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Mi ha anche ricordato un po' l'altro mio film, Gallipoli: di nuovo la gioventù, con tutte le sue speranze, la sua energia. Sembra che l'abbia toccata a livello personale. Sì, è vero, e più di quanto non si possa immaginare. Molte cose in questa storia mi hanno ricordato la mia vita. Anch'io sono stato a scuola esattamente in quegli anni, alla fine dei 50, in una scuola scozzese privata, un college rigidissimo come Welton...
Peter Weir su "L'attimo fuggente"



L'uomo contro il mondo: la cognizione della vita secondo Peter Weir

Dedicare una pietra miliare a un'opera di Peter Weir significa, prima di tutto, rendere il doveroso omaggio che il regista australiano merita. Stimato e desiderato da Hollywood, Weir ha proseguito la sua lunga, ma scarna, carriera con una coerenza encomiabile. Le sue profonde convinzioni e le sue radicate idee di cinema sono tanto vere e riscontrabili oggi, quanto lo erano, appunto, ai tempi dei suoi primi lavori in patria. E allora è lì che bisogna tornare, alla grande Australia, madre e culla di una cultura a volte troppo selvaggia e indomabile, a volte troppo debitrice della dipendenza, non solo politica, dal Regno Unito. "Picnic ad Hanging Rock" è un film capitale nella filmografia del cineasta originario di Sydney, capace di imporre alla grande industria americana alcuni temi che saranno poi ossessione vera e lancinante per molti colleghi statunitensi negli anni 80. Chi ha imparato a conoscere l'arte cinematografica di Weir partendo dalle opere della maturità noterà, pur nella diversità di ambientazioni e stili di messa in scena, una continuità con alcuni pilastri della narrazione messa in atto nel lungometraggio del 1975. L'attenzione per la gioventù, per i tormenti interiori e il dolore della crescita sono temi cari all'autore tanto agli inizi, quanto più in avanti nel tempo, quando diventerà regista di massa con film come "Witness - Il testimone" e "L'attimo fuggente". Ma sempre cari a Weir sono pure i contrasti da mettere in evidenza tra il microcosmo sociale preso in esame e l'universo-mondo circostante. Qualcosa di simile è deflagrato davanti agli occhi dello spettatore al momento della visione di "The Truman Show", allorché il protagonista comincia a realizzare, in un crescendo di tensione emotiva trascinante, che la sua vita abbraccia solo una piccola porzione di mondo.
Altro argomento impossibile da non ricollegare ad altri momenti della vita artistica di Weir: l'esperienza della natura, quella crudeltà, se vogliamo, degli elementi che si frappone fra l'uomo e il raggiungimento di un qualsiasi risultato. L'essere umano porta nella sua esperienza terrena la ferma volontà di riuscire in qualcosa, ma ciò che esiste attorno, che sia il mare crudele di "Master and Commander - Sfida ai confini del mare" o, appunto, la temibile roccia di Hanging nel capolavoro degli anni 70, non fa sconti e, prima o dopo, richiede, anzi pretende, un duro confronto, che deve necessariamente costituire anche presa di coscienza delle proprie potenzialità, ma anche dei propri limiti.


