CAST & CREDITS

cast:
Adam Sandler, Dan Aykroyd, Jane Krakowski, Sean Bean, Brian Cox, Matt Lintz, Josh Gad, Peter Dinklage, Michelle Monaghan, Kevin James, Serena Williams

regia:
Chris Columbus

distribuzione:
Warner Bros Italia

durata:
106'

produzione:
1492 Pictures, Columbia Pictures, Happy Madison Productions

sceneggiatura:
Timothy Dowling, Tim Herlihy

fotografia:
Amir Mokri

scenografie:
Peter Wenham

montaggio:
Peck Prior, Hughes Winborne

costumi:
Christine Wada

musiche:
Henry Jackman

Pixels | Recensione | Ondacinema

Pixels

di Chris Columbus

commedia, fantascienza, Usa/Canada/Cina (2015)

di Lorenzo Taddei

Voto: 7.0
Che Chris Columbus sappia raccontare storie è fuori discussione. Il "Columbus Day" festeggiato da Leonard & Co. in "The Big Bang Theory" è dedicato proprio alle sue tre prime sceneggiature: "Gremlins", "I Goonies" e "Piramide di paura". Ma anche regie di film da botteghino come "Mamma ho perso l'aereo", "Nine Months", "Mrs Doubtfire", o i primi due episodi di "Harrry Potter" ("La pietra filosofale" e "La camera dei segreti") hanno consacrato il suo talento nell'unire commedia e azione, comicità e avventura, qualità a successo affettivo e commerciale.

Sospinto da un battage generoso, "Pixels" è il film di Columbus che non ti aspetti. Abbandonato il fantastico di Harry Potter e dell'ultimo "Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo" (2010), il regista americano classe 1958 si avventura in un territorio solo in parte conosciuto. Da una parte la cultura popolare, di videogiochi e sit-com, la società americana anni 80 invecchiata di una trentina d'anni ma sempre fonte di comicità; dall'altra la fantascienza, il territorio ancora inesplorato, in cui Columbus si addentra solo per gioco.
Il film è distante dal modello classico di science-fiction, lontano da Lucas come pure da Mel Brooks; più vicino forse a "Ghostbusters" ma ancora più pop. E' una parodia di tutti gli Armageddon, gli Independence Day ma anche di se stessa. Nei momenti - e sono tanti - in cui Columbus esagera, esagera ancora un poco di più, parodiando anche il suo film, attenendosi dall'inizio alla fine al principio del gioco.

E' il 1982 quando la Nasa spedisce nello spazio una capsula contenente video di cultura popolare americana, con l'inspiegabile speranza che una forma di vita aliena non solo intercetti ma si interessi al messaggio. Come un alieno possa codificare "The Love Boat", o Madonna, o Donkey Kong e poi anche esserne attratto può spiegarsi solamente con il comprensibile - questo sì - scetticismo della Nasa verso la propria operazione; o meglio, con la totale convinzione che il messaggio non verrà mai intercettato da anima viva. La grande idea dell'agenzia aerospaziale, roccaforte delle intelligenze più selezionate del mondo, è destinata ovviamente a ritorcersi contro l'umanità. E' il minimo.

Il nostro compito, come per Sam Brenner (Adam Sandler) il campione di videogame protagonista, è individuare lo "schema". Il film è disancorato da qualsiasi principio di realtà, da qualsiasi riferimento scientifico, persino gli invasori (a dispetto del titolo) anziché in pixels, sono fatti di voxels. Tutto accade senza che siano fornite spiegazioni scientifiche, o pseudo-scientifiche, ma neppure vagamente sensate.
Perché degli alieni così evoluti si sono sentiti minacciati da un video (un Vhs, si presume) con dentro soap-opera, sit-com, videogame e popstar?
E' tutto così semplificato che se deve stordirsi qualcuno, ad esempio, ecco che compare la boccetta con su scritto a chiare lettere "cloroformio". Né si presta particolare attenzione alle congruenze storiche: molti degli arcade invasori come Arkanoid o Tetris (ma ce ne sono altri) sono giochi che uscirono dopo il 1982; come pure Madonna, o Samantha Fox nel 1982 non erano certo delle celebrità, ma cominciavano allora le rispettive carriere.

