CAST & CREDITS

cast:
Catherine Deneuve, Anne Consigny, Mathieu Amalric, Chiara Mastroianni, Emmanuelle Devos, Hippolyte Girardot, Jean-Paul Roussillon, Laurent Capelluto, Melvil Poupaud, Samir Guesmi, Hélène Darras

regia:
Arnaud Desplechin

distribuzione:
Bim

durata:
150'

produzione:
Why Not Productions

sceneggiatura:
Arnaud Desplechin , Emmanuel Bourdieu

fotografia:
Eric Gautier

scenografie:
Dan Bevan

montaggio:
Laurence Briaud

costumi:
Nathalie Raoul

musiche:
Grégoire Hetze

Racconto di Natale | Recensione | Ondacinema

Racconto di Natale

di Arnaud Desplechin

drammatico, Francia (2008)

di Diego Capuano

Voto: 7.0

Arnaud Desplechin è un autore che parte dalla Nouvelle Vague per portare su pellicola una concezione di cinema che sa farsi piuttosto personale e originale.
Il suo è oggigiorno uno degli sguardi cinematografici più liberi, sempre pronto a spaziare da un tono all'altro, da un genere all'altro, facendo coesistere tecniche e sbalzi umorali (tanto dei suoi personaggi quanto dello spettatore) a ritmi elevati. Un cinema rischioso, alieno, folle, che trovava la sua essenza ne "I Re e la Regina", amabile o detestabile, frammentario e irregolare.
Desplechin sembra immergersi nel suo materiale a capofitto, illumina e un po' affoga. Se di pecche possiamo parlare, le sue sono della specie più pregiata: appartenenti alla sfera della generosità.

"Racconto di Natale" si presenta come uno dei suoi film più lineari e tradizionali.
Il canovaccio è dei più classici e abusati: una famiglia i cui rapporti sembrano distrutti da incomprensioni irreparabili, un passato con poche luci e tante zone d'ombra, un presente che potrebbe portare ulteriori lutti.
L'incipit è narrato con voce off e ombre cinesi che fanno da teatrino mortuario, che scava in un passato triste che influenzerà il presente. Si prosegue con una sorta di presentazione dei personaggi, con montaggio sconnesso, proprio del cinema di Desplechin.
Poi il film finisce con lo stagliarsi su una narrazione più o meno classica: tranne che per isolati momenti (i protagonisti che si rivolgono alla camera, uno split screen, alcuni simbolismi) la regia è tradizionale, una sarabanda che sembrerebbe voler andare avanti per ore, una messa in scena quasi di stampo teatrale, si direbbe: il film si svolge prevalentemente in un'abitazione (in casa Vuillard, a Roubaix) passando di rado per altri luoghi (una chiesa, un negozio di abbigliamento). Fanno da sfondo citazioni letterarie, teatrali, cinematografiche, e il parallelo con "Sogno di una notte di mezza estate" (che si materializza in tv, nella versione di William Dieterle e Max Reinhardt) è ovvio, come pertinenti sono le tracce di "Fanny e Alexander", capolavoro di Bergman qui quasi riletto trasversalmente (in salsa nevrotica).

Ci si concentra sui personaggi, imbastendo un grande romanzo, il che rende soltanto relativamente ironico il titolo dickensiano. Ma se la confezione è di prim'ordine, risulta più difficoltosa l'adesione alla storia e ai personaggi: Desplechin, come detto, abbonda mettendo mano a figure e situazioni minori (e non sempre interessanti, bisogna ammettere), ma invece di portare a compimento un affresco che può dirsi totale, talvolta sembra non avere la sufficiente sintesi che permetterebbe di andare a fondo nel materiale affrontato, come se i 150 minuti non fossero abbastanza per contenere tutte le derive dell'ottima mole di idee che indubbiamente ha.

I personaggi di "Racconto di Natale" compongono una galleria notevole di volti (mirabile il lavoro dell'intero cast), ma il male che affligge ognuno di essi sembra il medesimo, a differenza di quel che vorrebbero far credere: come una malattia ereditaria che contagia tutta la famiglia, che un po' abbraccia lo spettatore, un po' lo respinge.