Lo spettacolo, sempre e comunque

In poche righe abbiamo semplicemente tracciato alcune delle ossessioni di un cineasta che ha sempre affrontato la sua professione con una decisa volontà di ragionare sull'uomo contemporaneo, partendo dalle sue radici storiche, fino a provare a motivarne alcune azioni future. Eppure, tutto questo impianto filosofico e da esperto antropologo non è mai andato a inficiare la matrice spettacolare, più direttamente e immediatamente emozionale delle sue opere, che erano e restano costantemente stimolanti, ma anche, più semplicemente, affascinanti e belle da vedere e rivedere.
Non staremo qui a rammentare quanto ci sia di allegorico in "Picnic ad Hanging Rock", in quella natura rigogliosa e severa capace di fagocitare la civiltà che, tronfia, vi si avvicina senza rispetto né conoscenza o umità. Non lo faremo perché i piani su cui si può leggere e interpretare il lungometraggio di Weir sono talmente tanti che spaziano dalla filosofia all'esoterismo, dalle considerazioni sulla sessualità fino alla politica e alla storia. E allora ripartiamo da qui, dalla Storia, quella di un Paese che, un anno dopo i fatti raccontati, avrebbe raggiunto l'indipendenza dall'impero britannico. In realtà, sarebbe stata solo un'indipendenza formale, dato che il grande Stato insulare avrebbe continuato per decenni ad esistere consapevolmente subordinato a un vivere e un pensare tipicamente inglese. Weir è stato attento a scegliere le sue interpreti: nei ruoli chiave delle insegnanti più rigide e in contrasto con le pulsioni libertarie delle ragazze protagoniste ci sono attrici realmente britanniche. La diversità fra chi è sbarcato dalla vecchia Europa e chi, pur discendente più o meno diretto di quel popolo, è nato in Australia è sottolineato da alcuni scambi di battute in diversi momenti della vicenda. Ma resta palpabile la difficoltà di comprendersi, nonostante si parli la stessa lingua. Chi è inglese non riesce fino in fondo a farsi ammaliare da questo sterminato Paese, ne resta in qualche modo ammirato da lontano. Basti pensare alla visione iniziale del colonnello sofferente fra gli alberi ma oppresso dal febbraio estivo dell'emisfero australe; oppure i terrificanti dettami impartiti dalla direttrice del collegio, la Mrs. Appleyard interpretata divinamente dalla grande Rachel Roberts; oppure ancora la difficoltà di trovare punti di contatto tra il giovane alto-borghese Michael, in vacanza da Londra, e il suo domestico Albert, che invece è australiano.


Un noir dell'animo

È un thriller dell'animo quello che mette in scena Weir, che si fa strada sommessamente nelle viscere del pubblico con lo stesso passo delicato, ma inquietante, del romanzo di Joan Lindsay, racconto di formazione scritto con stile etereo e onirico su un gruppo di ragazze partite per un picnic nel giorno di San Valentino insieme a due insegnanti e mai più tornate, dopo essersi avventurate in una imprudente e avventurosa scalata alla roccia di Hanging, un'altura di circa duecento metri di origine vulcanica. Fedele al libro, Weir decide di non dare alla storia un finale certo, lasciando lo spettatore nell'atroce dubbio sulla sorte delle scomparse. Va detto che negli anni 80, però, venne fuori il fantomatico diciottesimo capitolo del romanzo, tenuto nascosto dalla Lindsay perché il suo editore, ai tempi, si era rifiutato di ripubblicare la storia aggiornata con un finale compiuto. Ma Weir, che preferì concentrarsi più sugli spunti paralleli che il soggetto gli offriva, preferì attenersi alla scelta iniziale.
"Picnic ad Hanging Rock", infatti, semplicemente non finisce. Rimane in sospeso, come sospesa è la narrazione per tutta la sua durata. La scomparsa di Miranda, di Marion e di Miss McCraw permette all'autore di riflettere su tanti aspetti. E ancora una volta, come dicevamo in apertura, ad emergere è il contrasto, parola d'ordine nel cinema del regista australiano. Il conservatorismo degli usi britannici contro la spinta per una libertà di comportamento autoctona; la civiltà ormai pienamente urbanizzata contro un territorio sterminato e ingovernabile nei suoi spazi sterminati e nei suoi eccessi di natura selvaggia; l'istinto di liberazione intellettuale e fisica delle ragazze contro il bigottismo di metodi di insegnamento ormai superati e costretti al mero calcolo economico di rette da pagare e obblighi da rispettare. Eppure, tutto questo è annebbiato nella scenografia bucolica, fra costumi d'epoca, riprese d'insieme e fotografia sognante. Nel passaggio dalla lettera scritta all'immagine in pellicola, la storia di "Picnic ad Hanging Rock" non perde nulla della sua incontenibile forza. Anzi, la regia di Weir accentua quel carattere così contraddittorio delle vicende narrate, quell'alternarsi di calma e ferocia, di serenità e mistero.


