CAST & CREDITS

cast:
Leonardo Pieraccioni, Laura Chiatti, Flavio Insinna, Massimo Ceccherini, Davide Marotta, Sergio Friscia, Nicola Acunzo, Lucianna De Falco, Lorena Cesarini, Nicola Nocella, Emanuela Aurizi, Manuela Zero

regia:
Leonardo Pieraccioni

distribuzione:
01 Distribution

durata:
92'

produzione:
CineFinance Italia, Lotus Productions, Rai Cinema

sceneggiatura:
Leonardo Pieraccioni, Giovanni Veronesi, Domenico Costanzo

fotografia:
Fabrizio Lucci

scenografie:
Francesco Frigeri

montaggio:
Patrizio Marone

costumi:
Claudio Cordaro

musiche:
Gianluca Sibaldi

Il professor Cenerentolo | Recensione | Ondacinema

Il professor Cenerentolo

di Leonardo Pieraccioni

commedia, Italia (2015)

di Lorenzo Taddei

Voto: 4.5

E anche quest'anno il "cinecastagnaccio" è servito.
Puntuale come sempre - anzi in anticipo sulle previsioni - il regista toscano sforna l'alternativa al prossimo panettone di Neri Parenti e si prepara a incassare l'abituale successo al botteghino. Il trailer di "Vacanze ai Caraibi - Il film di Natale" impone una rettifica: Pieraccioni non si spinge così in basso. Il film di Parenti sembra essere esattamente la caricatura che ne fece a suo tempo "Boris il film" secondo il principio: più forte è la flatulenza, più forte sarà la risata.
Del resto ormai anche il cinepanettone è assurto a "genere" e afferma le sue prerogative, tra cui sberle a profusione, sessualità sguaiata e immancabilmente, come detto, la flatulenza. Anziché cinepanettone - seppur correndo il rischio di imbrogliarci con termini da fisica meccanica - sarebbe quindi più corretto chiamarlo "cinepeto".

Pieraccioni non sarebbe da meno, per fortuna è ancora in parte ispirato e inibito da un residuo di poesia popolare, ancora gli scappa di indugiare su un tramonto, su un dialogo da finestra a finestra (ho un debole per questi dialoghi), su un riflesso del sole fra gli scogli. Si ostina a parlare d'amore Pieraccioni. Lo lega sempre stretto al sesso, in maniera spesso goliardica, anche volgare, ma dall'istinto animale torna sempre inevitabilmente all'amore dolce e sdolcinato che tinge di rosa l'avvenire.

Se non fosse per Ceccherini. Anche senza Ceccherini ci sono evidenti cadute di gusto, come per esempio il bisogno di urlare a ogni costo, che ormai sembra più un difetto congenito del regista che un tratto tipico dell'esuberanza fiorentina. Ma quando entra in scena Ceccherini ,tutto quanto fino allora si era riuscito a preservare, è definitivamente perduto. Sommando il Ceccherini a una rumena obesa appena sposa e cocainomane (Emanuela Aurizi) ecco azionarsi la forza "cinepeta" che tende a riaffermare il trash natalizio.

Nel ruolo di protagonista femminile Laura Chiatti, ancora un'italiana. Pieraccioni rinnova il cambio di tendenza cominciato due anni fa con Serena Autieri, prima della quale si rinviene  una lunga serie di modelle straniere prestate al cinema, con l'unica eccezione di Laura Torrisi (ex moglie del regista, prestata al cinema dal Grande Fratello). La vera novità - e l'idea migliore del film - è il quoziente intellettivo della protagonista. Per via di un colpo alla testa, Morgana confessa un'invalidità mentale del 25%, ovvero un'idea con cui Pieraccioni libera la Chiatti dalla bellezza e tira fuori le scene migliori.

Per il resto i contenuti sono sempre gli stessi e inseriti nella stessa formula narrativa. L'isola, l'aiutante nano, il drone spia, il rientro in carcere prima di mezzanotte, sono elementi nuovi per una favoletta che si ripete da oltre quindici anni. Manca la magia semplice de "Il ciclone" e la "bischeraggine" de "I laureati", la spontaneità e l'incoscienza dei primi due film di Pieraccioni sono state progressivamente sepolte nel tentativo prima di ripetersi, poi di imitarsi, infine di applicare una formula che garantisca il consumo del prodotto.

La critica a oltranza del cinepanettone ha generato il suo superamento: nel teaser di "Vacanze ai Caraibi - Il film di Natale" De Sica e compagni escono da un panettone gigante, il tempo di reclamizzarsi, e ritornano nel ventre candito. Al di là della provocazione, del tentativo autoironico di promuovere un film privo di ironia, esiste un dato di fatto: il cinepanettone (o cinepeto) ancora funziona, anzi, gioca al rilancio. Magari è il gran botto che precede la fine, magari andrà avanti ancora degli anni, molto probabilmente si trasformerà in qualcos'altro. E' questo che si chiede anche a Pieraccioni: di trasformarsi. Il titolo scelto stavolta è il peggiore dei suoi, difficile in generale trovare un titolo peggiore, ma lascia intravedere una via d'uscita, diretta verso il pubblico presente in sala, per buona parte composto da bambini e adolescenti. Il prossimo film di Natale potrebbe essere un film  adatto a bambini e adolescenti. Ma davvero adatto a bambini e adolescenti: quindi, per prima cosa, imbavagliare Ceccherini.