CAST & CREDITS

cast:
Christopher Kirby, Noah Taylor, Freya Stafford, Sarah Snook, Ethan Hawke

regia:
Michael e Peter Spierig

distribuzione:
Notorious Pictures

durata:
97'

produzione:
Blacklab Entertainment, Screen Australia, Wolfhound Pictures

sceneggiatura:
Michael e Peter Spierig

fotografia:
Ben Nott

scenografie:
Matthew Putland

montaggio:
Matt Villa

costumi:
Wendy Cork

musiche:
Peter Spierig

Predestination | Recensione | Ondacinema

Predestination

di Michael e Peter Spierig

fantascienza, thriller, Australia (2014)

di Sabrina Crivelli

Voto: 7.0

Due uomini dialogano in un bar; l'uno, un barista (Ethan Hawke), ascolta il racconto incredibile dell'altro (John), un avventore dal timbro di voce singolare, con una nota femminea. Parte così un esteso flashback, che interseca eventi passati e futuri.
Sicuramente l'incipit, come diverse altre scelte, sia diegetiche che stilistiche, rendono "Predestination" alquanto singolare. Anzitutto abbiamo infatti un tema classico della fantascienza, i viaggi nel tempo, nella fattispecie un agente speciale che ritorna nel passato per fermare un terribile criminale (un po' alla "Time Cop") soprannominato dalla stampa Fizzle Bomber, che in un attentato dinamitardo a New York mieterà migliaia di vittime. Lo svolgimento tuttavia si allontana sin dalle prime sequenze da quanto ci si aspetterebbe e, accantonato per una lunga parentesi, il nucleo centrale futuristico viene messo in secondo piano.

Certo, rilevante in tal senso è il canovaccio; il soggetto è tratto da un racconto, a cui la sceneggiatura è liberamente ispirata, di Robert A. Heinlein, il machiavellico "Tutti i miei fantasmi" (poi riedito con il titolo più vicino all'originale "Tutti voi zombie"). Anche la sua resa cinematografica, operazione decisamente non facile vista la complessità della trama, ha però una buona dose di originalità: Michael e Peter Spierig (registi e sceneggiatori) si scostano infatti decisamente dalla prassi in uso nella produzione a carattere fantascientifico, almeno nel taglio adottato, e si concentrano più sulla costruzione à rebours dei personaggi e sul loro cammino formativo che sulla spettacolarità dell'immagine e sulla concitazione degli eventi. Traspare così una prospettiva nuova su un genere e su un argomento già ampiamente trattati, con la medesima innovatività che si intravedeva già nel loro precedente lavoro, "Daybreakers - L'Ultimo Vampiro". Quest'ultimo, rivisitando l'horror in chiave apocalittica, era ambientato in un futuro paradossale dove la razza umana dopo un'epidemia si era per la maggior parte tramutata in quella vampiresca, a cui apparteneva il protagonista, il vampiro scienziato Ethan Hawke (che rappresenta un secondo tratto in comune con la pellicola in esame).

Anche in "Predestination" la prospettiva è dunque originale: i fratelli Spierig decidono infatti di lasciare ampi spazi a uno svolgimento intimistico, dove la descrizione verbale dei fatti è preferita alla loro messa in scena filmica, mostrando attraverso le parole, sensazioni, speranze e evoluzioni interiori del personaggio centrale, la ragazza madre Jane (Sarah Snook), genesi di ogni circostanza futura. Pian piano si dipana poi il mistero connesso alla sua essenza in una rete di legami oscuri che la congiunge con i due protagonisti iniziali e non solo. Ne deriva così un metodo narrativo basato sull'attesa, sulla sospensione più che sull'azione (che si concentra tutta in pochi scontri tra Ethan Hawke e l'attentatore). Si costituisce dunque un meccanismo fondato sull'effetto sorpresa, vengono più volte create aspettative poi sfatate, prima tra tutte quella iniziale suscitata dai titoli di testa che mostrano articoli di giornale sui crimini di un misterioso dinamitardo, che viene però messo in secondo piano per buona parte del primo tempo dall'excursus sulle peripezie giovanili di una ragazza che si sente diversa (Jane), variando del tutto registro, con conseguente spaesamento per lo spettatore.
D'altra parte viene edificata via via una struttura su più piani temporali, incentrandola su pochi personaggi i cui destini sono incastrati in modo millimetrico e approdando così a uno svolgimento perfettamente ponderato: se alcuni particolari fanno affiorare alla mente le possibili evoluzioni a chi vi presta attenzione, allo stesso tempo molte sequenze depistano in un percorso labirintico in cui il punto d'arrivo, la soluzione del dilemma, è molto differente da quello suggerita ab initio.

Notevole è dunque la complessità, soprattutto vista la compenetrazione di ere differenti in una continua alternanza di luoghi, tempi e personaggi che rimandano a una unità fondamentale dietro alla quale si nasconde l'enigma-principe alla base del film. Nonostante ciò è evitato l'eccesso di confusione: seppure la visione sia del tutto basata su un gioco di specchi, una serie di indicatori-chiave differenziano in maniera netta epoche e soggetti. In particolare un ruolo fondamentale è giocato da costumi (Wendy Cork) e scenografie (Matthew Putland) nel circoscrivere un determinato contesto, o una psicologia. Un insieme di colori pastello definiscono il passato, gli anni Trenta e Quaranta, ma anche la femminilità fragile e insicura di Jane negli anni giovanili; il presente, il '45, a cui si accompagna la mascolinità di John, è contraddistinto da una gamma di toni del marrone, che dominano il bar e gli indumenti, mentre il tratto futuristico, l'agenzia che si occupa dei viaggi temporali, è tratteggiato da nuance metalliche e i suoi membri vestiti di grigio e nero.
Sebbene altresì minimale nei propri interni ed esterni (quasi sempre sono luoghi chiusi per il budget limitato), ogni momento storico, ogni interiorità sono immediatamente distinguibili.

Perfettamente coerente eppure mai scontato e curatissimo nei particolari, "Predestination" è indubbiamente un film innovativo e riuscito sotto molteplici aspetti.