Onward - Oltre la magia | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Luca Sottimano
6.0/10

Per qualunque autore/casa di produzione che abbia realizzato un alto numero di opere, aspettarsi un calo fisiologico, un passo falso, è quantomeno lecito. Ma quando si parla della Pixar, è particolarmente dura farsene una ragione, soprattutto per chi, come chi scrive, è fin dall’infanzia accanito fan. La lunga serie di film che va dal primo "Toy Story" (1995) al suo terzo acclamato capitolo del 2010, si era distinta per plot originali e eterogenei, raggiungendo, se non sempre l’etichetta di capolavoro, quanto meno esiti ragguardevoli. Fondamentale soprattutto per avere sdoganato definitivamente, agli occhi della critica e del grande pubblico, l’animazione hollywoodiana come genere “adulto” capace di affrontare tematiche complesse. A partire da "Cars 2" (2011) il meccanismo si è inceppato, soprattutto a causa di un notevole aumento delle uscite e di un maggiore ricorso all’espediente di sequel/prequel/spinoff. Così, negli ultimi anni abbiamo visto alternarsi autentici gioielli ("Inside Out","Coco"), a film più blandi ("Monster University","Il viaggio di Arlo"). In quale categoria possiamo dunque incasellare l’ultimo “Onward-oltre la magia”, uscito nelle sale statunitensi a fine febbraio, due settimane prima della loro chiusura?

In un universo fantasy in cui il progresso tecnologico ha reso obsoleta la magia, vivono con la madre due fratelli elfi adolescenti, Ian e Barley. Per il suo sedicesimo compleanno Ian riceve in dono un bastone fatato che può fare tornare in vita per 24 ore il padre, deceduto anni prima. L'incantesimo riesce solo "a metà", limitandosi a far apparire le gambe dell'elfo genitore e proiettando i due fratelli verso un'avventura contro il tempo per poterne finalmente rivedere il volto.

Alla base riscontriamo il più riconoscibile marchio Pixar: un universo in tutto e per tutto simile al nostro, ma alternativo poiché abitato da “altri”, questa volta elfi e magiche creature. L’ "ibridazione" produce talvolta esiti arguti: spiccano una banda di piccoli folletti arroganti che guidano Harley Davidson e una titolare di un banco dei pegni col fiuto per gli affari. Come ne "Gli incredibili" (2004) emerge una forte nostalgia per il passato, qui incarnata da Barley che non vuole che il questo venga distrutto e per "riviverlo" colleziona carte da gioco e giochi da tavolo a tema. Ma il "Pixar Touch" a cui siamo abituati si scorge solo a tratti, nella costruzione dei personaggi, in alcuni spunti azzeccati (i momenti comici con il corpo “dimezzato” del padre che richiamano "Weekend col morto"), ma non certo nella complessiva struttura narrativa. La dimensione fantasy è infatti oggi troppo inflazionata e quella di "Onward" non riesce a ricamarsi una propria nicchia di originalità: la lunga quest "cavalleresca" dei due protagonisti (e le dinamiche da buddy movie che ne derivano) non appassiona né mai sorprende. Né è particolarmente ispirata la "lezione" che il protagonista impara al termine delle sue avventure, in passato altro grande punto di forza della "casa delle lampadina". Come dimenticarsi, ad esempio, la profondità della riflessione a cui giungeva, sul finale di "Ratatouille" (2007), il critico Anton Ego? Il motto "Tutto il mondo può cucinare" non significa che tutti siamo grandi chef, ma che questo si può nascondere dentro chiunque di noi”. Manca anche quell’ approccio innovativo al design dell’animazione che aveva sempre portato con sé ogni loro nuovo lavoro, dalla definizione del pelo dei protagonisti di "Monsters & Co" (2001) al manierismo tecnico de "Gli incredibili 2"(2018). In "Onward" invece, si nota la consueta cura nelle composizione delle immagini e nella resa degli ambienti, ma non il "salto in avanti" che si ci poteva aspettare.

Al termine della visione, ciò che rimane è solo la domanda: "questo film ha in fondo una ragion d’essere?". L’impressione è che "Onward" si possa collocare dalle parti di "Ribelle-The Brave" (2012): piacevole ma convenzionale, che alla fine non lascia il segno, che si dimentica non appena partono i titoli di coda. Si potrebbe definire quasi “disneyano”: sicuramente piacerà da un pubblico infantile, ma risulterà troppo insapore per tutti gli altri. Ma l’aggettivo è in fondo ingiusto, alla luce di alcuni ottimi risultati raggiunti dalla casa madre nell’ultimo periodo (come "Oceania" o "Zootropolis"). Sorge allora il dubbio che, da quando è stata acquisita nel 2006, la Disney abbia ricevuto un’influenza "positiva" dalla Pixar (John Lasseter è stato direttore di entrambi i dipartimenti animati fino al 2017), ma che quest’ultima abbia subito dall’altra alcune imposizioni, come una più stretta calendarizzazione che l’ha portata a sviluppare alcune storie poco singolari.

In Italia l’uscita nelle sale di "Onward", inizialmente prevista per il 22 luglio, è stata rinviata (chissà se definitivamente) al 19 agosto. Nell’attesa, poniamo le nostre speranze nel venturo "Soul", fissato negli Stati Uniti (per ora) al prossimo novembre e che dai trailer appare assai più accattivante (confidiamo soprattutto nel suo regista, il Pete Doctor di "Up" e "Inside Out", l’ultima vera "mente" rimasta nella Pixar dal suo nucleo fondativo).


18/07/2020

Cast e credits

regia:
Dan Scanlon


titolo originale:
Onward


distribuzione:
Walt Disney Pictures


durata:
105'


produzione:
Pixar Animation Studios


sceneggiatura:
Dan Scanlon, Jason Headley, Keith Bunin


fotografia:
Sharon Calahan, Adam Habib


montaggio:
Catherine Apple


musiche:
Mychael Danna, Jeff Danna


Trama
Due fratelli elfi adolescenti, Ian e Barley, intraprendono un viaggio per scoprire se, tramite la magia, riescono a trascorrere un ultimo giorno con il padre, morto quando erano troppo giovani per ricordarlo.
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