CAST & CREDITS

cast:
Domhnall Gleeson, Rachel McAdams, Bill Nighy, Tom Hollander, Margot Robbie

regia:
Richard Curtis

distribuzione:
Universal Pictures International

durata:
123'

produzione:
Tim Bevan ed Eric Fellner per Translux e Working Title Films

sceneggiatura:
Richard Curtis

fotografia:
John Guleserian

scenografie:
Liz Griffiths

montaggio:
Mark Day

costumi:
Verity Hawkes

musiche:
Nick Laird-Clowes

Questione di tempo | Recensione | Ondacinema

Questione di tempo

di Richard Curtis

commedia, sentimentale, Regno Unito (2013)

di Paolo A. d'Andrea

Voto: 4.0

Tim (D. Gleeson) è un ragazzo buonissimo e bravissimo, rampollo di una famiglia buonissima e bravissima.  Siccome oltre ad essere buonissimo e bravissimo è pure timido ed impacciato, una ragazza disposta a starci con lui non la trova neanche col lanternino. E ci sta male, povera anima. Prendi l'amica bella e un po' stronza (M. Robbie) della sorella alquanto eccentrica ma sotto sotto buonissima e bravissima (L. Wilson): tanti sorrisi, qualche ammicamento, ma niente pappa. Attenzione però. Un giorno il padre (B. Nighy), buonissimo e bravissimo, gli rivela di punto in bianco un segreto sconvolgente: i maschi di casa hanno il potere di viaggiare a ritroso nel tempo. La tradizione si tramanda da secoli di padre in figlio: basta chiudersi in un armadio o in un altro anfratto angusto e buio, stringere i pugni, pensare fortemente al momento e al luogo desiderati e, oplà, si parte. La cosa, oltre ad evitargli nel quotidiano un discreto numero di figure barbine, gli permetterà dopo qualche peripezia di conquistare una ragazza buonissima e bravissima come lui (R. McAdams) e di comprendere tante belle verità sulla vita e su sé stesso.

Il ritorno di Richard Curtis dietro la macchina da presa, a dieci anni da "Love Actually - L'amore davvero" e a quattro da "I Love Radio Rock", conferma le qualità - pochissime - e i difetti - molti - del suo cinema. Da un lato l'indubbia furbizia nel confezionare un prodotto su misura per lo spettatore medio, perfettamente pulito e rassicurante, già peraltro evidenziata nei lavori in veste di sceneggiatore ("Quattro matrimoni e un funerale", "Notting Hill", "Il diario di Bridget Jones"); dall'altro l'incapacità di evitare le trappole della stucchevolezza e del buonismo, il rifiuto programmatico della complessità, la tendenza ad arrotondare qualsiasi spigolo che possa scalfire la facciata di un incrollabile, nauseante ottimismo. Problemi che nel caso di "Questione di tempo" si fanno piú che mai evidenti, in quanto nemmeno ammorbiditi dall'intraprendenza del ritmo e dalla vivacità dei dialoghi. Qui tutto è fiacco, annacquato, stancante.

Anche ammettendo infatti che per due ore ci si lasci abbindolare da un mondo dove tutti sono gentili e sorridenti - anche chi all'apparenza è scontroso - e le "tragedie" personali vengono risolte con una chiacchierata ed un abbraccio, non si può evitare il latte alle ginocchia per la pochezza delle gag, la prevedibilità delle soluzioni narrative, la banalità deprimente dell'inevitabile messaggio finale (la vità è bellissima così com'è, ogni giorno è meraviglioso se si sa apprezzare ciò che si ha e via cantando). Quando poi la vicenda comincia ad ingarbugliarsi inutilmente fra sconnessioni temporali e ripensamenti, si vorrebbe davvero scappar fuori dalla sala.

Curtis, ruffiano e prolisso come non mai, di fatto non fa altro che mescolare in un unico calderone commedia adolescenziale alla Michael Cera e spunti fantastici in stile "Cambia la tua vita con un click", con l'intento di sublimare le due cose in una variante romantica, educata e politicamente corretta. Un'idea tanto brutta in partenza quanto indigeribile al traguardo. L'unica cosa notevole è la coda di paglia quando fa pronunciare alla McAdams l'impagabile battuta: "Perbene non significa noioso".

E sarà anche vero in fin dei conti, ma ci penseremo sopra più tardi. Nel frattempo dateci cinismo gelido e sparatorie iperrealiste, subito, a vagonate.