CAST & CREDITS

cast:
Alessandro Bagioli, Giacomo Gaggero, Paolo Mondello, Giorgio Sartorello, Renzo Cavatorta

regia:
Alessandro Abba Legnazzi

durata:
70'

sceneggiatura:
Alessandro Abba Legnazzi e gli ospiti della casa di riposo

fotografia:
Matteo Tortone

montaggio:
Enrico Giovannone

Rada | Recensione | Ondacinema

Rada

di Alessandro Abba Legnazzi

docufiction, Italia (2014)

di Alessandro Viale

Voto: 7.5

A Camogli esiste la casa di riposo per la Gente di Mare "G. Bettolo", destinata esclusivamente ai marinai in pensione e Alessandro Abba Legnazzi, giovane regista bresciano, mette in scena un documentario di finzione per raccontarne il microcosmo immenso e denso di umanità: c'è il bestemmiatore, rude ma sempre pronto a qualche perla di saggezza, c'è l'amante di astronomia che spiega le orbite gravitazionali e il Big Bang, l'ultranovantenne giocatore patologico di superenalotto e sempre pronto a fare qualche scherzo e molte altre figure, uomini e maschere. Sì perché il regista mette in scena degli episodi di vita all'interno dello stabile con un ottimo equilibrio fra reale e recitato. Una scelta che si comprende appieno man mano che il film procede. Tanto che all'inizio si ha l'impressione di assistere a un film documentario tout court. Invece, attraverso piccoli scarti di realtà viene palesato il senso del film. Splendido, per questo, il gioco della brioches offerta a inizio e fine di una scena, come a creare un piccolo corto circuito di senso.


Ogni persona di fronte alla macchina da presa interpreta se stesso e diventa personaggio. Infatti il regista prima di girare ha scritto con gli stessi pensionati alcuni sketch, storielle e situazioni per poi lasciarsi andare liberamente e riprendere quello che succedeva. Dimostrando senza dubbio una buona mano e fortissima empatia rispetto al materiale umano.
Perché qui gli uomini sono in primo piano e lo sono le loro storie straordinarie fatte di viaggi lunghissimi per mare, di giri intorno al mondo, di bordelli e puttane ma anche di amore per la conoscenza, di piccoli episodi, di ricordi e anche di, poche, speranze. 

Il film è stato girato a colori ma poi virato in un buon bianco e nero per rendere ulteriormente la sospensione del tempo e un tono quasi favolistico sebbene molto ancorato alla realtà. Perché in un certo senso l'ospizio diventa un nonluogo, per scomodare Marc Augé, ma pure metafora malinconica. Lo stare come in attesa di un ultimo imbarco. E allora il film su questo livello galleggia leggero perché evita di diventare indagatorio, sta sempre sulla soglia delle vite dei marinai e non diventa mai greve, mai lo sguardo si macchia di compassione perché non cerca una complicità fasulla. C'è un momento per esempio, dove tutto questo rischia di crollare, nella scena dell'infermiera. A un tratto l'incanto si rovina, perché si abbassa il tono, e viene introdotto uno sguardo esterno di cui sinceramente avremo fatto a meno.

"Rada" è un film di ottime immagini, come la scena iniziale con le navi cargo che sembrano fantasmi nel mare, di frasi lapidarie, "...bei tempi, porca puttana" è un bellissimo modo di chiudere, e di storie interne alla narrazione che funzionano a meraviglia come la battaglia di un ospite della casa di riposo contro l'aria condizionata.
Ma è anche un film imperfetto, che denota certi limiti di produzione, e non fa nulla (per fortuna) per nascondere i difetti. Tirando dritto e non fingendo di essere altro. "Rada" è un film piccolo che soprattutto trasmette un senso di sincerità e purezza di sguardo molto raro. 
Si ride tanto e pure ci si commuove. 


Qui l'intervista di Ondacinema al regista.