CAST & CREDITS

cast:
Ashley Hinshaw, Denis O Hare, Faycal Attougui, Christa Nicola, Amir K

regia:
Grégory Levasseur

distribuzione:
20th Century Fox

durata:
89'

produzione:
Fox International Productions (FIP), Sahara Productions, Silvatar Media

sceneggiatura:
Daniel Meersand, Nick Simon

montaggio:
Scott C. Silver

musiche:
Nima Fakhrara

La piramide | Recensione | Ondacinema

La piramide

di Grégory Levasseur

horror, Usa (2014)

di Sabrina Crivelli

Voto: 4.0

"La piramide" (The Pyramid), horror ambientano nella terra dei faraoni e diretto da Grégory Levasseur, percorre in maniera priva di ogni verve narrativa la ormai ritrita strada dello stile finto documentario. Se la pellicola risulta già di per sé assai deludente, la disillusione è ancora maggiore se si pensa alla precedente carriera dell'esordiente regista (prima sceneggiatore in "Alta tensione" e in "Le colline hanno gli occhi") o alla presenza come produttore di Alexandre Aja, che i suddetti film li aveva diretti con un certo successo. A rincarare ulteriormente il disappunto è il budget a disposizione: se tale povertà di spirito sarebbe stata ancora in qualche modo scusabile da fondi ristrettissimi, in questo caso i 6,5 milioni di dollari investiti finanzierebbero più che decorosamente tutto il necessario (effetti speciali in primis) a una pellicola perlomeno fruibile.

La convenzionale équipe di esperti seguiti da telecamera, in questo caso archeologi accompagnati da una reporter e da un cameraman, riprende un modello già percorso da molti (ad esempio "[Rec]").  Entrati in una piramide, eccezionale scoperta nei pressi di Giza, questa si rivelerà per loro una trappola mortale. Iniziano a discendere verso il basso, tra cunicoli sempre più claustrofobici e strade cieche, in cerca di una via d'uscita, mentre predatori sconosciuti li inseguono. L'escamotage prescelto per dar vita al racconto è il solito found footage, assai in voga nel racconto del terrore, quantomeno dell'ultimo decennio, per rendere credibili i fatti narrati e coinvolgere lo spettatore, tentativo qui assolutamente non riuscito; anche la narrazione segue pedissequamente uno schema ormai consolidato, ossia quello di un'entità fantasmatica che a uno a uno bracca ed elimina i personaggi in una location oscura e labirintica. 

Se la banalità della fabula è ancora superabile, non lo è la resa ultima, in ogni suo aspetto. La sceneggiatura (ad opera di Daniel Meersand e Nick Simon) decisamente maldestra e non esattamente coerente, abbozza qua e là cliché di egittologia spiccia (i gas tossici dopo l'apertura delle tombe, qualche geroglifico e il Libro dei morti, tanto per citare i più celebri), in merito ai quali quantomeno sarebbe stato auspicabile qualche approfondimento. Il tutto sembra, allora, più che altro finalizzato a creare un'atmosfera spaventosa tra l'esotico e il mitologico, a cui si combina l'uso, assai à la page, della tecnologia di nuovo millennio (un robot, che sembra quello che la NASA inviò su Marte, e satelliti che individuano i siti d'interesse). Un assemblaggio mal combinato che, vista la presunzione di una certa serietà, sottolinea solo ulteriormente la sua scarsità diegetica. I dialoghi soprattutto, essenziali nella resa della psicologia dei personaggi, sono intollerabilmente mal tarati, gli scambi verbali tra il demenziale involontario (fosse almeno voluto risulterebbe divertente) e il completo presappochismo. A questo si unisce infine l'interpretazione del tutto inadeguata del cast; in capo a tutti Ashley Hinshaw, la dottoressa (titolo che presuppone un PhD in America) Nora Holden che, più che un'eminente studiosa di antichità orientali, in quanto a mimica e a tenore dialettico, sembra una cheerleader teenager. A lei si accompagnano, Christa Nicola, totalmente incapace di una plausibile espressione di terrore, James Buckley e Daniel Amerman, altrettanto inabili alla recitazione. L'unico a salvarsi in qualche modo è Denis O'Hare ("Dallas Buyers Club", "American Horror Story" e "True Blood"), che però rimane sopraffatto dall'altrui incompetenza. Il girato si limita quindi ad un correre avanti e indietro, qualche sparizione più che attesa, crollo di mura prevedibilissimo e apparizioni improvvise -o così dovrebbero essere- di creature mostruose, forse l'unico aspetto che in fondo non risulta del tutto scadente, insieme ad una certa propensione al sangue e un finale coerente col il resto della vicenda.
Scontato, noioso e strutturato malamente in ogni suo aspetto, "La piramide" è, ad essere eufemistici, una opportunità sprecata.