CAST & CREDITS

cast:
Ludovico Girardello, Riccardo Gasparini, Enea Barozzi, Filippo Valese, Assil Kandil, Noa Zatta, Christo Jivkov, Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Vernon Dobtcheff

regia:
Gabriele Salvatores

distribuzione:
01 Distribution

durata:
100'

produzione:
Indigo Film, Rai Cinema

sceneggiatura:
Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo

fotografia:
Italo Petriccione

scenografie:
Rita Rabassini

montaggio:
Massimo Fiocchi

costumi:
Patrizia Chericoni

musiche:
Ezio Bosso, Federico De' Robertis

Il ragazzo invisibile | Recensione | Ondacinema

Il ragazzo invisibile

di Gabriele Salvatores

fantasy, commedia, azione, Italia (2014)

di Lorenzo Taddei

Voto: 5.5

Salvatores non è nuovo a esperimenti. Già con "Nirvana" nel lontano 1997 si era addentrato nella fantascienza, ottenendo guadagni superiori persino al premio Oscar "Mediterraneo". E più di recente, in quel progetto nazional-popolare che è stato "Italy in a day" dal grande riscontro quantitativo (44mila filmati per un totale di 2200 ore di girato) ma di qualità non altrettanto elevata. Diciamo proprio un fiasco.
Stavolta Salvatores si cimenta nel fantasy, in un film che a tutti gli effetti è più una commedia che un film d'azione e che certamente si rivolge ai ragazzi, ai coetanei del supereroe.
Del vecchio Salvatores primi anni Novanta, in Turné tra Mediterraneo, Puerto Escondido e Marrakech, non resta niente, salvo una Golino poliziotta madre, sempre credibile ma molto limitata, e un Bentivoglio corpo estraneo, così fuori dal contesto da intenerire. Del Salvatores targato Ammaniti di inizio Duemila, si ritrova invece il protagonista adolescente - come pure nell'"Educazione siberiana" - alle prese con l'età forse più critica dell'esistenza umana, quella che stabilisce una frattura tra l'ideale e il reale, tra i sogni e la vita.

Michele (Ludovico Girardello) è un adolescente che da inosservato diventa invisibile. Inosservato vuol dire riconosciuto soltanto dai bulletti della scuola che lo prendono in giro, lo picchiano e gli rubano i soldi. E' chiaro che per prima cosa l'invisibilità gli ispiri vendetta. Ed è pure plausibile che - prima di dedicarsi a Stella (Noa Zatta), la compagna di classe di cui è innamorato - si faccia un bel giro nello spogliatoio femminile. La scoperta inaspettata del superpotere e il suo rodaggio potrebbero essere - e probabilmente sono - i momenti più divertenti del film, ma la sceneggiatura (del trio Fabbri/Rampoldi/Sardo, già autore de "La doppia ora") tira avanti verso la riesumazione del passato, verso il mistero del paranormale, senza soffermarsi sugli effetti e le conseguenze dell'invisibilità sulla vita normale del ragazzo. Lo stesso può dirsi della festa di Halloween che anticipa la scoperta di Michele: l'equivoco del vestito da supereroe cinese è troppo poco rispetto alle potenzialità che Halloween - e l'attesa dell'invisibile - avrebbero potuto offrire.

Le origini "speciali" russe del giovane Michele lo pongono dinanzi a un problema che il regista ritiene una delle paure più diffuse fra ragazzi e bambini di oggi, ovvero che la propria non sia la madre naturale. Può essere che la fecondazione assistita, oltre all'adozione, abbia alimentato certe paure, ma l'impressione è che Salvatores racconti l'universo adolescenziale con la vaghezza di chi se ne sta naturalmente - e sempre più - allontanando, e questo si palesa nella povera Stella che va bene per halloween sia vestita da Maria Antonietta (post-ghigliottina), ma non si capisce invece da quale guardaroba ottocentesco attinga la sua mise quotidiana.

Ludovico Girardello, tredici anni, è il ragazzo invisibile, al suo debutto cinematografico, con tutte le attenuanti del caso e tutti i primi piani che si merita il suo bel viso biondo. Ksenia Rappoport è Yelena, la madre naturale di Michele, certamente il personaggio "speciale" più verosimile, sia rispetto al vecchio "Artiglio" (Vernon Dobtcheff) che soprattutto ad Andreij (Christo Jivkov) il padre di Michele, che compare ridicolo sullo sfondo e non migliora quando si avvicina: privo del decoro minimo che si richiede a un misterioso figuro. Anche "il male" è rappresentato da personaggi che legano il proprio carisma a una visibile inoffensività che li rende in qualche modo simili ai bulletti della scuola. E' forse questo il tratto che maggiormente distingue eroi e antieroi italiani dai colleghi d'oltreoceano: l'artigianalità, il loro essere meno esagitati, meno esagerati, più a misura d'uomo, o di ragazzino.

La stessa misurata inclinazione si nota negli effetti speciali (la cui realizzazione affianca i titoli di coda) non certo stupefacenti come nelle grandi produzioni americane, ma efficaci e funzionali al risultato e al budget. Nessun risparmio invece sulle citazioni, che pescano dappertutto nel - e intorno al - genere: da Spiderman agli X-Men, da "Grosso guaio a Chinatown" ai "Gremlins", a "Men in Black", fino a Batman, con lo smile che prende il posto del pipistrello nel cielo notturno di Trieste.

Salvatores rimarca le origini fumettistiche del film (già diventato romanzo, edito da Salani, e graphic novel presentata a Lucca Comics dalla Panini-Marvel), gira con didascalismo, forse segno di umiltà, ma a tratti esasperante. Nella parte centrale il film diventa soporifero e si attende con impazienza il finale, qualunque sia, purché ristabilisca la normalità. La location per la resa dei conti è il porto vecchio di Trieste, città mai nominata, ma che ha ospitato tutte le riprese esterne. All'azione, comunque sempre soft, si accompagna la rivelazione progressiva dei legami che uniscono le forze in gioco. Ci sono tutti i presupposti perché "Il ragazzo invisibile" abbia un seguito: Salvatores ci ha messo il coraggio, noi tutti una buona dose di amor patrio, il botteghino farà il resto.