CAST & CREDITS

cast:
Vincenzo Amato, Francesco Casisa, Charlotte Gainsbourg, Filippo Pucillo, Aurora Quattrocchi

regia:
Emanuele Crialese

distribuzione:
01 Distribuzione

durata:
110'

produzione:
Bernard Bouix, Tommaso Calevi

sceneggiatura:
Emanuele Crialese

fotografia:
Agnes Godard

Nuovomondo | Recensione | Ondacinema

Nuovomondo

di Emanuele Crialese

drammatico, Francia / Italia (2006)

di Manuel Billi

Voto: 8.0

Vincitore del Leone d'Argento "Film Rivelazione", riconoscimento creato ex nihilo per non lasciare senza premi il film più amato dalla critica internazionale, "Nuovomondo" ha il pregio di non assomigliare a nessun'altra opera, di non inseguire o ricalcare modelli sebbene i referenti cinematografici siano presenti in filigrana (Visconti in primis, ma anche il Buñuel de "Los Olvidados") e, cosa rarissima nella nostra cinematografia, sottende una precisa idea di cinema.
Crialese guida il racconto con maestria, evita di adeguarsi con un tocco "pauperistico-lacrimevole" a un soggetto così abusato. Al contrario, ha il coraggio di trattare la materia narrata con un'ironia non sprezzante: la foto di rito scattata prima della partenza, il test psicoattitudinale a Ellis Island, in cui la candida ingenuità di Salvatore "annulla" le insidie della prova ed annichilisce i presenti con una straordinaria dimostrazione di intelligenza messa al servizio della pratica, del gioco manuale.

Con uno stile asciutto, segnato da un rigore che quasi mai cede alla spettacolarizzazione degli eventi, il regista di "Respiro" rischia tutto puntando sul piano medio, evitando di cadere in vacui "tornatorismi", ma anzi parcellizzando lo spazio, reiterando immagini ora asimmetriche, ora composte seguendo le linee geometriche del profilmico, onde produrre quadri nel quadro mai gratuitamente confezionati, essendo il film incentrato sulla convergenza/scontro tra opposti che trovano in tale alternanza "compositiva" la loro configurazione filmica: la presunta razionalità del "nuovo mondo" vs l'"a-razionalità" delle società arcaiche.
Il fatto che la nave non sia mai ripresa in campi lunghi e che la scena potenzialmente più "spettacolare", quella della tempesta, consista essenzialmente nella collazione di piani ravvicinati dei corpi feriti, accasciati al suolo, dei migranti sono indice di una raggiunta maturità di "sguardo". La negazione di una visione d'insieme e la proliferazione di dettagli fa il paio con le soluzioni adottate nella descrizione e rappresentazione dei personaggi, che si "dispiegano" nelle immagini senza "spiegarsi" o "essere spiegati" da altri, attraverso i gesti più che le parole. L'evoluzione del rapporto tra la famiglia siciliana e la misteriosa americana passa prevalentemente attraverso lo sguardo. Crialese sottolinea l'importanza del riconoscimento, dell'universalità di quel muto dialogare, addirittura "rompendo" l'equilibrio e la "compostezza" del racconto con segmenti isolati di struggente "verità" (Lucy e Donna Fortunata, sedute sul letto, in silenzio, un fugace scambio di sguardi, la musica che sottolinea l'avvenuta, mutua "comprensione").

Immagini e racconti dalla e sull'America che alimentano sogni di gloria e invitano al viaggio: galline e ortaggi giganteschi, fiumi di latte, alberi da cui cadono monete. Era sicuramente rischioso ricorrere al simbolo, alla metafora. Proprio perché non posticce o calate dall'alto, ma mediate da un personaggio (di fatto sono immagini mentali del protagonista, letteralmente "sogni ad occhi aperti" condizionati dai racconti e dai fotomontaggi), le parentesi simbolico-oniriche s'innestano perfettamente nel racconto "realistico", contribuendo ad avvolgere il tutto in una densa aurea mitica, arcana, a-temporale: il viaggio verso l'America diviene così un tragitto simbolico verso un Paradiso ideale, utopico, una sorta di quasi biblica mitopoiesi al di fuori del tempo e della Storia. Il momento fatidico del distacco dalla terra madre è reso con una delle inquadrature più potenti del cinema italiano recente: la nave che si allontana lentamente dal porto, come ad aprire una ferita, una lacerazione intima non rimarginabile.
E' più di un semplice racconto di emigranti, è forse più legato al tema universale della perdita e dell'abbandono, dell'allontanamento dal ventre materno (poi suggellato dallo straziante addio alla madre nel finale) verso mete "(in)immaginabili" ed invisibili. Infatti, come la nebbia milanese secondo Totò, l'America c'è, ma non si vede...


(in collaborazione con Gli Spietati)