CAST & CREDITS

cast:
Campino , Giovanna Mezzogiorno, Dennis Hopper, Inga Busch, Gerhard Gutberlet, Harry Blain, Sebastian Blomberg, Jana Pallaske

regia:
Wim Wenders

distribuzione:
Bim

durata:
124'

sceneggiatura:
Wim Wenders, Norman Ohler

fotografia:
Franz Lustig

scenografie:
Sebastian Soukup

montaggio:
Peter Przygodda, Oli Weiss

costumi:
Sabina Maglia

musiche:
Irmin Schmidt

Palermo Shooting | Recensione | Ondacinema

Palermo Shooting

di Wim Wenders

drammatico, Germania, Francia, Italia (2008)

di Giancarlo Usai

Voto: 3.0

La morte atterra a Palermo e combina un disastro. Per la verità, tutto comincia in Germania, dove il fotografo di tendenza Finn si è buttato sulla moda, facendo sbriciolare la sua credibilità. In più sta divorziando, non riesce a dormire, riflette a voce alta sul suo stato di disagio. Finché una sera rischia un frontale con un'altra automobilie a bordo della quale riesce a immortalare con una foto un losco figuro ghignante tutto vestito di bianco.

Pieno di dubbi sul presente e sul futuro, Finn (la rockstar tedesca Campino) fa i bagagli e vola a Palermo, per cercare una nuova ispirazione, respirare aria fresca e provare a prendere sonno. Si porta dietro anche Milla Jovovich nei panni di se stessa per farle delle foto in terra siciliana.

Finito il lavoro, troupe e modella ripartono e lui rimane, affascinato dai vicoli dietro il porto del capoluogo isolano, colpito dal cielo sopra il Mediterraneo (pare proprio quello che, in mancanza d'ispirazione, non riusciva a fotografare per un suo progetto in Germania). Nel frattempo continua ad addormentarsi in mezzo alla strada, nei momenti più inattesi, e i suoi improvvisi riposi non sono mai pacifici: voci, figure deformate, paesaggi inquietanti che sembrano spuntar fuori da un dipinto surrealista e, sempre più nitido, ricompare costantemente l'uomo vestito di bianco. È lui il più grosso pericolo per Finn, dato che ogni volta prova a trafiggerlo con delle frecce. Quando si sveglia, il povero fotografo è per lo meno allietato dalla comparsa di Flavia, restauratrice del Nord Italia, con un passato sentimentale doloroso. Con lei (ovvero una sommessa Giovanna Mezzogiorno) prova ad aprirsi, a raccontare il suo momento di crisi. Ma anche la povera ragazza (forse i due stanno per innamorarsi) non riesce a stare dietro a tutte le paturnie del tedesco. L'unico che pare risolvergli qualche dubbio è Frank, la Morte, l'uomo vestito di bianco, con cui incrocia un lunghissimo (quanto incomprensibile) dialogo finale sull'importanza di morire. Ci pensa dunque il mefistofelico Dennis Hopper a fare un po' di chiarezza nella mente di Finn.

Il ritorno di Wim Wenders in Europa è un orrore difficilmente descrivibile. Gli ultimi due lavori in terra americana avevano fatto pensare a una piccola resurrezione del maestro tedesco. E se "La terra dell'abbondanza" risentiva comunque della piega da santone retorico che imperava negli inguardabili film precedenti, "Non bussare alla mia porta" aveva rappresentato invece un ritorno in grande stile. Da lì si riprende per questo "Palermo Shooting": il bilancio di una vita, l'assenza dei figli e della famiglia come sostegno nei momenti di crisi, il continuo domandarsi sull'utilità e il ruolo della morte. Ma la tendenza di Wenders a usare a piene mani il registro onirico è imbarazzante: a Cannes qualcuno ironizzò sul fatto che ormai il vecchio Wim sia il David Lynch dei poveri. E in effetti si dimostra totalmente incapace di mettere in scena con fascino le scene sognanti, di dar loro un senso comprensibile per lo spettatore. L'impressione generale è proprio di un'inconsapevolezza (che fa quasi tenerezza) dello stesso regista di condurre a termine la narrazione così come l'aveva concepita in fase di scrittura. Se si eccettuano alcuni scorci suggestivi della Sicilia e qualche primo piano della Mezzogiorno, non si ricordano scene da salvare.

Dispiace per i fischi e gli schiamazzi che hanno accolto ovunque il film, ma è davvero difficile non bollare come totalmente pretenzioso lo stile usato da Wenders. Anche le apparizioni "da incubo" di Lou Reed e di Patti Smith (a proposito, la colonna sonora è davvero suggestiva) si risolvono con un effetto comico: inserti di fantastico nei momenti più improbabili della pellicola. E la tragedia trova il suo apice nell'incredibile dialogo finale: nemmeno il carisma di Dennis Hopper sembra riuscire a tradurre la stupidità delle frasi pronunciate dalla Morte.