CAST & CREDITS

cast:
Max Irons, Sam Claflin, Douglas Booth, Holliday Grainger, Natalie Dormer, Jessica Brown Findlay, Freddie Fox, Sam Reid, Ben Schnetzer, Matthew Beard, Tom Hollander, Olly Alexander

regia:
Lone Scherfig

distribuzione:
Notorious Pictures

durata:
107'

produzione:
Blueprint Pictures

sceneggiatura:
Laura Wade

fotografia:
Sebastian Blenkov

scenografie:
Alice Normington

montaggio:
Jake Roberts

costumi:
Steven Noble

musiche:
Kasper Winding

Posh | Recensione | Ondacinema

Posh

di Lone Scherfig

drammatico, Regno Unito (2014)

di Mirko Salvini

Voto: 5.0

Cinque anni dopo "An Education" la regista danese Lone Scherfig torna a parlare di gioventù in formazione, stavolta però occupandosi non di giovani ragazze middle class in cerca di avventure ma di rampolli dell'Inghilterra bene che frequentano il college per antonomasia: Oxford. A dare retta a Laura Wade, autrice del testo di partenza, andato in scena con successo sui palcoscenici britannici e che qui figura come sceneggiatrice, c'è poco da stare allegri con le future classi dirigenti, visto che saranno fatte da giovanotti come questi, che sono viziati, strafottenti, tendenzialmente violenti e hanno famiglie potenti capaci di garantire loro impunità. Tali tipologie sono peraltro piuttosto note ai frequentatori di sale cinematografiche, visto che tutte le cinematografie del mondo hanno almeno una volta raccontato studenti come i membri del famigerato Riot Club.

Anche se l'esclusivissimo (si fa per dire) club (ispirato neanche troppo lontanamente alle vicende del Bullingdon Club) deve il suo nome all'omonimo nobiluomo, sensazionale esempio di intellettuale libertino che prima di passare anzitempo a miglior vita per mano di un marito cornificato, aveva passato i suoi anni tra studi e goliardie, come ci ricorda un prologo che vorrebbe omaggiare anche i classici del cinema di ambientazione settecentesca; naturalmente il fatto che Riot significhi sommossa o disordine sociale non è casuale. I compagni di Riot decisero di celebrare l'amico scomparso con una cena annuale in cui in perfetto stile gaudente avrebbero mangiato e bevuto a più non posso e concluso il tutto mettendo a soqquadro il locale. Si immagina che questa discutibile iniziativa è riuscita a sopravvivere nel tempo fino ad arrivare ai giorni nostri e che gli attuali membri del club si apprestano ad onorare la loro tradizione in una serata che, non c'è bisogno di una grande fantasia per immaginarlo, avrà anche conseguenze poco piacevoli per tutti.

Evidentemente non confidando pienamente sulla quasi totale unità d'azione, tempo e luogo del testo, Scherfig e Wade inventano una prima parte en plein air che serve a introdurre i personaggi, compresi Miles e Alistair i due nuovi membri della cricca. Il primo un ragazzone solare e spigliato, l'altro ombroso rampollo dell'altissima borghesia che malgrado tutti i privilegi di cui gode (o forse per questi?) cova dentro una notevole dose di rabbia che neanche a dirlo troverà modo di sfogare nella serata fatidica. Nonostante queste variazioni il risultato non è particolarmente brillante, anche perché regista e sceneggiatrice non sono in grado di garantire alla storia quello sviluppo in crescendo che sarebbe stato fondamentale e che probabilmente autori come Polanski, Von Trier o Vinterberg (ma se ne potrebbero citare altri) non avrebbero faticato a raggiungere.

Peccato perché una regista donna e non inglese avrebbe sulla carta portato uno sguardo altro sulla vicenda ma sfortunatamente il materiale non era adatto alle sue corde e le sottigliezze apprezzate in alcune sue opere precedenti qui latitano sconsolatamente e anche il versante satirico risulta alquanto annacquato. Inoltre poco l'ha aiutata lo sforzo di ampliare le figure femminili, dando anche un volto (quello paffuto di Holliday Granger) a Lauren, la fidanzata che in teatro viene giusto citata e che qui si ritrova con un ruolo considerevolmente più importante rispetto a Charlie (Natalie Dormer, da "Game of Thrones"), la escort che durante la cena umilia i ragazzi più che intrattenerli, e Rachel (Jessica Brown Findlay da "Downton Abbey"), la figlia del proprietario del ristorante (chiamato "The Bull Head") che ha avuto il discutibile onore di essere prescelto per la seratona (e le statuette che rappresentano tori saranno al centro di uno dei momenti più drammatici del film, momento che purtroppo prende delle coloriture involontariamente comiche).

E i ragazzi? È facile affermare che Max Irons, Sam Claflin, Douglas Booth, Sam Reid, Freddie Fox, Jack Farthig e Matthew Beard siano giovani attori di belle speranze e il fatto, come si evince dal cognome, che diversi di loro siano a loro volta figli di interpreti affermati rendeva la loro scelta per interpretare giovani provenienti da illustri famiglie se non altro curiosa. Purtroppo i personaggi che sono stati chiamati ad interpretare sono talmente odiosi, superficiali e banali che è difficile immaginare per loro un successo personale paragonabile a quello di Carey Mulligan, anche se ruoli cinematografici dovrebbero continuare ad arrivare per il momento senza grandi problemi.
Come detto prima, film con storie simili si fanno da tempo e si continueranno a fare ma si spera che le prossime abbiano da dirci cose se non proprio inediti almeno più interessanti rispetto a queste...tutto sommato non è chiedere troppo!