CAST & CREDITS

cast:
Seann William Scott, Kevin Pollak, Ana de la Reguera, Juan Carlos Hernández, Tracy Morgan, Bruce Willis

regia:
Kevin Smith

distribuzione:
Warner Bros. Pictures

durata:
107'

produzione:
Warner Bros. Pictures

sceneggiatura:
Robb Cullen, Mark Cullen

fotografia:
David Klein

scenografie:
Michael Shaw

montaggio:
Kevin Smith

costumi:
Juliet Polcsa

musiche:
Harold Faltermeyer

Poliziotti fuori | Recensione | Ondacinema

Poliziotti fuori

di Kevin Smith

commedia, azione, Usa (2009)

di Davide De Lucca

Voto: 4.0
Kevin Smith ripercorre i cliché dei polizieschi americani anni ottanta, dalla trama ai personaggi, dagli ambienti alle musiche (firmate non a caso da Harold Faltermeyer - dei "Beverly Hills Cop"), e ne esce un film debole e tutto sommato trascurabile. Jim (Bruce Willis) e Paul (Tracy Morgan) sono la classica coppia di poliziotti duri ma simpatici, indisciplinati e dai metodi poco ortodossi. Quando Jim viene derubato di una preziosa figurina di baseball che intende vendere per pagare il matrimonio della figlia, si trovano a indagare su una banda di criminali narcotrafficanti messicani. Jim e Paul amano interpretare il ruolo di poliziotti durante il lavoro. E l'idea appunto di interpretazione, di riproposta di un certo cinema di genere è punto di partenza per questo buddy movie che si appoggia di peso su Willis (che si muove su un terreno arcinoto) e Morgan (non simpatico come vorrebbe apparire).
Niente di nuovo, dunque, e così dev'essere. Tutto è volutamente stereotipato: dai personaggi principali a quelli di contorno, buoni e cattivi, tra cui lo spacciatore messicano psicopatico dai metodi di tortura pittoreschi, la bella-ragazza-indefesa-da-difendere (Ana de la Reguera, ben diversa da quella timorata di Dio vista in "Super Nacho"), la coppia di poliziotti nemesi dei protagonisti, il direttore di polizia, gli informatori. E poi i luoghi, la New York notturna, dei sobborghi, del distretto di polizia, e le ovvie scene tipiche (la riconsegna del distintivo, la difesa dell'ostaggio, l'analisi dei cadaveri). Con dovuti innesti di modernità: cellulari, chiavette usb, wikipedia e youtube. Nel cast anche alcuni caratteristi della tv americana, tra cui Kevin Pollak e la nevrotica Susie Essman.

Meno brillante del solito, il regista dei due "Clerks", dichiara da subito che si tratta di un omaggio, che è anche un po' un'operazione tra il divertito e il nostalgico. Lo fa con una gag iniziale che è un pastiche di citazioni cinematografiche, ma come tutte le gag del film - e qui sta il problema - risulta scialba e per nulla divertente. Si ride poco in effetti, anzi per niente, con battute che si richiamano in parte al demenziale (che negli anni ottanta non a caso raccolse gloria al cinema e in tv), ma prive di mordente. A volte si ha il sospetto che più che un omaggio si tratti di un vero e proprio prodotto fuori tempo massimo.

Se la trama, seguendo alla lettera le linee guida e le consuetudini del plot di genere, riesce a non annoiare troppo, i dialoghi e la sceneggiatura (che non sono di Smith - e si sente) emergono invece come la pecca più vistosa: per nulla divertenti e scontati, monocordi, a volte perfino irritanti e superflui. Forse non a caso il personaggio di Seann William Scott (uno dei più interessanti) ha la dote di anticipare le parole dei propri interlocutori. Anche le sottotrame hanno poco da aggiungere (la gelosia di Paul, il rapporto di Jim con la ex moglie, gli stivaletti dei loro colleghi), e da materiale simile - nonostante alcuni episodi un po' più brillanti (vedi il miglior ladro di auto della città) - c'è ben poco da spremere per un film (volutamente?) prevedibile, poco brillante, piatto, che gira a vuoto ed è a tratti indifendibile. Emerge il valore dell'amicizia sopra tutto il resto, e a prescindere. Ma questo si sapeva dai titoli di testa.