CAST & CREDITS

cast:
Edward Norton, Colin Farrell, Jon Voight, Noah Emmerich, Jennifer Ehle, John Ortiz

regia:
Gavin O'Connor

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
130'

sceneggiatura:
Joe Carnhan, Gavin O'Connor

fotografia:
Declan Quinn

scenografie:
Dan Leigh

montaggio:
Lisa Zeno Churgin, John Gilroy

costumi:
Abigail Murray

musiche:
Mark Isham

Pride and Glory - Il prezzo dell'onore | Recensione | Ondacinema

Pride and Glory - Il prezzo dell'onore

di Gavin O'Connor

poliziesco, azione, Usa (2008)

di Alex Poltronieri

Voto: 6.0
Sbirri buoni e sbirri cattivi. Miserie quotidiane e violenze urbane. La Famiglia sopra di tutto. Da "Serpico" al recentissimo "I padroni della notte", passando per "Fratelli" e Michael Mann, quanti ne avremo visti di film così? Tanti, troppi. Il regista Gavin O'Connor e lo sceneggiatore Joe Carnahan (recuperate il suo "Narc", uno dei polizieschi più tesi e pessimisti degli anni duemila) sembrano non farci caso, ci credono davvero in quello che dicono e fanno. Ecco perché "Pride and glory", tutto sommato, funziona.
 
Perché culla lo spettatore in quella piacevole sensazione di dejà vu, in cui tutto è assolutamente prevedibile, eppure onesto e calibrato al punto giusto da non deludere i fan del genere. Bene, qui abbiamo uno script solido e avvincente, che mette a confronto un'intera famiglia di poliziotti, chi integerrimo (Edward Norton e il "papà" Jon Voight), chi indeciso sulla strada da prendere (il fratello Francis/Noah Emmerich), chi corrotto e marcio sino alle ossa (il cognato Colin Farrell) e che, nonostante insista un po' troppo su certi cliché (il confronto finale tra Farell e Norton che si risolve in una scazzotata da western) e scivoloni melodrammatici (Ray/Norton ha alle spalle un matrimonio fallito, la malattia terminale della moglie di Francis), è comunque in grado di dare ad ogni personaggio il giusto spazio (concentrando di volta in volta la prospettiva della vicenda secondo gli occhi di uno dei tre protagonisti), svelando, lentamente, risvolti psicologici inattesi e scheletri nell'armadio (la cicatrice che ha Ray sul volto), e negando, in dirittura d'arrivo, lieto fine (rispettare l'onore della famiglia o l'orgoglio del distintivo?) e soluzioni certe.
 

O'Connor asseconda i drammi dei suoi sbirri con una regia mobile e nervosa, abbondando nell'uso della macchina a mano (alla lunga fastidioso, ma talvolta efficace, come nel lungo piano sequenza iniziale con il ritrovamento dei quattro cadaveri). La messa in scena della metropoli è fredda e sgradevole quanto quella di "Cruising" di Friedkin (qua vengono utilizzati quasi solo colori freddi), il cast ben lieto di struggersi tra lacrime e cazzotti (a parte il misurato Noah Emmerich), fa il suo dovere. Ecco, in "Pride and Glory" c'è tutto quello che gli amanti del noir vorrebbero vedere. Manca però la scintilla, il guizzo creativo, che avrebbe potuto fare della pellicola di O'Connor un Grande film, uno di quelli di cui ci si ricorderebbe anche tra vent'anni.

Qui siamo piuttosto dalle parti del classico prodotto medio americano, senza infamia né lode.