Ondacinema

recensione di Diego Testa
6.0/10

Parlare di ritorno al cinema del brand Pokémon potrebbe essere abbastanza fuorviante. Il primo live action a esso dedicato, dopo una lunga serie di film animati, esce in un momento preciso della sua storia e in una formula affatto scontata, viste le difficoltà di altri prodotti tratti dai videogiochi a imporsi nel mercato cinematografico. Nonostante la partecipazione e supervisione di attori produttivi giapponesi, il prodotto finale è visibilmente impostato sui codici americani e confezionato per tutti i mercati possibili. Ovviamente relegare Pokémon nel gaming semplifica la descrizione del processo di apertura di uno dei brand maggiormente conosciuti e remunerativi al mondo; obbligatorio tenere conto dell’influenza geografica e valoriale, quella del Giappone. Un prodotto dunque che fa costantemente i conti con la volontà di essere tradizionalista, fino al conservatorismo, e con la necessità di evolversi senza snaturarsi proprie del marchio.

“Detective Pikachu” prende l’abbrivio dal videogioco omonimo e, partendo dal concept di uno spin-off  (un Pikachu parlante che risolve dei gialli), riesce a mettersi alle spalle la canonica rappresentazione dei mostriciattoli di casa Nintendo, in modo tale che le sfide tra allenatori siano uno sfondo decorativo. Scelta coraggiosa annullare l’aspetto prettamente ludico ed erigere una struttura in linea col medium. Il regista Rob Letterman gioca con le suggestioni, in particolare fuoriesce la didascalica vena noir della metropoli e adatta al pubblico giovane. Seguono sequenze che spaziano dal catastrofismo alla fantascienza, forse al cinema muto, tirando una coperta già corta. Strizzate d’occhio, accenni volatili sempre attenti a restituire un film ordinato, sforzandosi di accontentare un pubblico trasversale.

Letterman naviga in un mare esplorato nel precedente “Piccoli brividi", altro film con un catalogo da gestire e riorganizzare, in questo caso nel microcosmo della periferia americana.
La ricerca di un’ampiezza di pubblico si fa percettibile nello strappo tra gag adulte e rappresentazione infantile dei personaggi umani. Questi ultimi vengono sacrificati sull’altare di una comicità semplificata, affievolendo il tono autoironico imperante dei Pokémon che invece ne esalta il lato grottesco e spesso mostruoso (le metamorfosi di Ditto).
La stessa scrittura latita in un binomio antipodico interessante ma non vicendevolmente d’aiuto. I temi spaziano dalla genetica, alla perdita, alla metempsicosi, ponendo l’accento sul versante maturo spesso adombrato nei Pokémon, ma sempre presente. Dall’altro lato c’è una gestione superficiale degli stessi, accompagnata da una parodica e mediocre rappresentazione del villain di turno.

Discorso a parte va fatto per la questione artistica che coinvolge il lavoro di effetti speciali e character design. “Detective Pikachu” si allinea alla tendenza attuale di ricondurre la rappresentazione al maggior realismo possibile, ovviamente attraverso la computer grafica. Il risultato riduce il lato puramente creativo, riservando ai designer il ruolo di tecnici del digitale. Lo stile di Ken Sugimori, storico disegnatore dei pocket monster, viene preservato per instaurare un dialogo tra fumetto e mimesi del reale[1]. Il risultato finale, in movimento, è una commistione solida alla ricerca del mostro anni Ottanta (“Ghostbusters”, “Gremlins”).

A “Detective Pikachu” non è necessario chiedere più di quanto mostrato, considerato anche l’evidente tentativo di accontentare i conoscitori del brand con accenni specifici all’universo Pokémon e il fan service positivo nell’aggiungere un numero considerevole di mostri meno famosi in una metropoli viva e coerente. Il film si snatura quando osa troppo e pretende di accrescere il sense of wonder con le dimensioni dei Pokémon a schermo (evitabile la sequenza dei Torterra giganti), indebolendo un lavoro VFX godibile per la maggior parte del film. Prevedibile, ma non auspicabile, un finale barricato nella comfort zone del film per famiglie.


[1] Per i più interessati, l’illustratore RJ Palmer condivise su internet una serie di concept art su Pokémon in versione realistica. La qualità del lavoro ha spinto la produzione a chiamarlo per lavorare nel film. I suoi lavori, per quanto ipertrofici ed eccessivi per il film, servono a capire quando rielaborare un character design molto vecchio può essere frutto di personalità artistica e riconoscibilità dei valori di partenza.


06/05/2019

Cast e credits

cast:
Justice Smith, Kathryn Newton, Ken Watanabe, Paul Kitson, Bill Nighy, Ryan Reynolds


regia:
Rob Letterman


distribuzione:
Warner Bros. Entertainment Italia


durata:
104'


produzione:
Legendary Pictures, The Pokémon Company, Toho, Warner Bros.


sceneggiatura:
Nicole Perlman, Rob Letterman


fotografia:
John Mathieson


scenografie:
Nigel Phelps


montaggio:
Mark Sanger


costumi:
Suzie Harman


musiche:
Henry Jackman


Trama
Metropoli di Ryme City, umani e Pokémon convivono in sinergia. La sparizione di un investigatore privato spinge il figlio a indagare insieme a un Pikachu in grado di parlare.
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