CAST & CREDITS

cast:
Blake Lively

regia:
Jaume Collet-Serra

distribuzione:
Warner Bros. Pictures

durata:
87'

produzione:
Ombra Films, Sony Pictures Entertainment, Weimaraner Republic Pictures

sceneggiatura:
Anthony Jaswinski

fotografia:
Flavio Martínez Labiano

scenografie:
Hugh Bateup

montaggio:
Joel Negron

musiche:
Marco Beltrami

Paradise Beach - Dentro l'incubo | Recensione | Ondacinema

Paradise Beach - Dentro l'incubo

di Jaume Collet-Serra

thriller, Usa (2016)

di Antonio Pettierre

Voto: 7.0

Nancy è una giovane studentessa in medicina che dopo la morte della amata madre, abbandona padre e sorellina per ritrovare una spiaggia sperduta di cui ha un ricordo felice lei bambina con la giovane madre. È una surfista e l'insenatura è ideale per farsi qualche corsa sulle onde dell'oceano blu. Isolata da tutto e da tutti, Nancy si ritaglia un momento per se stessa, per superare il lutto della perdita materna, per capire come vuol continuare la propria vita. L'affetto del padre e della sorella ci viene illustrato brevemente attraverso una videoconferenza tramite skype. Non rivela ai suoi cari dove si trova, ma in qualche modo Nancy ritrova un pezzo della vita della madre, la sua presenza, proprio rivivendo gli attimi di gioia, i ricordi di un momento felice del passato. Non c'è nessuno, a parte due giovani surfisti intenti a cavalcare le onde e Nancy si getta nelle "acque basse" (shallows, da cui il titolo originale) per rendere catartico quel momento. Ma dopo una prima parte in cui il dolore è interiore, il male si materializza improvvisamente in un grande squalo bianco che farà strage dei due surfisti e inizia una lotta all'ultimo sangue con Nancy, ferita e rifugiatasi su uno scoglio per la bassa marea.

Jaume Collet-Serra ha come modello "Lo squalo" di Steven Spielberg, capolavoro insuperato degli anni 70, trasformando la vicenda in un duello (meta)fisico tra la giovane donna e il mostro marino. Il regista spagnolo, con pochissimi mezzi e poggiando l'intera messa in scena sull'unica protagonista, una Blake Lively molto brava, fisicamente ed emotivamente intensa nella sua interpretazione (che rivedremo presto nell'ultimo film di Woody Allen, "Café Society"), riesce a creare alta la tensione per tutto il minutaggio del film con un controllato crescendo di colpi di scena e di scontri. Le scene di azione e quelle di riflessione e sopravvivenza della protagonista si alternano in modo equilibrato tenendo incollato lo spettatore sulla poltrona fino all'ultimo fotogramma.

Il tema principale che il regista mette in scena non è tanto la paura, ma il sentimento di morte che avvolge Nancy, ancora più sottolineato dalla carcassa galleggiante di un'enorme orca vittima della furia famelica dello squalo che diventa confine dell'azione in una triangolazione spaziale con lo scoglio e una boa segnalatrice del piccolo golfo. Nancy quindi, affrontando lo squalo, combatte la morte che si è portata via la madre in una lunga malattia che si trasforma metaforicamente nel lungo scontro con il grande pesce oceanico. Ma Nancy non vuole fare la fine né di Giona né di Pinocchio, perché non avrebbe scampo all'interno della creatura e quindi ne deve restare a distanza, tenerla lontana dalla sua ansia di vita e combattere fino in fondo (come la madre ha fatto con il cancro fino all'ultimo). Psicologicamente Nancy deve "ricucire" da sé le ferite subite, con forza d'animo e ingegno e trovare una soluzione dentro la sua voglia del ricordo della madre che continua a vivere in lei per affrontare la morte imminente.

La solitudine è un altro tema fondante di questo piccolo film: si è soli contro la morte, si è soli nello spazio della sopravvivenza e si è soli nell'affrontare le avversità. Lo spagnolo ha preso molti rischi in una sceneggiatura che è ridotta all'osso e con un soggetto molto esile che poteva non essere adeguato per un lungometraggio, ma riesce con una accorta messa in scena e un montaggio alternato efficace nella gestione dei tempi della suspense (oltretutto iniziando con un lungo flashback con ritorno nel tempo filmico presente solo per il finale) a dirigere un buon prodotto che produce i giusti brividi in una calda e asfittica estate cinematografica.