CAST & CREDITS

cast:
Paola Cortellesi, Micaela Ramazzotti, Eduardo Valdarnini, Eleonora Danco

regia:
Cristina Comencini

distribuzione:
01 Distribution

durata:
93'

produzione:
Cattleya, Rai Cinema

sceneggiatura:
Cristina Comencini, Paola Cortellesi, Giulia Calenda

musiche:
Andrea Farri

Qualcosa di nuovo | Recensione | Ondacinema

Qualcosa di nuovo

di Cristina Comencini

commedia, Italia (2016)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 2.0

Pur privo di significative qualità autoriali, il cinema di Cristina Comencini, nei suoi esiti più felici, ha sempre potuto contare su un'ottima direzione d'attori: in opere come "Il più bel giorno della mia vita", "La bestia nel cuore" o il più recente "Latin lover", la regista-sceneggiatrice-romanziera-drammaturga ha dimostrato la sua abilità nel saper imbastire racconti corali intriganti, equilibrati e narrativamente efficaci, armoniosamente costruiti attorno a un gruppo di attori (e, soprattutto, attrici) solido e affiatato.

"Qualcosa di nuovo", invece, non offre questa consolazione, perché il gruppo protagonista è ridotto a un anomalo terzetto alle prese con una (sciapa) commedia degli equivoci. Al centro della pellicola ci sono Lucia e Maria, quarantenni di successo ma sfortunate in amore, amiche agli antipodi da oltre vent'anni: tanto la prima è rigida, integerrima e un po' repressa, quanto la seconda è passionale, frivola e amabilmente disfunzionale. Il loro rapporto di affiatamento e solidarietà reciproca si regge proprio su una pratica e cristallina divisione di compiti e competenze. Quando nella loro vita, però, irrompe l'aitante diciannovenne Luca, le due si trovano, un po' per caso e un po' per gioco, a vestire l'una i panni dell'altra, in una girandola di bugie, segreti e malintesi destinata inevitabilmente a incepparsi e deragliare. Riuscirà la decennale amicizia di due donne affettuosamente complici a sopravvivere al fascino di un adolescente scapestrato?

Avvalendosi della collaborazione di Paola Cortellesi e Giulia Calenda, Cristina Comencini adatta per lo schermo la sua piéce "La scena" e dichiara immodestamente "di aver colto una questione molto attuale e di aver trovato il registro giusto per esprimerla". Niente meno. La "questione molto attuale" cui fa riferimento è la differenza anagrafica tra uomini e donne all'interno di una relazione amorosa o sessuale: se al maschio predatore è concesso accompagnarsi a ragazze decisamente più giovani senza suscitare particolare scalpore, la donna sopra i quarant'anni non può fare altrettanto, se non all'interno di un grottesco sistema di rappresentazione che scomoda facilmente le etichette di milf e di toy boy.

Il tema, serio e cruciale per la società contemporanea, si inserisce in un dibattito importante che coinvolge sociologia, gender studies, politica, media e comunicazione. E che non merita certo di essere sciupato in una commediola di insulso valore. Comencini, invece, gioca a travestirsi da pionieristica ambasciatrice dell'amore a ogni età, dimenticandosi (o forse ignorando) quei titoli italiani e stranieri, d'essai e commerciali, che hanno già ampiamente sdoganato la questione senza avallare le sue pretese autoriali o le sue rivendicazioni partigiane. Senza risalire alle Mrs. Robisons e alle Maude degli anni Sessanta, basti citare i recenti esempi (non tutti ugualmente meritevoli) di "20 anni di meno", "Prime", "Two Mothers", "The Rebound", "The Mother", "Cardiofitness" o ancora "Tutto può succedere".

Attraverso le sue dichiarazioni, invece, Comencini sembra voler ammantare il suo film di una rilevanza e di una attualità politica che, da solo, non riuscirebbe mai a raggiungere. Più che un manifesto contro la discriminazione di genere, infatti, "Qualcosa di nuovo" sembra una sorta di banale e innocuo body swap movie, in cui oltretutto l'esilissima costruzione narrativa e l'esito comico sono affidati proprio a quegli odiosi stereotipi che si vorrebbero confutare. Il gioco degli opposti, infatti, è tutto costruito sulla più trita retorica alla "maschi contro femmine", in cui le donne risultano ipocrite, gelose, isteriche e, in fondo, insoddisfatte della propria emancipazione, mentre all'uomo (di ogni età) è riservato il ruolo del troglodita immaturo e fallocentrico - per tacere di una fastidiosissima battuta sul supposto effetto delle madri autoritarie sui figli maschi. Nemmeno la giravolta finale riscatta un film che si rivela, allo stesso tempo, pretenziosamente velleitario e (forse inconsapevolmente) tristemente conformista, ai limiti del reazionarismo.

Purtroppo, i difetti di una sceneggiatura scialba, perbenista e priva di mordente si ripercuotono inevitabilmente sul reparto recitazione. È un dolore vedere sprecato così il talento di due interpreti cangianti come Paola Cortellesi e Micaela Ramazzotti: la prima impegnata in un repertorio di smorfie e mossette degno della peggiore Renée Zellweger, la seconda alle prese con l'ennesima variazione sul tema del suo abituale ruolo di donna esuberante, fragile, interrotta. Ed è un dolore ancora più grande vederle dimenarsi vezzose al ritmo di "Absolute Beginners" di David Bowie.

Infine, incredibilmente, Comencini inciampa malamente proprio nell'insopportabile vizietto di matrice hollywoodiana dell'age-gap di genere e ringiovanisce le proprie protagoniste di circa vent'anni. Infatti, se a teatro erano le smaglianti sessantenni Angela Finocchiaro e Maria Amelia Monti a contendersi le vogliose attenzioni di un muscoloso ventenne, sullo schermo troviamo le quarantenni-ventre-piatto Cortellesi e Ramazzotti (che oltretutto di anni, all'anagrafe, ne ha ancora 37). Un paradosso diabolicamente farsesco per un'autrice che non perde occasione di (auto)proclamarsi femminista militante. In questo senso, aveva dimostrato assai più coraggio e caparbietà la sanremese Iva Zanicchi che, alle porte dei settant'anni, sul palco dell'Ariston intonava "Ti voglio senza amore", scatenando la puerile ilarità del pubblico astante e di Roberto Benigni. Ed è tutto dire.