CAST & CREDITS

cast:
Jared Harris, Sam Claflin, Erin Richards, Rory Fleck-Byrne, Olivia Cooke

regia:
John Pogue

distribuzione:
Lucky Red

durata:
98'

produzione:
Hammer Film Productions, Exclusive Media Group, Traveling Picture Show Company

sceneggiatura:
Craig Rosenberg, John Pogue, Oren Moverman

fotografia:
Mátyás Erdély

scenografie:
Caroline Barclay

montaggio:
Glenn Garland

costumi:
Camille Benda

musiche:
Lucas Vidal

Le origini del male | Recensione | Ondacinema

Le origini del male

di John Pogue

horror, Gran Bretagna/Usa (2014)

di Antonio Pettierre

Voto: 3.0

All'uscita dalla sala dopo aver assistito alla proiezione di "Le origini del male" uno si chiede perché fanno film così? Un film che va al di là della bruttezza pura e semplice che entra nella categoria dell'inutilità. Un film che non corrisponde a nessun criterio né di una pellicola di genere horror né tantomeno a un onesto prodotto industriale di puro intrattenimento. Ma andiamo per ordine.

Con una trama abbastanza classica del cinema satanico e di fantasmi, nel 1974 un professore dell'Università di Oxford specializzato in malattie mentali  e in fenomeni paranormali ha in cura una ragazzina che sembra posseduta, ma che in realtà secondo le sue teorie scientifiche proietta junghianamente il suo male interiore verso l'esterno. Aiutato da due assistenti - un ragazzo e una ragazza -  applica una cura sperimentale che rasenta la tortura nei confronti della ragazzina. Pensa bene, per documentare il tutto, di ingaggiare un giovane operatore che collabora con il dipartimento audiovisivo dell'Università. Ben presto i vicini e i colleghi vedono di cattivo occhio le urla e la musica assordante proveniente dall'appartamento all'interno del College dove è "rinchiusa" la ragazzina e sull'onda delle proteste viene tolto qualsiasi finanziamento all'esperimento. Il professore, appoggiato dai tre ragazzi, prosegue trasferendosi nella solita casa isolata e qui si assiste all'evoluzione dei fenomeni paranormali fino ad arrivare alla scoperta che la ragazzina è posseduta da un demone. Ovviamente lo scontro tra scienza e paranormale vedrà soccombere la prima con un prevedibile finale di sangue.

Il primo fondamentale punto dolente del film è che inizia avvertendo che si tratta di una storia vera e per rendere stilisticamente questo aspetto viene utilizzato il found footage, visto che si parte proprio dai filmati girati all'epoca dei fatti dal giovane operatore. Il film s'ispira a un esperimento reale fatto da un gruppo di studenti canadesi agli inizi degli anni 70, denominato Philip Experiment, dove, per due settimane, dopo aver creato una identità di una persona cercano di evocarne lo spirito. Gli sceneggiatori sfruttano molto liberamente l'episodio per scrivere, invece, una storia completamente inventata di banale possessione che alla fine fa il verso alle tematiche e atmosfere a opere come "L'esorcista", senza nessun anelito di originalità: le psicologie dei personaggi sono raffazzonate; le dinamiche tra loro risultano puerili (con storie di sesso e potere tra il professore e la sua assistente e la paziente e tra i due giovani assistenti); abbiamo pure la ciliegina che il giovane operatore (in un'altra caduta della sceneggiatura) s'innamora della giovane posseduta e in un solo pomeriggio, scartabellando in biblioteca, scopre la sua vera storia (impresa non riuscita al professore e assistenti in mesi di analisi e studi) in un colpo di scena senza la benché minima causalità narrativa.

Il secondo punto è che "Le origini del male" non provoca nemmeno un percettibile spavento né un soprassalto sulla poltrona del cinema per la totale mancanza di suspense e per un'incapacità da parte del regista (anche co-sceneggiatore) John Pogue di mettere in scena il più piccolo meccanismo di sorpresa e anzi svelando in anticipo quello che succede nella scena successiva. Aggravato dal fatto che la maldestra amalgama tra i due registri visivi e diegetici -  tra le riprese in found footage e quelle in tempo reale - provocano uno straniamento visivo, con punti di vista falsati utilizzati senza alcun motivo drammaturgico.

Sorvoliamo poi sulla pessima prova degli attori, gli effetti buttati lì tanto per far capire che siamo in un horror, le improvvisa urla, gli oggetti che si rompono da soli o le luci che si spengono, in un povero armamentario che dovrebbe provocare paura e invece l'unico effetto è lo sbadiglio: la durata di 98' sembra raddoppiare per la noia accumulata dalle immagini che scorrono lentamente (quella sì paurosa) sullo schermo. Un film insalvabile sotto tutti i punti di vista e che se ci fosse il diritto di recesso (visto che stiamo parlando di un prodotto cinematografico) si dovrebbe dare la possibilità del rimborso della spesa del biglietto. Alla fine è meglio vedere uno dei tanti film horror del passato remoto e recente, se si vuole provare qualche vero brivido, e lasciar perdere "Le origini del male".