli in una realtà sempre estranea e per loro crudele, dove hanno e avranno per sempre qualcosa da imparare, soprattutto su di sé, sul loro ruolo nella società. Molto deve il film alle interpretazioni: Carey Mulligan dà a Kathy la giusta dose di dolcezza e forza d'animo, così come il sorriso di Andrew Garfield fornisce un adolescenziale impaccio a Tommy; anche se forse l'interpretazione più sorprendente, dato il tempo contenuto di presenza in scena, è la regressione di Keira Knightley (impressionante anche la vicinanza con la sua interprete da bambina), inizialmente forte e svettante su tutti, infine pallida smunta e spezzata dall'inizio del ciclo di donazione.

"Non lasciarmi" mostra con l'inquietante ricollocamento temporale nella realtà distopica la possibilità di un progresso medico dove la libera clonazione ha strutturato una società cannibale, il cui unico scopo è prolungare il più possibile la vita degli uomini a scapito di "povere creature" plasmate a nostra immagine e somiglianza, ma destinate a una vita limitata. Al contrario di molte opere su simili tematiche, quello che stupisce è l'inoppugnabilità di questa premessa: a Kathy, Tommy, Ruth non solo non è data la possibilità di fuggire il loro destino, ma sono gli stessi personaggi a non tentare niente che non sia "legale" per non sottrarsi a quella catena di eventi predeterminata. Fin dall'infanzia venivano abituati a cantare il tremendo futuro che li attendeva: l'inno a Hailsham che sentiamo all'inizio (e poi sul finire dei titoli di coda) parla proprio dei corpi che oggi stanno cantando e che un giorno saranno smembrati, e si volteranno indietro ai giorni felici della loro infanzia, al periodo ovattato e protetto al quale tutti si sentono legati. Consci dell'indispensabile importanza per le altre persone, che grazie a loro sopravvivranno, si consegnano nelle mani dei loro creatori/aguzzini. E' l'essere umano che si limita a essere solo corpo, neutra sacca di organi.

La progressione drammatica, suturata dai nostalgici archi di Rachel Portman, che porta alla consapevolezza del perfido meccanismo del mondo, ha il suo apice nel finale straziante, dove la voce di Carey Mulligan considera bladerunneriamente su donatori e riceventi. Forse le loro vite non sono poi così diverse dalle persone che salvano. Nessuno capisce fino in fondo cosa ha passato e ciascuno crede di non aver avuto abbastanza tempo. Eppure, è già tempo di morire.