CAST & CREDITS

cast:
Juliette Binoche, Romain Duris, Fabrice Luchini, Albert Dupontel, François Cluzet, Karin Viard, Gilles Lellouche, Mélanie Laurent, Zinedine Soualem, Julie Ferrier, Olivia Bonamy, Maurice Benichou, Annelise Hesme, Audrey Marnay, Xavier Robic, Farida Khelfa, Suzanne Von Aichinger, Kingsley Kum Abang, Judith El Zein, Emmanuel Quatra, Nelly Antignac, Joffrey Platel, Renée Le Calm, Sabrina Ouazani, Hubert Saint-Macary

regia:
Cédric Klapisch

distribuzione:
Bim Distribuzione

durata:
130'

sceneggiatura:
Cédric Klapisch

fotografia:
Christophe Beaucarne

scenografie:
Marie Cheminal

montaggio:
Francine Sandberg

costumi:
Anne Schotte

musiche:
Robert Burke Loïc Dury Christophe Minck

Parigi | Recensione | Ondacinema

Parigi

di Cédric Klapisch

commedia, drammatico, Francia (2008)

di Rocco Castagnoli

Voto: 4.5

In tutta onestà: si sentiva forse il bisogno di un altro film dedicato a Parigi? La ville Lumière,  la Tour Eiffel, gli Champs Élysées, i bistrots, i quartieri e le vedute caratteristiche, la sua poliedrica e eterogenea comunità di abitanti, le immancabili storie d'amore, eccetera eccetera...
Intendiamoci, chi scrive di solito apprezza (e non poco) quei cineasti francesi in grado di conciliare l'amore per la propria capitale col gusto per la leggiadria e il romanticismo dei sentimenti umani (e senza scomodare nomi importanti, basta citare anche l'ultimo Emmanuel Mouret).

Qui, però, si ha l'impressione che il tutto sia stato costruito con una artificialità ed un'astuzia tipica delle trovate commerciali. Come se il regista Cèdric Klapisch, dopo una serie di film più o meno giovanilisti che avevano fatto la sua fortuna (si veda per esempio il suo maggior successo, quel "L'appartamento spagnolo" che ha fatto invogliare tutti gli studenti universitari ad andare in Erasmus), abbia deciso piuttosto prevedibilmente di puntare alla commedia più adulta, "impegnata", gestita in maniera corale, à la Altman, con un sottofondo di dramma e qualche spruzzata di riflessioni esistenziali di riporto.

Ecco allora che l'omaggio alla città romantica per eccellenza diventa espediente e unico vero collante per queste tante storie (vere? immaginate?) narrate al suo interno. Tuttavia ,ovviamente, non basta puntare su questo, né tantomeno su un cast di attori bravi (Duris, comunque preferibile nel bellissimo "Tutti i battiti del mio cuore") e belli (la panettiera magrebina, già vista in Kechiche, o la studentessa) per avere automaticamente un buon film.

Anzi, a conti fatti si ottiene proprio l'effetto contrario, e il film delude sotto molti punti di vista: i personaggi, troppo rinchiusi nei loro cliché (Duris ex-ballerino depresso dalla malttia, Binoche madre sola ma combattiva, Fabrice Luchini professore in crisi che gioca a fare il giovane) e troppo impegnati a rispettarli (come si spiegano altrimenti tutti quei dialoghi davanti ad una finestra o tutte quelle scene con le vedute paesaggistiche della città sullo sfondo?) per essere convincenti; l'alternanza toni allegri/toni drammatici fin troppo forzata e sistematica; i dialoghi a volte di una banalità impressionante (specie quelli affidati a Duris), a volte persino scurrili (ed è il caso del professore), e così via.

L'impressione che si ha, poi, è che, nonostante l'impegno profuso per cercare di essere il più originali possibile, il livello medio delle storie raccontate non si schiodi da un andazzo prevedibile e scontato (la storia d'amore professore-alunna, o quella Binoche-fruttivendolo). A coronare il tutto alcune scene abbastanza ruffiane, montate in stile "giovane", veloce, ritmato, confusionale, con musica cool sotto (la sequenza iniziale, per dire), e altre invece talmente senza senso da lasciare con ben più di qualche perplessità (tutta la parte del sogno dell'architetto, fatta al computer).

Se è consentito dirlo, chi scrive sarebbe davvero più contento se il regista/sceneggiatore tornasse al simpatico disimpegno e alla semplicità narrativa dei suoi primi film ("Ognuno cerca il suo gatto"), e lasciasse invece queste pretestuosità da cinema d'autore a chi tale cinema, per l'appunto, sa farlo.