Paolo Cognetti – Sogni di Grande Nord | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Vincenzo Chieppa
6.5/10

Paolo Cognetti si è fatto conoscere dal grande pubblico grazie al romanzo "Le otto montagne", Premio Strega 2017 e caso editoriale internazionale, tradotto in trentacinque lingue. Un'opera e un riconoscimento che non hanno tuttavia cambiato la sua vita, visto che era già cambiata anni prima, quando aveva scelto di abbandonare la caotica e frenetica Milano, in cui era nato e vissuto, per andare a stare in una baita in Valle d’Aosta, a 2.000 metri di quota.
Personaggio appartenente al mondo letterario più che a quello cinematografico (nonostante abbia studiato cinema e nonostante si sia dedicato in passato alla realizzazione di documentari), Cognetti è protagonista di quest’opera non-fiction di Dario Acocella, girata nell’estate del 2019, che racconta il viaggio in Nordamerica dello scrittore, in compagnia dell’amico Nicola Magrin, un pittore e illustratore che l’aveva già accompagnato l’anno prima in Himalaya.

In "Sogni di Grande Nord" Cognetti è impegnato e immortalato in un intimo viaggio di ricerca spirituale, sulle orme degli scrittori e avventurieri nordamericani che lo hanno ispirato: da Jack London a Raymond Carver - suo modello anche di stile -, fino al Christopher McCandless reso celebre da Jon Krakauer e poi da Sean Penn con "Into the Wild", il film che a Cognetti cambiò l’esistenza, portandolo a quella radicale scelta di vita.
Il viaggio per raggiungere il Denali National Park e, in particolare, il Magic Bus di McCandless acquista così una valenza simbolica, diventando una sorta di pellegrinaggio verso ciò che resta di una storia di libertà troppo spesso etichettata con parole sprezzanti e giudizi frettolosi, come tiene a sottolineare lo stesso Cognetti in uno dei dialoghi attorno al falò con l’amico Nicola. E sono proprio questi elementi – il falò, la libertà, due viaggiatori anticonformisti, i giudizi della silent majority – ad avvicinare "Sogni di Grande Nord" a un classico dell’on the road come "Easy Rider". Perché si respira quella stessa disillusione in questo viaggio verso il Grande Nord, anch’esso protagonista di una storia di luoghi selvaggi, ma soprattutto di persone che hanno scelto una vita non convenzionale. Come gli italiani Gianni e Magì, che sono andati a vivere in una casa di tronchi sulle rive di un isolato lago canadese. O come la scrittrice Kate, alla quale Cognetti si racconta in uno dei momenti più autobiografici del film. Ma il Grande Nord è anche quello di coloro che ci vivono non per scelta, bensì per necessità o per discendenza, nipoti o pronipoti di quegli avventurieri che cercavano l’oro nello Yukon. Persone che non vogliono o non riescono più a staccarsi da luoghi che sono ormai lo spettro di ciò che erano diventati negli anni della prosperità.

Dario Acocella segue i due viaggiatori mescolando a uno stile documentaristico convenzionale - quello che lo porta alle abusate inquadrature degli abitanti del posto che fissano la macchina da presa senza dire una parola - alcune scelte formali sicuramente più interessanti. Come quella che sembra voler innestare nel film alcuni elementi stilistici tipici della grammatica del western (i campi lunghissimi con paesaggi sterminati e una ridotta presenza umana), un genere che ben si sposa con il soggetto e che viene richiamato anche da una citazione (voluta?) di un classico come "Sentieri Selvaggi" – anche se in questo caso siamo ideologicamente e visivamente più dalle parti del western revisionista alla "Jeremiah Johnson".
Ciò che appare come un compromesso apparentemente inevitabile nel cinema contemporaneo, la ripresa dall’alto con drone, ha in quest’opera quanto meno un chiaro appiglio diegetico, quello dello svelamento progressivo del paesaggio. Perché il paesaggio è l’altro grande protagonista di "Sogni di Grande Nord", un paesaggio di una bellezza spesso folgorante, ma che – come ricorda lo stesso Cognetti – a tratti sembra intimorire l’uomo con un soverchiante senso di oppressione, manifestando silenziosamente ma minacciosamente il desiderio di riconquistare quanto alla natura è stato sottratto.


03/05/2021

Cast e credits

cast:
Paolo Cognetti, Nicola Magrin


regia:
Dario Acocella


distribuzione:
Nexo Digital


durata:
83'


produzione:
Samarcanda Film, Feltrinelli Real Cinema, Rai Cinema


sceneggiatura:
Paolo Cognetti, Dario Acocella, Francesco Favale


fotografia:
Stefano Tramacere


montaggio:
Mario Marrone


musiche:
Fabrizio Bondi


Trama
Lo scrittore Paolo Cognetti si reca in Nordamerica sulle tracce e sulle orme di Jack London, Raymond Carver e Christopher McCandless…
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