CAST & CREDITS

regia:
Klay Hall

distribuzione:
Walt Disney Studios Motion Pictures

durata:
91'

produzione:
DisneyToon Studios, Prana Studios

sceneggiatura:
Jeffrey M. Howard

montaggio:
Jeremy Milton

musiche:
Mark Mancina

Planes | Recensione | Ondacinema

Planes

di Klay Hall

animazione, Usa (2013)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 3.5

Per scoprire il valore di una pellicola, a volte, può essere utile guardare alla sua storia produttiva. Per quanto riguarda "Planes", lungometraggio targato Disney appena approdato in sala, basti dire che, nonostante le apparenze, l'opera non porta la firma della Pixar. A produrre è infatti la DisneyToon Studio, una divisione del gruppo specializzata nella realizzazione di serie televisive e sequel direct-to-video come "La Sirenetta - Quando tutto ebbe inizio", "Bambi 2" e "Ritorno all'isola che non c'è".

Motore del film, in tutti i sensi, è il dinamico Dusty Crophopper, piccolo biplano agricolo che soffre di vertigini e che coltiva il sogno di diventare un aereo da corsa. Ogni sera, dopo aver sorvolato pigramente i campi di granturco per seminare concime, si scatena in virate e piroette sotto lo sguardo entusiasta degli amici della fattoria. Grazie alla guida esperta di Skipper, un anziano aviatore navale dal passato misterioso, Dusty riesce finalmente a qualificarsi per la prestigiosa gara "Ali intorno al mondo", una corsa mozzafiato al fianco dei più importanti campioni del volo. Confrontandosi con l'insidioso mondo dell'agonismo, l'ingenuo Dusty avrà l'occasione di crescere, mostrare le proprie qualità e superare le paure più profonde.

Introdotto da una didascalia ("Dal mondo di Cars") che vale come dichiarazione d'intenti, "Planes" rivela presto la sua natura di vivace operazione di merchandising costruita sull'appeal commerciale di Saetta McQueen e compagni. Non uno spin-off, quanto una pedissequa rivisitazione del modello originale, tanto che in molti hanno soprannominato la nuova pellicola "Cars con le ali".

Grandi occhi sgranati e superfici tirate a lucido, questi aerei animati richiamano esplicitamente le linee delle auto create da John Lesseter, che qui figura come autore del soggetto ed executive. E come in "Cars", l'ambientazione è divisa tra lo sfavillante mondo della competizione sportiva e le placide distese di campi dell'America rurale che profuma di Ford e di frontiera. Da "Cars 2", invece, è mutuata la scansione narrativa della gara itinerante, che porterà l'intrepido Dusty a viaggiare tra Germania, Nepal, Messico.

Per il resto, le novità sono ben poche. La sceneggiatura di Jeffrey M. Howard, ordinata e insapore, propone la consueta parabola, profondamente americana, del Sogno e del self-made man ma, l'occhio sempre rivolto al pubblico dei più piccoli, sacrifica ogni complessità e ambiguità per procedere col pilota automatico verso l'immancabile lieto fine. Non sono concessi guizzi di ironia nemmeno nella caratterizzazione dei personaggi, che rimangono così imbrigliati in stereotipi legati all'identità nazionale (l'inglese che beve il tè e non piange, il messicano caliente) o all'appartenenza sociale (il campagnolo sprovveduto ma di buon cuore, la celebrità cinica e vanesia).

Ne risulta un film innocuo e insignificante, appesantito da un 3D effettistico privo di grazia, da un'animazione essenziale e di routine e soprattutto da una regia senza nerbo, ad opera del televisivo Klay Hall, capace di regalare ben pochi e fuggevoli attimi di tensione drammatica.

Rimane dunque un prodotto a basso rischio e a basso costo (per gli standard Disney-Pixar), costruito a tavolino per sfruttare un fanchise di successo, che ha però il merito di non prendersi affatto sul serio e, si passi la battuta, di volare basso.