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6.5/10
La Waterloo dei diritti civili nella Gran Bretagna del primo Ottocento è avvenuta il 16 agosto 1819 a St. Peter's Field, nella città di Manchester. Quel giorno, dopo un pacifico corteo, una folla di 60-80 mila persone si era riunita nel piazzale per assistere all'orazione del celebre Henry Hunt in seno a una manifestazione promossa dagli attivisti politici radicali del luogo, i quali peroravano la causa di richiedere al Parlamento una serie di riforme (tra cui quella elettorale). Su ordine dei magistrati, che volevano impedire lo svolgimento di una manifestazione di tali dimensioni, la cavalleria caricò la folla lasciando sul campo tra gli 11 e i 15 morti e tra i 400 e i 700 feriti. Il "massacro di Peterloo", come fu chiamato dai giornali dell'epoca, in ironica assonanza con la battaglia che pose fine all'impero napoleonico, innalzò il livello dello scontro, permettendo al governo di promulgare una legislazione assai restrittiva (nota come "Six Acts") sulle riunioni e le pubblicazioni a carattere politico, bloccando di fatto ogni tentativo di riforma e riducendo le libertà civili.

In questa sua minuziosa ricostruzione storica, Mike Leigh decide di partire dal principio, ossia proprio dalla battaglia di Waterloo di cui osserva, più che il trionfo inglese, i morti lasciati sul campo e le conseguenze politiche. Assistiamo dunque al viaggio verso a casa di Joseph, il giovane trombettiere che suona la carica anche quando non rimane nessun prode soldato a immolarsi: il trauma della guerra e il suo mesto ritorno alla normalità, nella povera Manchester, centro dell'industria tessile. Dopodiché, viene messa in scena una seduta parlamentare in cui si decidono le glorie e gli onori tributati a Lord Wellington per la sua vittoria. Per mezzo di questa perenne confronto tra popolo e aristocrazia, tra classe operaia e classe dirigente, Leigh mette a punto il suo congegno narrativo spiegando le ragioni e gli antefatti che culminarono in quel fatidico 16 agosto. Il montaggio contrappone per continuità tematica o per ironica antifrasi una sequenza ambientata nella cittadina di Manchester e una nelle stanze del potere: se da una parte scopriamo la crisi economica propagatasi a causa delle guerre napoleoniche e il conseguente impoverimento dei lavoratori, dall'altra vediamo come a un ufficiale di Wellington, il generale Sir John Byng, viene affidata la contea di Lancashire, abbastanza turbolenza politicamente e ad alto rischio di sedizione. 

Leigh organizza lunghe scene tese a mostrare la formazione di una identità politica: dibattute riunioni nei pub, comizi che infervorano gli animi, rimostranze nei confronti della classe dirigente che, però, spia e osserva a debita distanza, preparandosi a una probabile controffensiva. Evidente come il massacro di Peterloo sia utilizzato dall'autore quale simbolo di una dialettica interclassista sempre problematica, di interessi discrepanti ora come due secoli fa. Negli anni delle trattative per la Brexit e in cui monta l'onda populista nella maggior parte degli stati europei, la lezione di Leigh riguarda innanzitutto l'importanza del linguaggio politico. C'è una differenza rimarcata didascalicamente più di una volta nel corso del film e concerne quella che intercorre tra chi padroneggia la lingua della politica e chi, invece, ne resta estraneo, aspetto che suddivide in ordini coloro i quali guidano una protesta, coloro la seguono e coloro che possono impedirla. Borghesi ed esponenti dei ceti abbienti, avvicinatisi ai più deboli, si pongono al vertice del movimento di protesta popolare con l'obiettivo di far sentire la loro voce presso il re e i governatori: d'altronde parlano la medesima lingua. Al contrario, un'operaia che assiste alla prima riunione del club femminile per il suffragio universale esplode dicendo che non sta capendo una parola di quanto le relatrici stanno profferendo; relatrici che, dal canto loro, non tradiscono un certo disappunto per l'interruzione e le cattive maniere, senza porsi il dubbio se i codici per comunicare il proprio messaggio siano condivisi dagli astanti. Sono esperienze del mondo irriducibili, perché provenienti da una diversa lettura di esso: la descrizione del regista delle diverse sensibilità non lascia adito a dubbio, benché non si apra a soluzioni di sorta, quasi fosse un inevitabile ricorso della Storia, destinata a ripetersi di ingiustizia in ingiustizia.

