CAST & CREDITS

cast:
Jared Harris, Christian Berkel, Hugh Grant, Sylvester Groth, Luca Calvani, Elizabeth Debicki, Alicia Vikander, Armie Hammer, Henry Cavill

regia:
Guy Ritchie

distribuzione:
Warner Bros Italia

durata:
116'

produzione:
Warner Bros, Davis Entertainment

sceneggiatura:
Guy Ritchie, Lionel Wigram

fotografia:
John Mathieson

scenografie:
Oliver Scholl

montaggio:
James Herbert

costumi:
Joanna Johnston

musiche:
Daniel Pemberton

Operazione U.N.C.L.E. | Recensione | Ondacinema

Operazione U.N.C.L.E.

di Guy Ritchie

azione, spionaggio, commedia, Regno Unito/Usa (2015)

di Lorenzo Taddei

Voto: 7.5
Quattro anni dopo "Sherlock Holmes - Giochi di ombre", Guy Ritchie raccoglie il testimone di un progetto che la Warner Bros aveva inizialmente pensato per Steven Soderbergh. Il soggetto è la serie tv "Organizzazione U.N.C.L.E." (The Man From U.N.C.L.E.) trasmessa in quattro stagioni tra il 1964 e il 1968.
Come al solito Ritchie scrive anche la sceneggiatura, stavolta insieme a Lionel Wigram, dalla cui graphic-novel fu tratto il primo episodio di Sherlock Holmes. Manca il grottesco e l'umorismo nero e il montaggio piacevolmente isterico degli esordi, soprattutto di "Lock & Stock", ma il regista inglese sembra aver ritrovato il gusto di divertirsi e divertire, esagerando con stile.  
Rispetto alla serie tv "Operazione U.N.C.L.E." è una sorta di prequel che mostra le origini della squadra segreta incaricata di proteggere il mondo (l'acronimo significa "United Network Command for Law and Enforcement"). Ambientato nel 1963, in piena guerra fredda, il film si apre con Napoleon Solo (Henry Cavill) ex ladro eccellente di opere d'arte arruolato dalla Cia, che cerca di portar via Gaby Teller (Alicia Vikander) da Berlino Est, superando la tenace, tenacissima opposizione di Illya Kuryakin (Armie Hammer) giovane agente del Kgb incaricato di non lasciar fuggire la donna.

Un inseguimento tutto da gustare stabilisce subito il registro del film. La fisica scricchiola mentre Illya trattiene "a mano" l'auto in fuga che andrà poi a incastrarsi fra i muri di un vicolo troppo stretto.  Non c'è alcun intento di rappresentare la storia, le ideologie o le strategie di potere seguite al secondo dopoguerra, nessuna velleità realistica, salvo quella di ridicolizzare l'ossessiva competizione tra Usa e Urss, che emerge ancora meglio quando i due paesi sono costretti a collaborare. Più che con spie, abbiamo a che fare con eroi affascinanti e pressoché invincibili. Le loro imprese hanno la forma del fumetto:  mentre i fatti più incredibili accadono i personaggi si prendono il tempo di commentarli, con il fare ammiccante e spensierato di chi è al sicuro nella propria vignetta. 

La competizione Usa-Urss si trasforma in alleanza. Loro malgrado i due agenti devono unirsi per scongiurare una minaccia nucleare che mette in pericolo il mondo intero. Non so se sia più assurdo pensare a una buddy-comedy che mette insieme Cia e Kgb oppure a una minaccia nucleare che provenga dall'Italia. Due assurdità abilmente gestite da Ritchie, che progressivamente affina l'intesa fra i due maschi alpha, senza però rinunciare a certi rigurgiti di rivalità che vedono primeggiare ora l'uno ora l'altro: Solo per esempio nelle tecniche di scasso, Illya nella tecnica dello "schiaffo" o - in contrasto con la convinzione comune - nelle attrezzature tecnologiche. Salvarsi la vita a vicenda aiuta certamente i due a diventare solidali, addirittura complici. Gaby è l'elemento femminile della squadra che ovviamente facilita certi risvolti comico-romantici e che altrettanto ovviamente cela un segreto che al momento giusto scombinerà le carte.

Altra figura femminile importante è Victoria Vinciguerra (Elizabeth Debicki, Jordan Baker ne "Il grande Gatsby) mente e glamour criminali, assistita e riverita dal fido marito Alexander, interpretato da Luca Calvani: un ruolo secondario ma in cui l'attore pratese (che si "autodoppia") mostra oltre a una certa fisionomia "sixty", anche la sua capacità di prendersi in giro.

Il casting del film è stato molto travagliato. Per il ruolo di Solo si candida una lunga serie di attori tra cui - per dirne solo alcuni - George Clooney, Ryan Gosling, Christian Bale, Bradley Cooper, Leonardo di Caprio, alla fine sembra fatta per Tom Cruise che però a causa pare della concomitanza con le riprese di "Mission Impossible 5" rinuncia alla parte. La scelta finale di Cavill e Hammer (che peraltro ha una certa somiglianza con Gosling) riduce il prestigio del film ma allo stesso tempo forse lo libera dall'ingombro dei divi e senza dubbio gli garantisce un contenimento del budget.

La maggior parte delle riprese si sono svolte a Londra, ma anche a Roma (non manca certo la vespa) e Napoli (Pozzuoli e Bacoli). Le scenografie di Scholl e i costumi (di Joanna Johnston, nomination all'Oscar per "Lincoln") rappresentano degnamente gli anni '60 e certi ambienti elitari dominati dalla famiglia Vinciguerra. Ma il vero valore aggiunto del film è la colonna sonora, composta dalle musiche originali di Daniel Pemberton (già compositore in "The Counselor" di Ridley Scott e nel prossimo "Steve Jobs" di Danny Boyle) e da altri pezzi davvero azzeccati come "Take Care of Business" di Nina Simone, "Cry to Me" di Solomon Burke e anche "Il mio regno" del grande Tenco e "Che vuole questa musica stasera" di Peppino Gagliardi, canzone forse meno conosciuta delle altre ma che completa per contrasto una delle scene meglio riuscite del film.