CAST & CREDITS

cast:
Carmelo Gómez, Judith Diakhate, Mariano Alameda, Celso Bugallo

regia:
Jorge Sánchez-Cabezudo

distribuzione:
Istituto Luce

durata:
123'

sceneggiatura:
Jorge Sánchez-Cabezudo

fotografia:
Ángel Iguácel

La notte dei girasoli | Recensione | Ondacinema

La notte dei girasoli

di Jorge Sánchez-Cabezudo

noir, drammatico, Spagna/ Francia/ Portogallo (2008)

di Giuseppe Vuolo

Voto: 7.5
Un esteso e isolato campo di girasoli è il luogo ideale per compiere un'azione delittuosa, così come i cunicoli stretti e gli scuri anfratti rocciosi di una grotta profonda sono ideali per occultare qualcosa; e Jorge Sánchez-Cabezudo scrive e dirige un'opera prima che s'insinua lentamente sotto pelle, andando a scavare nei volti dei suoi protagonisti, intrecciando le loro storie, infilandosi negli ambienti in cui vivono, attraversando strade che presentano diverse biforcazioni e disseminando tracce in grado di essere (allo stesso tempo) ininfluenti e determinanti.

Difficile catalogare (non può non restare deluso lo spettatore che s'aspettava l'horror, oppure il thriller) un film la cui trama si dipana in sei vicende che ruotano (in qualche modo) tutte attorno a un unico evento drammatico, il quale, però, espletato il suo compito, si dissolve nel nulla per sviare e confondere; lasciando spazio a solidi caratteri che si trovano costretti a interagire tra di loro e a cambiare per sempre il corso delle proprie esistenze.

Il destino è ineluttabile e non vi si può opporre resistenza (la speranza che la scoperta della grotta possa fornire nuova linfa vitale ad un "villaggio di morti"), anche se niente è come sembra (la doppia vita di Thomas) e il caso può risultare una componente fatale (la tragica fine di Cecilio).
I lenti movimenti della mdp e gli intensi primi piani (spesso enfatizzati da acuti e striduli commenti sonori), accompagnati da una fotografia (a volte sgranata) che accentua colori come il giallo e il nero (in perfetta simbiosi con il polveroso - "l'uomo del motel" è un agente di commercio che vende aspiratori di tipo industriale - paesaggio rurale), ratificano il concetto.

I lampioni che vengono riparati, alla fine, ripristinano l'illuminazione solo per far luce su una realtà ambigua e corrotta, atrofizzata e morente; una luce che lascia emergere dall'oscurità solo ciò che la perfetta (nonostante qualche lungaggine) struttura del film vuole mostrare (frustrando - in un certo senso - le attese dello spettatore, ma inchiodandolo comunque dinnanzi allo schermo).