CAST & CREDITS

cast:
Chiara Mastroianni, Agathe Bonitzer, Malik Zidi

regia:
Sophie Fillières

durata:
105'

produzione:
Pierre Grise Productions

sceneggiatura:
Sophie Fillières

scenografie:
Laurent Baude

costumi:
Carole Gérard

Pardon My French | Recensione | Ondacinema

Pardon My French

di Sophie Fillières

commedia, Francia (2009)

di Davide De Lucca

Voto: 6.0
Commedia francese garbata e dai toni pacati, ma un po' povera di trovate, "Pardon my French" racconta di Nathalie (o Célimène, la donna - poverina - è un po' confusa e si serve di due nomi), scrittrice con la momentanea sindrome della pagina bianca (Chiara Mastroianni) che viene benevolmente perseguitata da Anais (Agathe Bonitzer), giovane fan che vuole aiutarla a ricominciare a scrivere. In mezzo ci sono un figlio, una storia d'amore forse finita, forse no, un gattino, e l'inquietudine di Nathalie causata dal blocco creativo.

Con un soggetto del genere, l'artista affetto da una crisi di idee, altri registi hanno prodotto grandi cose (Fellini, Allen, Kubrick, i Coen, Bellocchio, Charlie Kaufman per citarne alcuni), ma il paragone sarebbe senz'altro ingiusto e improprio, anche perché Sophie Fillières non approccia il tema con pretese di sviscerare le ubbie e i tormenti di uno scrittore in bancarotta creativa ed estrarne un saggio sul senso dell'arte o sul male di vivere dell'artista. La storia infatti è molto semplice, sembra più che altro volere aprire una finestra sulla vita della protagonista e sulla sua quotidianità di persona comune, rifiutando spettacolarità, eventi improbabili, forzature narrative, personaggi estremi. Non grandi squilibri, quindi, non grandi ansie e pensieri da genio tormentato, ma le difficoltà di una donna qualsiasi, semplice, magari solo un po' buffa, nel tentare di ritrovare se stessa nel momento in cui non riesce più a lavorare. Nathalie ha un buon rapporto con il figlio, con la madre, con la sua migliore amica, con il suo ex, e, dopo l'iniziale diffidenza, anche con la sua groupie Anais, che la segue ovunque, a scuola di danza, dalla psicologo, al parco mentre fa jogging, che le ruba la posta e le paga persino i conti. Le due quindi diventano amiche, ed è questo che, in fondo, riesce a dare una piccola spinta alla vita di entrambe.

Il film non ha, come detto, una struttura narrativa molto forte e determinata, ma procede per piccole sequenze, ironiche, ma non spassose. Tuttavia, per quanto la sceneggiatura sia intelligente, non brilla di trovate particolari, e il film sembra un po' perdersi in se stesso e parlarsi addosso in alcuni momenti. Le peculiarità dei personaggi emergono dai dialoghi e dalle piccole cose, come le giornate in cui Nathalie non ha voglia di parlare e semplicemente tace mentre gli altri le parlano. Una commedia quasi tutta al femminile, con le protagoniste che si tengono perfettamente testa l'un l'altra: con il suo volto pulito, Chiara Mastroianni interpreta il ruolo della scrittrice in crisi di ispirazione con autentica passione, magari ammiccando un po' troppo ed esagerando in alcune espressioni, però restituendo un ritratto simpatico e sottile di una donna originale che alla fine risulta quasi adorabile; sarebbe ingiusto operare - come detto - un paragone col padre in "Otto e mezzo": lì l'artista in crisi era un regista, e lì c'era Fellini, ma la Mastroianni è comunque spiritosa e nella parte. Anche Agathe Bonitzer, con il suo personaggio della ragazzina un po' fissata, risulta abbastanza convincente.

Tutto questo però non salva il film da una certa aridità, tempi morti e a volte insignificanti. Sophie Fillières, sebbene diriga attori e scene con decisione, sembra non sapere come concludere la storia (che potrebbe perfino finire qualche sequenza prima) e non voler calcare troppo la mano in alcuni momenti che potrebbero risultare maggiormente divertenti, ma sacrificando il tutto alla verosimiglianza e all'approfondimento psicologico. Nonostante sia coerente con la vita di tutti i giorni, la scelta non paga fino in fondo.

"Un chat un chat", infine, fa riferimento a una lettura francese per bambini che viene citata in un dialogo, e poi in effetti il gatto compare, per quanto non rappresenti alcun simbolo così marcatamente essenziale alla storia, ma è comunque più sensato dell'inspiegabile titolo inglese: "Pardon my French" (scusa il francesismo) è infatti un'espressione usata, non tanto per scusarsi di non padroneggiare la lingua, quanto per discolparsi dell'uso di qualche espressione volgare o scurrile.