Dopo aver concluso l'analisi della sua generazione con il bellissimo "Another Year", Mike Leigh si è rivolto al passato, realizzando prima il ritratto autunnale di uno dei maggiori pittori inglesi, William Turner e adesso un film dedicato a un episodio particolarmente violento della storia britannica. Alla base di "Peterloo" vi è una documentatissima ricerca storiografica, che dimostra come Leigh s'interessi principalmente all'esposizione del fenomeno: ciascun episodio vale come tessera di un mosaico più grande, innescante azioni e reazioni che, pur sfiorandosi soltanto, concorrono alla detonazione dell'evento preso in esame. L'autore inglese si tiene in bilico tra la lezione di storia e l'affresco epico e anche la regia si dispiega in panoramiche e carrellate che cercano di ampliare l'orizzonte dello sguardo, non disdegnando però la descrizione in interni della vita minuta degli operai di Manchester. Nel gestire narrazione a così ampio respiro è come se la sincera passione civile del regista si impaludasse in questo perenne doppio registro. Appare una decisione presa scientemente quella di stilizzare comicamente l'aristocrazia per riservare dignità tragica al proletariato, sovvertendo la separazione degli stili, ma non sempre quest'intenzione di scrittura si integra con la caratterizzazione dei personaggi e il rigore accademico della messa in scena. Nella fisiognomica aristocratica si esplicitano elementi grotteschi che caricano i personaggi di tic e smorfie rivelanti una cattiveria intrinseca, mentre i poveri lavoratori sono consumati dalle fatiche quotidiane: se i primi non possono che essere che essere totalmente disinteressati alle fortune della classi subalterne e con loro crudeli, i secondi sono ingenuamente speranzosi (o come la madre di Joseph scettica che un cambiamento sia possibile). Tra i due antipodi si muovono gli agitatori radicali, oratori veementi e appassionati, tra cui spicca per classe e cultura il celebre Henry Hunt: questi, che viene invitato a parlare a St. Peter's Field accentrando su di sé l'attenzione, viene dipinto da Leigh come un narcisista la cui retorica serve ad accrescere la portata della propria fama, piuttosto che servire la nobile causa a cui partecipa. Non è un caso che, sul finale, nessuno della folla riesca ad ascoltare alcunché: non si sentono le parole di Hunt, così come non si odono gli ordini di arresto dei magistrati nei confronti degli organizzatori. 

La regia di Leigh, molto più a sua agio con la messa in quadro degli interni, che richiamano alla mente gli umili ambienti e i tagli di luce della pittura di Vermeer, risulta raffreddata dalla fotografia digitale che appiattisce i chiaroscuri. "Peterloo" è quindi un film politicamente rilevante e attuale, che non smentisce l'intelligenza autoriale di Mike Leigh, ma che soffre di uno schematismo sin troppo rigido e di una narrazione meccanica procedente per giustapposizione. Resta nella memoria il ritorno a casa del trombettiere e la sua simbolica parabola all'interno del film, così come la sequenza in cui una donna, seduta sull'uscio di casa, intona una vecchia canzone contadina. 


Cast e credits

cast:
Rory Kinnear, Lizzy McInnerny, Kenneth Hadley, Sam Troughton, Karl Johnson, Robert Wilfort, Tom Meredith, Rachel Finnegan, David Moorst, Maxine Peake, Alastair Mackenzie


regia:
Mike Leigh


distribuzione:
Academy Two


durata:
154'


produzione:
BFI Film Fund, Film4, Thin Man Films


sceneggiatura:
Mike Leigh


fotografia:
Dick Pope


scenografie:
Suzie Davies


montaggio:
Jon Gregory


costumi:
Jacqueline Durran


musiche:
Gary Yershon


Trama
La storia del massacro di Peterloo, avvenuto nel 1819 a Manchester, quando le forze dell’ordine britanniche attaccarono la popolazione convenuta a una pacifica manifestazione a St. Peter’s Field.