CAST & CREDITS

cast:
Anne Hathaway, Jim Sturgess, Romola Garai, Rafe Spall, Ken Stott

regia:
Lone Scherfig

distribuzione:
Bim Distribuzione

durata:
108'

produzione:
Random House, Focus Features, Film4

sceneggiatura:
David Nicholls

fotografia:
Benoît Delhomme

scenografie:
Mark Tildesley

montaggio:
Barney Pilling

costumi:
Odile Dicks-Mireaux

musiche:
Rachel Portman

One Day | Recensione | Ondacinema

One Day

di Lone Scherfig

drammatico, Gran Bretagna (2011)

di Giancarlo Usai

Voto: 5.0

In un film possono funzionare o meno diversi aspetti. Sappiamo tutti le basi non tanto di una critica cinematografica, quanto di un semplice parere post-visione. Possono sembrarci errate alcune scelte di regia, può lasciare perplessi l'impostazione o lo stile di sceneggiatura, una messa in scena accurata e appropriata o no. Poi, ovviamente, ci sono le interpretazioni e gli aspetti tecnici sempre troppo spesso, recentemente, considerati secondari.

E poi c'è un'altra questione che, invece, riguarda solo alcune pellicole, vale a dire quelle che nascono da un soggetto non originale, magari da un libro, magari un romanzo, magari un cult che ha segnato una giovane generazione di lettori inglesi, ma non solo. È il caso di "One Day", l'adattamento cinematografico del best seller di David Nicholls "Un giorno", un vero e proprio caso letterario di qualche anno fa. Una complicata e sofferta gestazione ha portato finalmente alla realizzazione del progetto. La storia inventata da Nicholls è ormai arcinota: due amici e anche un po' amanti si laureano, si perdono di vista, ma non completamente, si rincontrano e si riperdono in continuazione nei successivi vent'anni di vita. E il romanzo si snoda attraverso un trucco narrativo particolare: il quadro generale delle loro due vite, così diverse, e del loro rapporto, così indefinibile, è dato da un aggiornamento, di anno in anno, di un solo giorno all'anno, il 15 luglio. A volte è occasione per rivedersi o per sentirsi semplicemente al telefono. Fatto sta che Nicholls descriveva le peripezie di Dexter ed Emma di un solo giorno su 365.

Lo stesso scrittore è anche l'autore della sceneggiatura del film, diretto da quella Lone Scherfig che, dalla Scandinavia europea dove ha seguito le orme di Lars Von Trier e del suo Dogma, ha poi rotto gli indugi decidendo di votarsi a un cinema più lindo, levigato e vicino al concetto di mainstream. Dopo il clamoroso successo di "An Education" la Scherfig mette in scena la storia con una tecnica registica innegabilmente sopraffina: il film è tutto un susseguirsi di scene "cult", un alternarsi di primi piani dolenti e campi larghi degli ambienti in esterna della città e della campagna inglese. E lo script di Nicholls certo non risparmia dialoghi serrati, ricchi di umorismo ad effetto e riflessioni melodrammatiche ricalcanti l'incedere del romanzo.

Ma, nonostante ciò, "One Day" è un esperimento in parte fallito. Perché l'espediente stesso che sta alla base dell'opera, ovvero l'avanzamento narrativo per un solo giorno all'anno, finisce per perdere il fascino che emanavano le pagine del romanzo e si trasforma in una corsa a rotta di collo verso la conclusione. Una serie di didascalie, comunque dipinte con maestria e gusto, veloci e, alla lunga, troppo, troppo fredde.

La storia di Nicholls, e anche della Scherfig, è di quelle che potrebbero prestarsi alla realizzazione del melodramma definitivo. Dal coming-of-age di neomaggiorenni ai dolori e ai disincanti di una vita da ultratrentenni problematici. Sicuramente lontani dalle pericolose derive del cinema sentimentale di largo consumo, "One Day" ha invece come modelli linguaggio e stile più vicini a quel filone di cinematografia del ricordo e della malinconia proprio di alcuni cineasti indipendenti, da Richard Linklater al ben più maturo Jonathan Demme. Ma la coppia Scherfig-Nicholls non possiede di questi autori la sensibilità letteraria così acuta. Per questo, soprattutto nella prima metà in cui il ritmo e il passare degli anni è fin troppo sostenuto, il film risulta perdere molto della sua, potenziale, forza emotiva.

Un capitolo a parte meritano però gli attori. Pur nelle difficoltà di un adattamento così ambizioso, i due interpreti sono a dir poco perfetti. In loro, nel loro diventare adulti, visibile anche grazie al trucco e al cambio dei vestiti alla moda, c'è tutta la forza del racconto, dell'incontrollabile e inspiegabile legame che tiene vicine due persone. Un ragazzo e una ragazza prima, un uomo e una donna poi, che affrontano delusioni e dispiaceri anche e soprattutto grazie alla consapevolezza di avere da qualche parte qualcuno che li capisce più di loro stessi. Non sarà forse l'anima gemella, forse sarà qualcun altro ad essere portato all'altare, ma saranno sempre loro due a non potersi "liberare" dell'altro. Un mistero che si ripete di generazione in generazione. E in questo sorprende la maturità dell'idolo delle ragazzine Jim Sturgess, capace di trasformare il suo volto e le sue smorfie di giovane impertinente nelle rughe di un uomo temprato dagli anni. Ma la vera attrazione del film resta lei, come sempre, la divina Anne Hathaway, l'unica attrice dell'era moderna capace di strappare risate e lacrime allo spettatore con un solo, indimenticabile, primo piano.