CAST & CREDITS

cast:
Alberto Di Stasio, Francesco Scimemi, Fausto Sciarappa, Regina Orioli, Gianmarco Tognazzi

regia:
Federico Greco

durata:
24'

produzione:
Digital Room, MiBACT

sceneggiatura:
Federico Greco, Igor Maltagliati

fotografia:
Michele De Angelis

scenografie:
Roberto Papi (Logical Art)

montaggio:
Alessandro Giordani

costumi:
Costanza Bastanti

musiche:
Angelo Talocci

Nuit Americhèn | Recensione | Ondacinema

Nuit Americhèn

di Federico Greco

horror-comedy, Italia (2013)

di Claudio Fabretti

Voto: 7.0

Ci sono gli horror involontariamente comici e quelli paurosamente divertenti. "Nuit Americhèn" appartiene alla seconda categoria. Ironico fin dal titolo, rielaborazione maccheronica della "Nuit américaine" di Truffaut (in Italia: "Effetto notte"), il corto di Federico Greco condensa in 24 minuti battute, citazioni cinefile e suspense, lasciando l'unica delusione di una fine precoce, che speriamo possa venire un giorno rimandata in un adattamento sulla lunga distanza. Ipotesi ottimistica, forse, ma non troppo, se si pensa che il film, oltre a incassare una raffica di elogi nei passaggi al Courmayeur Noir In Festival e al RIFF di Roma, è riuscito nell'impresa di far scucire al MiBACT quei finanziamenti solitamente preclusi all'horror e riservati alle solite consorterie del cinema italiano più o meno d'autore.

Ma nel mirino della macchina da presa di Greco finiscono soprattutto i figli nostrani della pulp generation, i registi della paura all'amatriciana, abituati ad allestire set cialtroneschi e a riciclare dozzinalmente le trovate di Tarantino, senza conoscere neanche gli originali italiani ai quali il maestro di Knoxville ha attinto a mani basse. Uno di questi è proprio Paolo (un efficacissimo, carognesco Gianmarco Tognazzi), cinematografaro furbetto che prova a girare di straforo un horror "no budget" in una villa in rovina, ingannando il proprietario con la scusa di uno spot promozionale e facendo passare per fonico e operatore i suoi due attori (Fausto Sciarappa e Regina Orioli). Ma il ghigno sinistro del proprietario (Alberto Di Stasio, l'indimenticabile Sergio di "Boris") lascia già presagire che niente andrà come previsto. E così sarà, in un delirio di verità e messinscena, dialoghi surreali e sadica violenza, la cui vittima principale sarà proprio Regina Orioli (alias Diana), abile nel passare da un registro comico volutamente sciatto a un piglio guerriero che cita apertamente la Thurman/ Black Mamba di "Kill Bill" (ma i rimandi cinefili del film si estendono anche a Kubrick, Craven e a quel "The Blair Witch Project" che è un po' il capostipite dei "mockumentary-horror").
Insomma, "un effetto notte in salsa di pomodoro romana", per dirla con le parole del 44enne regista, già autore di documentari ("Stanley and Us", su Kubrick), lungometraggi ("Il mistero di Lovecraft - Road to L."), corti ("Liver") e programmi tv ("Masters of Magic").

Metacinema, cinefilia, colpi di scena: tutto è giocato da Greco sul filo dell'ironia - anche verso se stesso, nella citazione del suo debutto, "quell'horror intellettualoide che hanno visto in cinque" - ma con una padronanza dei movimenti di macchina e nella gestione del cast che non ha niente da invidiare ai maestri italiani del genere (quelli riciclati da Tarantino, per l'appunto). A conferma che si può essere leggeri e rigorosi al tempo stesso, sfuggendo a quella seriosità autoreferenziale che troppo spesso ammorba il cinema italiano, anche nelle sue propaggini "indie".