L'universo femminile sta cambiando

Nonostante ciò che più conti in tutta l'opera sia la visione d'insieme, ci troviamo di fronte a una vicenda che non potrebbe vivere senza la straziante resa di ogni singolo personaggio. Di Mrs. Aplleyard abbiamo già detto: la durissima direttrice, giunta dalla Gran Bretagna per mandare avanti un collegio che porta il suo nome, è preoccupata più per la risonanza sulla stampa della tragedia che ha colpito le sue allieve piuttosto che per la loro sorte. Eppure dietro questa scorza di spietata dittatrice si nasconde l'animo corrotto di chi è rimasto affascinato clandestinamente da qualcun altro, proprio quella Miss McCraw andata a scomparire a Hanging Rock. C'è il lato umano della pedagogia, poi, impersonato da Mlle. De Poitiers, interpretata da Helen Morse, donna giovane e intraprendente che cerca di allacciare con le studentesse un rapporto alla pari e rivendica, di fronte a Mrs. Appleyard, l'uso della cipria perché ritiene che, semplicemente, "le doni". E poi ci sono le ragazze, diverse fra loro per censo, livello culturale, aspetto fisico, carisma intellettuale. Guidate da Miranda, bellissima creatura botticelliana, il gruppo è però accomunato dall'intraprendenza e dalla difficoltà di accettare le regole prescritte, che siano di comportamento o anche, semplicemente, di vestiario o usi quotidiani. Interessante è poi il già citato rapporto di amicizia che si salda fra il britannico Michael e l'australiano Albert, metafora di un dialogo possibile, di un punto di incontro fra due culture e due modi di pensare apparentemente inconciliabili che, nel momento in cui raggiungono il compromesso, possono diventare elemento di affermazione anche rispetto alla Natura, intesa come nemico crudele. Sono infatti loro, che agiscono di comune accordo, a trarre in salvo Irma, l'unica fra le scomparse a tornare a casa.
Nel cinema di Peter Weir esiste poi l'elemento esterno che, come convitato di pietra, recita un ruolo fondamentale malgrado l'opposizione dei protagonisti. Ne "L'attimo fuggente" era la poesia, in "Master and Commander" il mare, in "The Truman Show" la TV. Qui è Hanging Rock, la Roccia, la misteriosa e inconcepibile forza di attrazione che riesce a liberare l'istinto delle ragazze (ma anche di Miss McCraw, vista salire in preda a un momento di evidente trance senza gonna sulla cima della montagna). La spoliazione di calze e scarpe, ripresa con piglio solenne dal basso verso l'alto, non è solo simbolo di una liberazione sessuale, ma anche di un'appriopriazione di femminilità e di padronanza del proprio essere più intimo, agli occhi del cineasta.
Accompagnato dal commento musicale ambiguo e coinvolgente di Bruce Smeaton, che ondeggia tra arie romantiche ed evocative e innesti di flauto che amplificano i momenti di pura allucinazione in cui il sogno e la realtà si confondono, il film che Weir realizza è un capostipite di quel modo di fare cinema dove l'onirismo non è sperimentazione fine a se stessa, né gusto per la messa in scena più spericolata. Il sogno, il mistero, l'allucinazione, appunto, sono il grimaldello che libera le giovani ragazze dal peso annichilente del loro passato e le proietta senza paura in un'altra dimensione. Alla ricerca di uno scopo che rigide regolette solastiche non possono rivelare, la vita di queste giovani giunge, nel primo giorno di San Valentino del Novecento, a un bivio davanti al quale non si può retrocedere. La visione di "Picnic ad Hanging Rock" rimane potente e sorprendente adesso esattamente come lo fu al momento dell'uscita del film. Dopo questa pellicola, Weir si avvicinerà a uno stile narrativo più pragmatico, ma è bello pensare che questo non sarà sufficiente per allontanarlo da quelle idee e convinzioni così originali che lo fecero innamorare, poco più che trentenne, dello splendido romanzo di Joan Lindsay.


Cast e credits

cast:
Rachel Roberts, Vivean Gray, Helen Morse, Kirsty Child, Anthony Llewellyn-Jones


regia:
Peter Weir


durata:
115'


produzione:
The Australian Film Commission, McElroy & McElroy, Picnic Productions Pty. Ltd. e Z


sceneggiatura:
Cliff Green


fotografia:
Russell Boyd


scenografie:
David Copping


montaggio:
Max Lemon


costumi:
Judy Dorsman


musiche:
Bruce Smeaton


Trama
Il primo San Valentino del 900 un gruppo di ragazze dell'aristocratico collegio di Appleyard viene portato in gita sulla montagna chiamata Hanging Rock. Alcune di loro scompariranno senza spiegazioni.