CAST & CREDITS

cast:
Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Ninni Bruschetta, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli

regia:
Gennaro Nunziante

distribuzione:
Medusa Film

durata:
86'

produzione:
Medusa Film, Taodue

sceneggiatura:
Checco Zalone, Gennaro Nunziante

fotografia:
Vittorio Omodei Zorini

scenografie:
Alessandro Vannucci, Valerio Girasole

montaggio:
Pietro Morana

costumi:
Francesca Casciello

musiche:
Checco Zalone

Quo vado? | Recensione | Ondacinema

Quo vado?

di Gennaro Nunziante

commedia, Italia (2016)

di Giancarlo Usai

Voto: 7.5

Eccoci dunque a dover prendere parte all'annoso dibattito: ma Checco Zalone è solo un comicastro da parodia televisiva, che grazie alla moda del momento e all'abilità diabolica di Medusa, è diventato una macchina mangiasoldi al cinema oppure è un attore vero, capace di dare spessore a interpretazioni satiriche a tutto tondo, meritevoli di essere considerate cinema a tutti gli effetti? Pur con tutta una serie di elementi di perplessità, ci sentiamo di schierarci più su questo secondo fronte e promuovere decisamente "Quo vado?", il suo protagonista assoluto e più in generale la storia che Luca Medici (il vero nome di Checco) ha scritto insieme al fedelissimo regista Gennaro Nunziante.

"Quo vado?" è commedia vera, scritta con il pieno rispetto dei tempi cinematografici, messa in scena con la perizia che si conviene a un'opera destinata al grande schermo, montata con tutta una serie di trovate originali e perfettamente congeniali alla riuscita della sua forza comica. Al quarto film, dopo tre pellicole assolutamente evanescenti, qualcuna di più, qualcuna di meno, la coppia Nunziante-Zalone riesce a chiudere per la prima volta un cerchio completo attorno al soggetto d'origine. La storia l'avrete letta ovunque: Checco è un leggendario affezionato del posto fisso in un ufficio pubblico, che negli anni ha sfruttato tutti i privilegi che esso poteva concedere. E quando una riforma della Pubblica amministrazione introduce il vituperato concetto di mobilità nel lavoro, lui non si scompone e, pur di non dimettersi e lasciare la busta paga sicura a fine mese, accetta una serie di rocamboleschi a inverosimili trasferimenti.

In uno di questi, l'incontro sentimentale che gli cambia la vita gli permette di riconsiderare le priorità di una vita intera. "Quo vado?" si compone di tre parti, più una serie di intermezzi. La prima parte è la più zaloniana e più esilarante, ma non per questo strutturata in modo sciatto o pigramente televisivo: anzi, dalla trovata del flashback da cui la voce narrante comincia un lungo racconto a ritroso alle scenette in ufficio che danno un quadro desolante della provincia italiana, ritmo e umorismo non abbassano mai il livello di guardia della risata. La seconda parte, la più grottesca e "sperimentale", è quella ambientata in Norvegia, dove Checco si trasforma, comincia a detestare l'italiano medio e abbraccia la cultura nordica in tutto e per tutto. Anche questa seconda sezione del film, che gioca tutto sul paradosso della recitazione di Zalone, sempre in bilico tra il convinto e la scanzonata satira nascosta fra le righe delle sue battute, fa centro. Funziona meno la parte finale, che riporta tutto il gusto dello sberleffo sui binari dell'happy ending, della chiusa auto-consolatoria, della morale ultima buona per uscire dal cinema con l'animo non troppo scalfito dagli strali della satira. Insomma, troppe concessioni a quella commedia italiana di nessun valore che pure sforna titoli a non finire ogni anno.

Poi ci sono gli intermezzi, come li abbiamo chiamati. Momenti "sketch" in cui il film e la sua complessa organicità si fanno da parte e lasciano Zalone libero di cazzeggiare, di sfoderare il suo repertorio da cabarettista, di salutare senza neanche troppi ammiccamenti nascosti il suo affezionato pubblico del piccolo schermo. L'imitazione a sangue freddo di Adriano Celentano, ad esempio, chiama vendetta per la sua inutilità.

Ma sono difetti su cui possiamo passare sopra. Perché? Perché "Quo vado?" è prima di tutto una bella commedia, un film divertente, che funziona bene nei suoi snodi, semplici ma non elementari. È una piccola opera comica che, senza esagerare in ambizioni, prova a volare più in alto della scarsa media italiana e prova ad allargare l'orizzonte di una banale satira a buon mercato. Zalone è in fondo un anarchico che deve trovare il coraggio per liberarsi definitivamente dalle catene del marketing e delle indagini di gradimento in cui i suoi produttori lo vogliono costringere. Eliminate le (poche) cadute di stile, Checco è pronto ad ergersi a vero paladino della risata nostrana. Una risata esaltante, purificatrice e senza trucchi. Lui e Maccio Capatonda sono i moschettieri della commedia del futuro e sono pronti a spazzare via i dilettanti che tentano, di anno in anno, di venderci poco fumo e poco altro.