CAST & CREDITS

cast:
Tania Popa, Liliaina Mocanu, Alexandru Potocean

regia:
Hanno Höfer, Ioana Uricaru, Razvan Marculescu, Cristian

distribuzione:
Archibald Enterprise

durata:
100'

produzione:
Mobra Film, Why Not Productions

sceneggiatura:
Cristian Mungiu

fotografia:
Liviu Marghidan, Oleg Mutu, Ioana Uricaru

scenografie:
Cezara Armasu, Dana Istrate, Simona Paduretu, Mihaela Poenaru

montaggio:
Dana Bunescu, Theodora Penciu, Ioana Uricaru

costumi:
Brandusa Ioan, Ana Ioneci, Dana Istrate, Luminita Mihai

musiche:
Hanno Höfer, Laco Jimi

Racconti dell'età dell'oro | Recensione | Ondacinema

Racconti dell'età dell'oro

di Hanno Höfer, Ioana Uricaru, Razvan Marculescu, Cristian

commedia, Romania/Francia (2009)

di Claudio Zito

Voto: 6.5
Quando il film fu presentato a Cannes 2009, sezione Un Certain Regard, gli episodi erano cinque, ora che il film è in sala sono quattro e pare che circolassero anche versioni alternative. Ma il numero degli episodi non è così rilevante. Non tanto perché quello eliminato (per chi l'ha visto: il racconto dell'aria imbottigliata) era uno dei più articolati ma forse non il più incisivo, quanto piuttosto poiché si tratta a tutti gli effetti di un'opera concepita come un tutt'uno: le storie narrate da vari cineasti, tra cui il nome di punta e il presumibile coordinatore è senz'altro la Palma d'Oro Cristian Mungiu, dimostrano una chiara unità d'intenti, costituita dalla volontà di far satira dell'epoca di Ceausescu, cinema di leggende popolari che ne mettono in luce (o meglio, in ombra) gli aspetti più patetici e grotteschi.

Pur con mezzo freno a mano tirato, questa sardonica commedia deve molto alla versione "all'italiana" del medesimo genere; non solo per la suddivisione in capitoli, girati da registi differenti (i quali in questo caso non firmano il proprio lavoro), ma soprattutto per la volontà di parlare con ironia di un passato anche morto e sepolto, ma sul quale ci sarebbe ben poco da ridere. Identica è anche l'importanza attribuita al ruolo degli attori, talvolta autentici mattatori della scena, e analogo il gusto di mischiare storie di gente che vive ai confini del mondo raffigurato e lì vi rimane, con quelle di chi ha la possibilità di entrare in contatto con qualche personalità importante dell'establishment, qualche pezzo grosso del regime-macchietta che si intende beffeggiare.

Non così diseguale nelle sue varie parti, un'opera senz'altro importante. Forse "bella" è un po' troppo, ma non le si può certo imputare mancanza di intelligenza e di idee. E neanche di rigore e controllo, nonostante il tema potenzialmente in grado di riaprire ferite mai del tutto rimarginate. Menzione speciale per l'episodio della fotografia: è il più esilarante.