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La prima linea

di Renato De Maria

drammatico, storico, thriller, Italia/Francia (2009)

CAST & CREDITS

cast:
Riccardo Scamarcio, Giovanna Mezzogiorno, Lino Guanciale, Fabrizio Rongione, Lucia Mascino

regia:
Renato De Maria

distribuzione:
Lucky Red

durata:
90'

produzione:
Andrea Occhipinti, Jean-Pierre e Luc Dardenne

sceneggiatura:
Sandro Petraglia, Ivan Cotroneo, Fidel Signorile

fotografia:
Gian Filippo Corticelli

scenografie:
Alessandra Mura, Igor Gabriel

montaggio:
Marco Spoletini

costumi:
Nicoletta Taranta

musiche:
Max Richter

La prima linea | Recensione | Ondacinema

La prima linea

di Renato De Maria

drammatico, storico, thriller, Italia/Francia (2009)

di Massimo Versolatto

Voto: 4.5

"La Prima Linea" è un film sul quale si è scaricata una valanga di commenti da parte di una buona fetta della stampa italiana. Abbastanza prevedibile, considerato che la pellicola in questione, opus nr. 4 di Renato De Maria, racconta le vicende del gruppo terroristico PL (attivo negli anni 70) attraverso la voce narrante di Sergio Segio, uno dei suoi leader di punta.
Allora, partiamo da un presupposto: "La Prima Linea" è un film e come tale va trattato. Chi scrive dunque non si addentra nelle possibili "dimenticanze" storiche, o nelle inesattezze della ricostruzione cronologica, né sulla correttezza, nei confronti delle vittime del terrorismo italiano, di mettere in scena le vicende dei membri di un gruppo terroristico come PL, ma opta per analizzare la pellicola da un punto di vista prettamente filmico.

De Maria per raccontare gli anni del terrore sceglie il libro autobiografico di Segio, "Miccia Corta", e lo rielabora per ottenere ciò che più gli sta a cuore: lo studio della "persona", dell'uomo che sta dietro al "membro" del gruppo terrorista. De Maria punta dunque a mettere in scena i dubbi esistenziali, le paure, le angoscie di Segio - solo le sue, o al massimo, marginalmente, quelle della sua compagna, e non quelle dei membri del gruppo tutto - ma dilata a tal punto i momenti, sospende le frasi, fa recitare gli attori a bassa voce, "a sospiri", e rende il tutto più lentamente impalpabile, sfocato. Questo purtroppo non giova alla narrazione e al ritmo del film, né tantomeno al realismo della vicenda.

Rispetto anche solo a un "Romanzo Criminale", dove il cinema "realista" si amalgamava bene con una confezione di genere gangsteristico di impatto visivo, molto ritmata, in questo "Prima Linea" la vicenda non decolla mai. E va bene che teoricamente è più aderente alla realtà dei fatti e la sceneggiatura trova meno spazio per la creazione di punti di svolta, ma nemmeno la recitazione aiuta, con uno Scamarcio "sbagliato", perennemente corrucciato, la cui gamma espressiva - come anche quella della Mezzogiorno, d'altronde - va dalla A alla B.
Insomma, un film di una lentezza madornale, recitato in maniera mediocre, costantemente fisso sullo sguardo di Scamarcio e talvolta su quello della Mezzogiorno - che di fatto divengono gli unici personaggi del film, relegando gli altri a pure comparse - che non racconta nessuna novità sugli anni 70 né fa luce sul mondo del terrorismo degli anni di piombo e nel quale, paradossalmente, si salva solo la prova, breve, intensa e affatto banale di Fabrizio Rongione, attore da tenere indubbiamente d'occhio.

Cinematograficamente dunque un film a metà strada tra la puntata di un tipico documentario televisivo e un poliziottesco d'annata. Insomma l'azione, quando c'è, è girata con un piglio registico che si potrebbe definire "assonnato". Non c'è mordente, non c'è tensione. Curioso, e paradossale, per un film che parla degli anni del "terrore". Al tempo stesso il racconto di eventi drammatici e reali del nostro Paese è lasciato alle immagini di repertorio, perso com'è in uno schermo televisivo che non c'è più - e ti pareva che mettevano le riprese del sequestro Moro, con l'audio originale per colpire maggiormente lo spettatore... 
Insomma, un film insipido. Cinematograficamente parlando. Politicamente è un altro discorso. Ma qui, oggi, stiamo parlando di cinema. E chi scrive, oltre a volersi focalizzare solo sul cinema, è anche troppo giovane per giudicare con correttezza e obbiettività pagine di storia italiana di così ampia portata.