Il film è pervaso da una costante indifferenza rispetto a certi requisiti di credibilità che la fantascienza "seria" presuppone. Del resto l'obiettivo principale di Columbus è la parodia proprio di alcune fantascienze apocalittiche, che includono tutta una serie di americanissime reazioni: la Casa Bianca che si erge a difesa di tutto il mondo, il Presidente pronto a sacrificarsi, gli eroi americani che partono fieri di non tornare.
Ecco dunque individuato lo schema del film: la terra è ancora invasa, la Casa Bianca è ancora lì a dirigere le operazioni, gli eroi son sempre americani, ma è tutto assolutamente un gioco, e quella serietà che si è cercata di mantenere nei film di genere precedenti, derisa e finalmente messa a tacere.

La trama stessa è talmente assurda da essere perfetta. Due ragazzini nerd amici per la pelle, Sam Brenner (Adam Sandler), alto e magro campione di videogiochi, e Will Cooper (Kevin James), tarchiato e grassoccio (da Cervantes in poi è il solito duo che si riammoderna), si avviano al primo campionato del mondo di videogiochi (il banditore del campionato è Dan Aykroyd). Dal 1982 poi saltiamo ai tempi nostri (o poco dopo, visto che si fa riferimento a Obama come a un ex-presidente): Sam lavora per la "Nerd", un'azienda che installa apparecchi elettronici a domicilio; Will invece è diventato il presidente degli Stati Uniti. E immaginiamo Columbus alzare le spalle: "Beh? E allora? Così va il mondo." In effetti, potrebbe andare anche così. Sam conosce Violet (Michelle Monaghan) e se ne infatua all'istante: dove lavora la donna? Alla Casa Bianca, ovviamente. Tenente ingegnere ricercatrice che in pochi giorni fornirà i fucili a fotoni per sconfiggere le creature aliene. E' così. Non c'è da farsi domande.

Oltre che svariati videogame usciti tra la fine degli anni 70 e gli anni 80 (Pac-Man, Donkey Kong, Centipede, Tetris, Frogger, Arkanoid, Dig Dug, Galaga, Q*Bert, quest'ultimo diventa un personaggio a tutti gli effetti, fornendo anche l'ispirazione per un tenero "finalino") Columbus cita numerosi film di genere (gli immancabili "Guerre stellari" e "Star Trek", ma anche "Incontri ravvicinati del terzo tipo" e molti altri), popstar dell'epoca (Madonna, Samantha Fox, Daryl Hall & John Oates) e anche i personaggi di alcune serie tv ("The Love Boat", "Happy Days", "Max Headroom") che diventano portavoce degli alieni. In questa pioggia di citazioni e riferimenti nostalgici sono comunque i nonsense e le casualità iperboliche il vero collante e la costante che permette alla struttura di restare in piedi.

Una volta individuato e compreso lo schema, possiamo divertirci. La lista di stuntman ed effetti speciali è pari almeno alle citazioni. Le "vite" a disposizione degli "arcaders" (così sono chiamati gli eroi scelti a difesa dell'umanità) sono invece soltanto tre, nella migliore tradizione da sala giochi. Questa come altre idee funzionano e credo funzioneranno anche in futuro. "Pixels" non è un gran film, la trama invece che assurda potrebbe dirsi assente, il doppiaggio poi è tragico, e sì che molto si è puntato sulle suggestioni audiovisive più che sulle interpretazioni attoriali. Eppure certe scene e certe scelte sono quelle giuste perché possa diventare un cult: l'addestramento dei navy seals, il padre di Pac-Man (Tohru Iwatani) spietatamente mutilato, Serena Williams.

"We Will Rock You" dei Queen accompagna la disfatta di Donkey Kong e il film volge al termine. Era cominciato con una corsa in bmx, le immagini con tanto di riflesso, come se scorressero dietro il vetro protettivo dei giochi arcade. E finisce con una rilettura dell'intera storia in 8-bit, che è ipnotica, per chi ha vissuto quel modo di vedere il mondo, quel modo di muoversi con una coordinazione occhio-mano che non è solo tempo perso - ecco anche la morale - ma un investimento per il futuro dell'umanità.